LA FINE DELLA ROMA – GIARDINETTI… COME SOPPRIMERE UN SERVIZIO PUBBLICO VERAMENTE UTILE

CENTOCELLE (Roma), Sabato 01.08.2015. Una delle ultime corse della tratta ferroviaria Giardinetti-Centocelle

CENTOCELLE (Roma), Sabato 01.08.2015. Una delle ultime corse della tratta ferroviaria Giardinetti-Centocelle.

In questi giorni di calura estiva ed esattamente da lunedì 3 agosto del 2015 la tratta ferroviaria sulla via Casilina compresa fra Centocelle e Giardinetti è stata soppressa (nei cartelli e bollettini ufficiali è utilizzato l’ambiguo termine di tratta sospesa, o disattivata).  La Roma-Giardinetti, ora Roma-Centocelle è la diretta discendente dell’originaria Ferrovia Roma-Fiuggi-Frosinone (e diramazioni); una linea davvero sfortunata è invisa a molti politici, nell’arco dal secondo dopoguerra a oggi, i quali con diverse e spesso artificiose motivazioni ne hanno indirettamente ostacolati il libero esercizio e l’efficienza decurtandone progressivamente il tracciato e l’erogazione finanziaria per il normale mantenimento e rinnovo del materiale rotabile. In tal modo questa linea economica, tagliuzzata e svilita sempre più agli occhi ignari del pubblico, non è riuscita a raggiungere neanche il secolo di vita! Raccolgo il pensiero di un vecchio macchinista del co.tra.l. ormai in pensione da decenni che mi faceva notare come il trasbordo di utenza da una linea ferrata a una su ruote, comportasse maggiore spesa di gