IL CASELLO FERROVIARIO DI TORRESPACCATA, immagine da una collezione

Negli ultimi tempi si vociferava nell’ambiente degli appassionati di cose ferroviarie di un’immagine appena “scovata” del casello delle Ferrovie Vicinali con una motrice di cui ci si lagnava non potersi leggere bene la dicitura laterale sopra i finestrini.

Ovviamente non ne rimasi sorpreso, anzi come in seguito ho potuto costatare, si tratta proprio della mia cartolina che ho in collezione privata da oltre vent’anni insieme a tutta la prima serie di cartoline con l’indicazione “Saluti da Torrespaccata” e di cui ovviamente conosco tutti gli antefatti, fotografo, editore, etc.

A parte una fugace visione che ne diedi ad un gruppo di appassionati alcuni anni fa, non ritenni di metterla in giro per vedermi (come sovente accade ed è accaduto) sfuggire il riconoscimento del lavoro e di ricerca personale che successive pubblicazione collettive o monografiche finiscono spesso per offuscare, dimentichi del  lavoro serio di tanti ricercatori e collezionisti, a vantaggio di un singolo autore talvolta più noto per i suoi titoli che per i meriti.

Se infatti si prendono alla mano diverse pubblicazioni a carattere ferroviario specie per l’area romana si noterà infatti come molta documentazione fotografica manchi spesso di vere fonti di provenienza (siano esse d’Archivio Pubblico, Privato o Collezione). In moltissimi casi si utilizzano cartoline illustrate, ritagliate e passate come foto senza altra indicazione, numero o editore. Sembra quasi che l’intento sia più quello di riempire le pagine anziché di fare un lavoro metodico, ragionato e se pure vogliamo “scientifico”.

In un caso personale di cui scriverò in seguito, posso solo accennare che dopo aver collaborato per un libro a tema ferroviario prestando all’autore un’immagine originale dalla mia collezione (e così citata nella prima pubblicazione) mi sono visto cancellare la provenienza, nelle pubblicazioni successive, con l’apposizione di una breve didascalia peraltro errata!

La continua corsa ad accaparrarsi o a copiare immagini da presentare come novità o “chicche” del momento,  ha poi preso forme e limiti  mai visti, lontani dai modi e dal pensiero di chi fa seria ricerca o si interessa anche alla storia della ferrovia senza perdere mai di vista il contesto territoriale in la quale essa è nata e si è sviluppata.

Per questo ho sempre evitato, per quanto possibile un’approccio diretto con questo mondo piccolo intellettuale che si ferma al solo interesse per  le singole vetture e motrici, rimanendo nei ranghi del dilettantesco che non disdegna nulla attraverso, sotto ed intorno alla Ferrovia.

Ma torniamo ora al Casello di Torrespaccata…

Come si sa un “segreto” non può durare molto tempo, tanto più non è tale quando sono in due a conoscerlo e questo dovevo immaginarmelo. Malauguratamente diedi una copia cartacea di questa foto sotto espressa riserva d’uso a solo titolo personale e privato a un ex conducente della Roma Fiuggi allora prossimo alla pensione . Questi (o chi per lui) evidentemente non ha tenuta per molto in considerazione la mia espressa condizione.

Così oggi questa copia dell’immagine (anche se molto meno definita dell’originale in mio possesso) è stata inserita in un archivio di foto storiche della linea sul sito di un piccolo museo ferroviario, insieme a tante altre, tal’une apertamente copiate dalla rete.

Confido nella serietà e nella professionalità degli autori del sito e della direzione del museo affinché vogliano accludere all’immagine tutti  i dati corretti di provenienza e collezione, che rimanghino sempre ben in evidenza, ancor più se, come ben immagino, primo o poi ne trarranno uso per una o più pubblicazioni.

Intanto inserisco la mia già edita alcuni anni fa nel 1998 in occasione di un lavoro scritto a più mani…

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STORIA DI TORRE ANGELA

Invitato lo scorso 26 aprile presso  il Bibliopoint “Pier Paolo Pasolini” del Liceo E. Amaldi per una mostra su una tesi di laurea dedicata alla chiesa di S. Primitivo a Gabii casualmente e solo per una fortuita coincidenza, mi sono ritrovato in concomitanza con la presentazione del libro storiografico di Ilaria Aliquò e Alessandro De Angelis dal titolo eloquente “ TORRE ANGELA, storia di un territorio di campagna diventato città”.

All’introduzione, condotta dalla Prof.ssa Livia De Pietro (critico letterario), ha fatto seguito la documentata illustrazione a cura dei due autori delle parti che compongono il libro . La prima a firma della Dott.ssa Aliquò comprende la storia del territorio di Torre Angela dall’età antica alla fine della seconda guerra mondiale con particolare riguardo alla formazione ed evoluzione delle antiche tenute dal medioevo all’era moderna fino alla loro accorpamento nella grande tenuta di Torrenova. La seconda parte e terza parte curate dal De Angelis  ripercorrono il periodo storico che và dal secondo dopoguerra ad oggi con particolare riferimento alle prime lottizzazioni, alla speculazione edilizia ed agli aspetti politico-sociologici intercorsi fino ad oggi, con uno sguardo rivolta anche e soprattutto al futuro.

Riguardo alla storia e ubicazione del toponimo di Torre Angela l’autrice ha tenuto a ristabilire con molta correttezza e onestà la verità della ricerca storico-archivistica e il lavoro pioneristico fatto dal padre Jean Coste. Non è un caso che proprio al Coste è dedicata dagli autori l’introduzione dell’opera.

Ancor più l’Aliquò descrivendo l’antica tenuta e l’evoluzione del suo toponimo che solo in anni recenti, dal secondo dopoguerra in poi è stato adottato e identificato con un quartiere che un tempo era propriamente detto TORRENOVA, distingue e scorpora questi due elementi tenendo a precisare nel suo intervento:

“… (che) la tenuta darà il nome a un quartiere di Torre Angela a livello geografico, non c’è una sovrapposizione se non in parte…il casale vedete è piccolissimo” e ancora

“…la Professoressa vi ha spiegato l’origine del toponimo Turris Aegidi Angeli che Jean Coste ritrova per la prima volta nel 1300 nei documenti notarili…quindi io non mi voglio prendere l’arbitrio, ma do il merito a Jean Coste di aver individuato l’esatto toponimo di queste terre fino a che nell’evoluzione del toponimo…fino a che nel 1613 cominciamo a trovare Torre Angela, di lì in poi… toponimo dato al quartiere”.

La storia antica della tenuta di Tor Agnola è indagata mirabilmente; peccato che manchi e vada scemando la documentazione per il periodo che va dalla fine dell’ottocento agli anni ’40 del secolo appena trascorso, proprio nel periodo cruciale in cui si creeranno le basi per l’evoluzione del territorio e la nascita della borgata. Nessun riferimento è dato all’istituzione di una prima scuola entro il castello di Torrenova, alla chiesa annessa aperta al culto domenicale, al pubblico fontanile posto all’inizio (da via Casilina) della strada di bonifica oggi conosciuta come Via di Torrenova, alla costruzione dell’omonima condotta medica e soprattutto alla presenza di una stazione locale delle ferrovie Vicinali. Tutti indici di una prima fase di una minima borgata che pur esisteva, un primo agglomerato poi fagocitato dall’esplosione edilizia abusiva del secondo dopoguerra che deve essere ancora faticosamente ricercato in archivi e ovviamente studiato. Né si è indugiato oltre per conoscere meglio i fatti sulla demolizione del Torraccio di Torrenova di cui sembra siano ancora viventi gli autori materiali. Insomma poteva essere un’occasione per ampliare maggiormente le conoscenze su questo territorio, ma è naturale e umano che non si possa avere tutto, né raggiungere mai una completezza soddisfacente. Per questo aspettiamo che qualcuno prima o poi voglia dedicarsi anche alla storia di Torrenova dagli inizi del XX secolo alla seconda guerra mondiale.

A parte queste minuzie, Il libro si presenta molto bene, arricchito di diverse tavole, illustrazioni, foto, documenti e statistiche spesso inediti, indici di una serietà del lavoro degli stessi autori. Per l’ ambito d’indagine storico-temporale che si prefigge d’illustrare è comunque un opera pregevole e molto valida che difficilmente si vedeva da tempo. Non può certo mancare nelle case di tanti appassionati di romanistica e della storia della campagna romana e pertanto invito i visitatori  a leggerlo.

Bibliopoint P.P.Pasolini, Liceo E. Amaldi (Torbellamonaca) 26 aprile 2012. Presentazione del libro “TORRE ANGELA, storia di un territorio di campagna diventato città” Civilmente Edizioni, foto di Stefano Vannozzi.

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Ilaria Aliquò e Alessandro De Angelis

TORRE ANGELA

STORIA DI UN TERRITORIO DI CAMPAGNA DIVENTATO CITTÀ. COM’È IL QUARTIERE OGGI, COME POTREBBE ESSERE DOMANI

Collana: Quartieri di Roma n. 1

Pagg. 272 – Euro 12,00 – ISBN 978-88-97850-00-7

“La storia dei territori dell’Agro Romano viene ancora oggi colpevolmente posta in secondo piano rispetto alla storia dei quartieri centrali della città. Pochi sanno, ad esempio, che le vicende storiche di questo territorio hanno avuto un ruolo determinante nella formazione di Roma. Il libro affronta la storia di Torre Angela come non è stata mai raccontata. Ci sono carte topografiche, dati, documenti, più di cento fotografie, testimonianze… e molto altro materiale inedito, nonché un’analisi di com’è il quartiere oggi e di come potrebbe diventare nei prossimi anni alla luce dei provvedimenti che il Comune vuole adottare“.

Per maggiore informazione:

http://www.lacivilta.it/tempo-libero/libri-consigliati/279-la-vera-storia-di-torre-angela.html

http://www.civilmente-edizioni.com/la-casa-editrice.html       info@civilmente-edizioni.it <info@civilmente-edizioni.it>

video: http://www.youtube.com/watch?v=b6a0d7FSBEY

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4ª GIORNATA NAZIONALE SULLE MINIERE

L’evento è organizzato con il proposito di diffondere il valore e il significato culturale del turismo geologico al fine di favorire la fruizione del patrimonio geologico e minerario integrandolo con risorse naturali, paesaggio, arte, archeologia, patrimonio industriale, storia e cultura d’impresa e del lavoro.

La quarta edizione della GIORNATA NAZIONALE SULLE MINIERE è un’iniziativa che vanta il coinvolgimento di tutte le principali realtà minerarie italiane, che promuoveranno appuntamenti in tutta Italia.

In Umbria sono previste le seguenti iniziative :

 Avigliano Umbro (PG) venerdì 25 maggio 2012

10,45   Ritrovo presso il parcheggio antistante lo stabilimento FBM – Fornaci Briziarelli Marsciano (vocabolo Fornace 27 – 05020 Dunarobba)

11,00   Visita guidata alla fabbrica, FBM – Fornaci Briziarelli Marsciano

11,45   Trasferimento presso il Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba

12,00   Saluti

Sindaco di Avigliano Umbro, Giuseppe Chianella

Presidente ICSIM, Franco Giustinelli

12,20   La Foresta Fossile di Dunarobba, Kairós

12,30   Visita guidata (offerta da AIPAI e ICSIM) alla Foresta Fossile di Dunarobba (biglietto offerto dall’Amministrazione Comunale di Avigliano Umbro)

13,30   Termine visita

Si consigliano scarpe comode e adatte per camminare su strade di campagna e vestiario adeguato per stare all’ aria aperta in primavera.

Con il patrocinio di :

Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria

Kairós

Comune di Avigliano Umbro

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Monteleone di Spoleto  (PG) sabato 26 maggio 2012

Teatro Comunale

10,30   Saluti del Sindaco di Monteleone di Spoleto, Marisa Angelini

Interventi

10,45   Ferro e lignite a Monteleone di Spoleto, Federico Famiani

11,15   La siderurgia in Umbria in età pontifica, Renato Covino

11,45   La produzione di acciaio in Umbria: dal paradigma energetico   tradizionale alla      lignite, Marco Venanzi

12,15   I progetti di valorizzazione delle miniere, Giuseppina Ceccarelli e Francesco Peroni

12,45   Presentazione del video sulle Miniere di ferro di Terrargo

13,00   La “via del ferro”

13,15   Pausa pranzo

14,30   Trasferimento a Terni (con mezzo proprio)

15,30   Ritrovo all’ingresso dell’ex Ferriera pontificia (oggi CAOS – Centro Arti Opificio SIRI) all’incrocio tra via Lungonera e via Giandimartalo di Vitalone

15,45   Saluti dell’Amministrazione Comunale di Terni

16,00   Visita guidata all’ex Ferriera pontificia

16,45   Visita guidata (offerta da AIPAI e ICSIM) al Museo Archeologico e alla Pinacoteca Comunale di Terni (biglietto offerto dall’Amministrazione Comunale di Terni)

18,00   Termine visita

Con il patrocinio di :

Comune di Monteleone di Spoleto

Comune di Terni

Archeoambiente

Pro Ruscio

CAOS

Kairós

Per maggiori informazioni :

ICSIM / AIPAI

Piazzale Antonio Bosco 3/A- 05100 Terni
tel. 0039 0744/407187
www.icsim.it

www.patrimonioindustriale.it

segreteria@icsim.it; iniziative@icsim.it

Comune di Monteleone di Spoleto, Corso Vittorio Emanuele 18-06045 Tel. 074370421-074370422

Monteleone di Spoleto- IV giornata Nazionale sulle miniere.

C’è stato un tempo in cui l’economia dell’alta Valnerina era incentrata attorno alle Ferriere di Ruscio dove veniva lavorato il ferro estratto nelle Miniere di Monte Birbone e di altre località minori della zona.  Dopo il terremoto del 1703 le attività legate alla ferriera hanno avuto danni ed hanno subito un declino costante con l’abbandono avvenuto in maniera definitiva alla fine del 700.

Tuttavia il patrimonio di Archeologia Industriale legato alle attività della Miniera e della ferriera è un patrimonio da conoscere, tutelare e valorizzare. Ed è per questo che sotto la guida del Nuovo sindaco di Monteleone di Spoleto Marisa Angelini è stato realizzato un progetto di valorizzazione del territorio con particolare riferimento alla miniera. Il tutto partendo dagli studenti della Scuola Secondaria di primo grado che sono i giovani del futuro. Infatti i ragazzi andranno alla scoperta dei beni naturalistici, geologici e mineralogici del proprio territorio realizzando una pannellistica informativa che seguirà i sentieri presenti del Club Alpino Italiano. Marisa Angelini forte sostenitrice e promotrice del progetto è stata portavoce in un  incontro con l’assessore regionale Chiacchieroni per l’inserimento della Miniera di Ferro di Monte Birbone e della Miniera di lignite di Ruscio nei siti di Archeologia Industriale della Regione Umbria.

Nella giornata del 26 maggio, 4a GIORNATA NAZIONALE SULLE MINIERE, iniziativa comune a scala nazionale volta a coinvolgere tutte le realtà minerarie italiane, organizzata da AIPAI (associazione italiana patrimonio di archeologia industriale), l’ICSIM di Terni, ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)  e con il patrocinio del Comune di Monteleone di Spoleto presso il teatro comunale, alla presenza di un folto pubblico è stato presentato il progetto di valorizzazione delle miniere di ferro con un incontro-dibattito sulle miniere presenti nel territorio con il proposito di diffondere il valore e il significato culturale del turismo geologico al fine di favorire la fruizione del patrimonio geologico e minerario integrandolo con risorse naturali, paesaggio, arte, archeologia, patrimonio industriale, storia e cultura d’impresa e del lavoro.

Oggi sempre più luoghi che sono stati importanti per lo sviluppo economico del paese sono diventati attrazioni per un cospicuo numero di turisti interessati alle tradizioni ed alle memorie passate del territorio. In meno di duecento anni la rivoluzione industriale ha modificato profondamente gli stili di vita, soddisfacendo la maggioranza dei bisogni primari, migliorare l’efficienza produttiva e rendere disponibile una maggior quantità di beni materiali di qualità elevata. Per tale motivo appare importante la dimensione storica dell’evoluzione tecnologica, che permette di tracciare il percorso e le tappe fondamentali del lavoro dell’uomo in questo settore. Inoltre le vecchie miniere del territorio di Monteleone di Spoleto hanno un interesse ulteriore, ovvero sono situate in una delle aree a maggior pregio naturalistico dell’intero territorio regionale e sono quindi un valore aggiunto, una memoria importante che, grazie ai ragazzi della scuola, alla dedizione di Marisa Angelini e delle Associazioni Proloco  di ruscio e Archeoambiente il progetto sarà a disposizione di tutti quelli che verranno a scoprire le bellezze di questo territorio.La giornata è stata anche l’occasione per presentare il progetto della sentieristica “le valli di qualità”di cui si è formata un’ATS tra il comune di Monteleone di Spoleto, la Proloco di Ruscio e l’associazione ArcheoAmbiente onlus.Il progetto presentato al GAL Valle Umbra Sibilillini si propone di ripristinare l’antica via del Ferro di Monte Birbone collegandola alla via della Lignite di Ruscio. Il Progetto di valorizzazione  storico-ambientale è ormai allo studio da anni ed è pronto per essere reso attivo. I ragazzi delle scuola media di Monteleone di Spoleto hanno sperimentato per primi il percorso di sentieristica di archeologia industriale ed ora sono pronti per fare da guida a tutte le scuole dell’umbria.

Prossimo appuntamento per martedi 5 giugno quando sarà inaugurato il pannello realizzato con i testi fatti dai ragazzi della scuola secondaria.

Monteleone di Spoleto 26 maggio.2012

 

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FRANCESCO IL SANTO, Capolavori nei secoli e dal territorio reatino

RIETI, 16 giugno – 4 novembre 2012


La mostra, ideata dal Comune di Rieti e dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Lazio, con la collaborazione di numerosi altri enti: il Museo e Archivio Diocesano di Rieti, la Provincia e la Camera di Commercio di Rieti, la Fondazione Varrone, il Centro Europeo di Studi Agiografici, l’Ordine dei Frati Minori di Roma, il Comitato Amici del Cammino di Francesco, vuole presentare ad un vasto pubblico alcuni episodi artistici legati alla figura del Santo di Assisi, allo scopo di promuoverne la conoscenza sul piano biografico e iconografico e valorizzare l’importanza del territorio reatino nella storia del francescanesimo.Nel suo intervento la Soprintendente Anna Imponente ha sottolineato: “La squadra dei tecnici è già al lavoro per una ricognizione sul territorio di varie tipologie di manufatti artistici….. E’ stato predisposto un progetto di somma urgenza a Poggio Bustone per restaurare l’affresco in pessimo stato, risalente al XVI secolo, della chiesa di San Giovanni Battista, raffigurante San Francesco che riceve le stimmate alla presenza di Frate Leone”.

L’area laziale è centrale per la definizione e la diffusione dell’immagine di Francesco, come dimostra del resto la presenza della più antica rappresentazione del Santo nella cappella di San Gregorio nel Sacro Speco di Subiaco. La regione può essere certamente considerata una meta privilegiata per la conoscenza complessiva degli aspetti storici e artistici legati all’origine e alla diffusione della regola francescana. La valle di Rieti, in particolare, è denominata Santa perché in essa San Francesco soggiornò, con alcuni intervalli, dal 1209 al 1225, come attestano le fonti agiografiche e numerose testimonianze, confluite in un documento risalente all’inizio del XIV secolo, l’Anonimo reatino. Inoltre, la presenza di quattro Santuari costituisce la prova concreta dell’assidua frequentazione di questo territorio da parte del Santo: a Poggio Bustone giunse nel 1209 portando il saluto di “Buongiorno buona gente” che segnalava l’inizio di una presenza pastorale di grandissimo rilievo, qui ebbero luogo le intense esperienze di preghiera che fecero maturare in Francesco la decisione di recarsi a Roma dal pontefice Innocenzo III per chiedere l’approvazione della prima regola. Nel monastero di Greccio nel Natale del 1223 realizzò la rievocazione della nascita di Gesù mediante il celebre “Presepe vivente”; a Fonte Colombo, non a caso definito “Sinai francescano”, scrisse nell’autunno del 1223 la regola definitiva dell’Ordine; nel santuario della Foresta compì il miracolo dell’uva. Altri episodi fondamentali nella vicenda biografica del Santo si sono svolti a Rieti dove si recava spesso per le cure mediche e per la presenza in città della curia di papa Onorio III tra il 1225 e il 1226.

La mostra si articolerà in tre sedi espositive: negli spazi della sezione storico-artistica del Museo Civico di Rieti saranno esposti alcuni degli esempi più significativi dell’immagine di San Francesco nelle sue diverse declinazioni iconografiche. Il progetto prevede l’esposizione di circa 12 opere di artisti tra i più celebri, come Cimabue e Taddeo Gaddi, per il Medioevo; Antoniazzo Romano (un capolavoro presente nel Museo ospitante la mostra) e Tiziano per il Rinascimento, Caravaggio, Tiepolo e Francesco Podesti rispettivamente per il Sei, Sette e Ottocento, per giungere, ai giorni nostri, alle originali interpretazioni di Adolfo Wildt, Duilio Cambellotti e dello scultore umbro Norberto. Nella seconda sede, il Salone del Palazzo Papale della Curia reatina che ospita il museo Diocesano, saranno esposte le opere provenienti dal territorio – Rieti e provincia – selezionate tra quanto di più interessante è stato espresso nell’arte sacra in onore di San Francesco: dipinti, sculture e preziosi paramenti sacri che testimonieranno l’alta qualità della produzione artistica della zona. Molte di queste opere, in pessimo stato di conservazione, proprio per l’esposizione in occasione della mostra, saranno sottoposte a restauro con interventi promossi dalla Fondazione Varrone e dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Lazio. Infine, negli spazi espositivi che la Fondazione Varrone ha predisposto presso il Centro Studi e Convegni di Palazzo Potenziani, saranno raccolti i documenti più importanti riferiti a San Francesco e al Francescanesimo nel territorio reatino dal Duecento ai giorni nostri, tra cui la famosa “Regola”.

Questa mostra è senza dubbio un’occasione unica per conoscere e valorizzare i santuari della zona: durante il periodo in cui saranno esposte le opere verranno predisposti due itinerari turistici, uno a Rieti città e uno che seguirà il percorso del “Cammino di Francesco” e organizzate delle visite guidate in luoghi dove si conservano interessanti cicli pittorici con temi francescani. Saranno anche organizzate conferenze, dedicate ai capolavori in mostra, tenute da studiosi del francescanesimo e da storici dell’arte per approfondire i soggetti dei quadri e per un’analisi storico-critica delle opere.

Per maggiore informazione :

http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Eventi/visualizza_asset.html_1023118406.html

http://www.ilgiornaledirieti.it/leggi_articolo_f2.asp?id_news=28529

http://www.francescoilsanto.it/

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LE “FIGURINE” LIEBIG, fra storia e collezionismo

Il Barone Justus von Liebig (1803 -1873) inventore del “dado” di carne. Francobollo Tedesco da 30 Pfennig realizzato in ricorrenza del 150° anniversario della nascita.

Nel 1850 il chimico tedesco Justus von Liebig (1803 – 1873) già docente all’università di Monaco, sperimentò un processo che permetteva la concentrazione della carne in un cubetto facilmente conservabile e pronto all’uso se sciolto nell’acqua bollente. Nel 1865 fonda la compagnia Liebig che produce e commercializza l’estratto di carne (una sua invenzione) come alternativa economica e nutriente alla carne.
da allora il “liebig” ebbe un ruolo decisivo nell’evoluzione dei sistemi nutritivi, diventando il sinonimo dell’estratto di carne usato per insaporire qualunque fondo di cottura di preparazione rapida.
Al marchio Liebig, ceduto dal suo inventore a un’industria francese, è anche legata una tappa innovativa nel mondo della pubblicità alimentare e in seguito del collezionismo. Infatti, nel 1872, per lanciare il “dado” sul mercato, fu creata apposita campagna promozionale basata sulla diffusione di piccole stampe o figurine riguardanti scene di vita con protagonista l’estratto di carne e abbinate alla vendita del prodotto. L’iniziativa, che ebbe un successo eccezionale come dimostrato dalle successive stampe di ben milleottocento serie diverse, riguardante tutti gli aspetti della vita umana, la storia, i monumenti, le scienze e le arti. L’idea fu talmente innovativa da essere copiata per lanciare altri prodotti, avviando così un fenomeno di costume e di collezionismo durato fino al secondo dopoguerra e oggi tornato nuovamente alla ribalta.

In quel periodo in Francia si diffonde la “moda” di reclamizzare i prodotti dando in omaggio ai propri acquirenti figurine realizzate con la tecnica cromolitografica com’era già avvenuto per i piccoli calendari profumati distribuiti dai barbieri ai clienti.

In poco tempo le figurine Liebig diventano un vero e proprio oggetto del desiderio per molti, con la realizzazione di appositi raccoglitori e album. La prima serie, stampata in Francia, è costituita da sedici figurine di grande formato, raffiguranti la fabbrica dell’estratto di carne sita a Frai Bentos.

Per oltre cento anni fino al 1976, le figurine suscitarono l’interesse del pubblico diventando oggetto di scambio, ricerca e soprattutto collezionismo raggiungendo (per i pezzi più rari) quotazioni anche considerevoli.

La prima serie Liebig stampata in lingua italiana è stata la n° 65 (numerazione catalogo Sanguinetti) datata al 1878. A questa prima emissione ne sono seguite moltissime altre sino ad arrivare alla quota di 1311 serie stampate interamente nella nostra lingua. Per il Lazio segnaliamo un gruppo di figurine ancora acquistabili a cifre modeste quali la serie dei castelli e monumenti, e quella sui costumi laziali con vedute della campagna romana, stampate negli anni ’50 del secolo scorso. Fra queste è una in cui è raffigurato il tempio  c.d. di Giunone gabina sulla via Prenestina Nuova. Nel 1934 è fondata la Compagnia Italiana Liebig che si occuperà lei stessa di stampare le serie di figurine Liebig edite in italiano. Il tutto procede fino al 1974, anno la produzione di figurine cessa definitivamente. In anni recenti la Società Agnesi che ora gestisce il marchio Liebig fa rinascere le famose figurine: su ogni confezione di dadi per brodo è riprodotta una figurina appartenente a una delle nuove serie. Si riprende così una tradizione iniziata oltre un secolo fa con le nuove linee dedicate ai Dinosauri, Sport, Zodiaco, alla Storia della Comunicazione e all’avvento dell’Euro.

Per maggiore informazione o per saperne di più:

http://www.liebig.it/         http://www.filateliasanguinetti.it/figurine-liebig http://www.figurineliebig.it/ http://it.wikipedia.org/wiki/Figurine_Liebig     http://www.globnet.it/collezionismo/liebig.htm  http://verdi.passioneperlacultura.it/vita/liebig_intro/ http://digilander.libero.it/trombealvento/pimmagini/liebig.htm http://www.cartamania.it/liebig/figurine_liebig__liebig_chromo.htm

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POESIE … di Massimo Iachetti

Iachetti M., POESIE, L .& C. poesia,Cromosema Editore, Roma Gennaio 2012.

Siamo lieti di invitarVi alla presentazione della raccolta antologica di Poesie del poliedrico Prof. Massimo Iachetti, che si terrà in Roma, il 10 maggio 2012 alle ore 18,30 presso “Lettere e Caffe’”,  nella prestigiosa sede di via San Francesco a Ripa 100/101.

Figura versatile, cultore di diverse scienze ed amante della propria terra d’origine non è infrequente incontrarlo a Monteleone di Spoleto preso in amabili disquisizioni storiche (e non) in compagnia  di visitatori e turisti “affamati ” di sapere.

Oltre a  diversi ed importanti incarichi professionali il Prof. Iachetti è fra i fondatori  dell’Associazione Astrofili di Monteleone di Spoleto “IL LEONE E LA LUNA”; recentemente per gli alti meriti gli è stata conferita la carica di Ispettore Onorario da parte del Mibac .

Sempre a Monteleone (dal 2008) ha organizzato diverse conferenze e mostre fotografiche a tema in collaborazione con l’Associazione Sabina Astrofili di Rieti con importanti interventi tenuti dal Fisico Prof. Goffredo Pierpaoli, avvicinando la gente comune alla Scienza delle stelle. In ricorrenza del 150° dell’Unità Italiana è stato promotore a Monteleone di Spoleto della manifestazione che ha visto partecipi nel piccolo paese umbro, le eminenti figure del Dott. Francesco Scoppola Direttore Generale dei Beni Culturali dell’Umbria e del Prof. Francesco Sisinni, Storico, già Direttore Generale del Ministero dei Beni Culturali di Perugia.

Riguardo alla poesia ed ad un sano e talvolta ironico umorismo (che da sempre lo accompagna), ha partecipato anche a diversi concorsi letterari. Ultimo in ordine di tempo, quello indetto a Bracciano dalla Estro- Verso, Associazione Culturale no profit per la promozione dell’Arte e della Cultura.

Davanti al muro“, questa la poesia del Iachetti, uscirà il 3 settembre 2012 nella raccolta di poesie “Il Mondo è mio – FOTOPOESIE di Artisti vari” e sarà presentata nella sede dell’Archivio Storico del Comune di Bracciano.

POESIE,  di Massimo Iachetti:

Titolo del Libro: Poesie

Autore Massimo Iachetti

Editore: Cromosema

Collana: Poesia

Data di Pubblicazione:  2012

Genere: letteratura italiana : testi

Pagine: 88

ISBN-10: 8889414138

ISBN-13: 9788889414132

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LA “BIGA” DI MONTELEONE DI SPOLETO, novità, scoperte e restauri …

IL PRINCIPE, IL CARRADORE E IL MAESTRO DEL BRONZO: TRE PERSONALITA’ IN UN CAPOLAVORO D’ARTE

THE ETRUSCAN CHARIOT FROM MONTELEONE DI SPOLETO

Il Carro di Monteleone di Spoleto (PG) in una foto d’epoca nello stato di assemblaggio precedente gli ultimi studi e restauri.

Presentazione della ricerca di Adriana Emiliozzi dell’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicata nel ‘Metropolitan Museum Journal’ di New York. Il saggio rende omaggio alla straordinaria bellezza e alla complessa storia di uno dei maggiori capolavori d’arte arcaica restituiti dal suolo italico. L’autrice che già con la mostra ‘Carri da guerra e principi etruschi’ presentata in tre edizioni tra il 1997 e il 2000 aveva maturato una competenza sui veicoli principeschi etruschi ed italici riconosciuta sul piano internazionale, ha proseguito le ricerche sul tema divenuto uno dei progetti individuali più accreditati presso l’Iscima. L’Istituto nel 2002 ha siglato un accordo di collaborazione scientifica con il Metropolitan Museum of Art per una nuova ricostruzione del Carro da Monteleone di Spoleto, completamente rivestito di bronzo. I pannelli figurati che ornano il monumento sono noti da ben 110 anni e contano un numero elevatissimo di saggi, approcci e riferimenti nella letteratura mondiale, specialistica e non, ma il carro nella sua interezza soffriva delle conseguenze di una ricostruzione non aderente all’originale, tanto da rendere in qualche caso incomprensibile l’interrelazione di alcuni elementi figurati. Quella prima fase del lavoro – che ha visto impegnata una équipe di tecnici dello Sherman Fairchild Dept. For Object Conservation sotto la guida della dott.ssa Emiliozzi – terminò nel 2007, quando il “Monteleone Chariot” tornò a far mostra di sé nella rinnovata sezione etrusca del Met, Greek & Roman Art, e ad interessare la stampa mondiale.

The Etruscan Chariot from Monteleone di Spoleto”, Roma il 18 maggio 2012 alle ore 10.00 presso l’Aula Guglielmo Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (C.N.R.), Piazzale Aldo Moro 7.

Saluti

10.00 Prof. Luigi Nicolais, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche

Prof. Maria Mautone, Coordinatore Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio Culturale, CNR

Dr. Paola Santoro, Direttore dell’Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico, CNR

Presentazione

10.30 Joan R. Mertens, Il Carro da Monteleone di Spoleto nel Metropolitan Museum of Art di New York: prima e dopo il 2007

11.00 Marisa Bonamici, Considerazioni sulle circostanze del rinvenimento (1902) e sulla connotazione stilistica dei rilievi

11.30 Pausa caffè

12.00 Francesco Roncalli di Montorio, Il Carro di Monteleone: una “machina” da guerra e da parata tra Etruria e Sabina

12.30 Adriana Emiliozzi, Un prototipo di carro da parata: tecnica, arte e potere nell’Italia arcaica

ROMA 18 MAGGIO 2012

Presento una piccola scelta di foto del Convegno a cui ha partecipato il Sindaco Angelini e molti Monteleonesi . Gli scatti non sono purtroppo dei migliori ed auspico che in futuro per eventi così importanti vi sia almeno un fotografo ufficiale…

Il neo Sindaco di Monteleone di Spoleto, Marisa Angelini, con la Dott.ssa Joan R. Mertens (Metropolitan Museum of Art, New York) . Foto di Stefano Vannozzi.

Il neo Sindaco di Monteleone di Spoleto, Marisa Angelini, con la Dott.ssa Joan R. Mertens (Metropolitan Museum of Art, New York) ed il Prof. Massimo Iachetti . Foto di Stefano Vannozzi.

La Dott.ssa Adriana Emiliozzi in compagnia del Prof. Massimo Iachetti, della Sig.ra Piera e di Alberto Vannozzi. Foto di Stefano Vannozzi.

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Per maggiore informazione sull’argomento riportiamo il seguente articolo tratto dal sito ufficiale del C.N.R.  .

06/04/2007 La Biga da Monteleone di Spoleto messa a nuovo
Dal 20 aprile presso il Metropolitan Museum di New York sarà possibile ammirare la Biga da Monteleone di Spoleto completamente restaurata. E’ il risultato del lavoro di un team di restauratori del museo con la partecipazione di Adriana Emiliozzi dell’Iscima – Cnr“Il principesco carro da parata proveniente da Monteleone di Spoleto, risalente al VI secolo a C. e conservato nella sezione etrusca delle nuove Greek and Roman Galleries del Metropolitan Museum of Art di New York, torna a ‘risplendere’ nella sua originaria struttura, grazie al lavoro dei restauratori del museo e di Adriana Emiliozzi ricercatrice dell’Istituto di studi sulle civiltà italiche e del Mediterraneo antico (Iscima) del Consiglio nazionale delle ricerche. La biga di Monteleone (vedi foto allegata) è rivestita da lamine sapientemente sbalzate e finemente incise, già incrostate di avorio, che narrano episodi della vita dell’eroe omerico Achille. Il suo ritrovamento, come spesso accade, si deve alla casualità: “La tomba infatti fu scoperta l’8 febbraio 1902 da un contadino, in località Colle del Capitano, dove si estende un sepolcreto che va dalla fine dell’Età del Bronzo al VI sec. a.C.” spiega la Emiliozzi. “Oltre al carro, nella grande fossa già ricoperta da un tumulo monumentale era deposto un ricco corredo di vasellame bronzeo che lascia identificare il defunto come ‘capo’ della comunità di uno dei vari siti di transito attraverso l’Appennino, nell’alta Sabina”. La ‘fuga’ del carro all’estero, in seguito al suo ritrovamento, fu favorita dal crollo del campanile di San Marco a Venezia (14 luglio 1902) che distolse l’attenzione dei funzionari ministeriali sulla compravendita del manufatto e per questa inestimabile ‘perdita’ lo stesso capo del governo, Giovanni Giolitti, per l’inadeguatezza delle strutture dello Stato nell’impedire il saccheggio delle opere d’arte italiane. Quando le parti bronzee del carro giunsero a New York furono sottoposte a restauro e a rapida ricomposizione su una compatta struttura lignea che somigliava più a un trono su ruote che a un cocchio, poiché nel 1903 non vi erano punti di riferimento certi per la tipologia del veicolo. Gli errori di riassemblaggio determinarono però una serie di equivoci nello studio del manufatto che si protrassero per circa novant’anni, in particolare, l’errata collocazione di alcuni elementi decorativi aveva indotto gli studiosi a credere che l’artista, autore del manufatto, avesse una cultura ‘provinciale’ avendo rappresentato in maniera incongruente rispetto a modelli greci una scena animalistica proprio sul parapetto del carro. La dott.ssa Emiliozzi, studiando per la prima volta il carro nel 1989 pubblicò le correzioni da apportare, auspicando un nuovo restauro. “Ci sono voluti cinque anni di lavoro per ‘rimettere a nuovo’ il carro attraverso numerosi passaggi: dallo smontaggio del vecchio restauro nel 2002, ad accurate campagne di radiografie, analisi di laboratorio, esami al microscopio, trattamenti conservativi, rifacimento corretto della struttura lignea di supporto, montaggio delle lamine bronzee e completa campagna fotografica di tutte le fasi di lavoro, oltre che del prodotto finale ottenuto nel 2006” spiega l’archeologa.“La diversa ricomposizione di alcune parti della Biga, che appare così fedele all’originale”, continua la Emiliozzi, “ci induce ad affermare che l’artista, contrariamente a quanto si pensava, aveva un notevole bagaglio culturale, conosceva la saga omerica e le opere greche sulla vita di Achille. Egli ha organizzato la decorazione del parapetto e dei pannelli del carro in modo sapiente e con effetto cromatico per l’aggiunta di avorio. Si ipotizza che il grande artista possa essere originario della Grecia dell’Est, venuto a lavorare nella nostra penisola”. Le indagini hanno fatto emergere la certezza che il carro è stato usato a lungo, forse per più di una generazione, prima di essere deposto nella tomba. Lo studio dei materiali rivela restauri contemporanei al suo utilizzo. L’occasione per riesaminare il pregevole oggetto è nata in questi ultimi anni nell’ambito dell’immenso e costosissimo progetto di ristrutturazione delle nuove Gallerie Greche e Romane, che ora costituiscono, a detta degli stessi dirigenti del Metropolitan, un “museo nel museo.“Lo splendido Cocchio da parata”, conclude la Emiliozzi in procinto di partire per New York dove sarà presente alla riapertura delle gallerie del Metropolitan, “costituisce ora il centro di attrazione della sezione etrusca, nella Leon Levy and Shelby Withe Gallery for Etruscan Art (IX-II secolo a.C.)”. In Italia si contano finora i resti di circa 300 veicoli tra cocchi e calessi a due ruote, provenienti da tombe dell’Etruria, del Lazio Antico, dell’Agro Falisco-Capenate, dell’Umbria, della Sabina e di altre popolazioni non greche della Penisola, scaglionati tra la metà dell’VIII ed il V secolo a.C. Mai usato in Italia per il combattimento, il possesso del carro assimilava il suo aristocratico proprietario ai monarchi orientali e agli eroi omerici”Articolo tratto dal sito del Consiglio Nazionale della Ricerche :

http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=1624

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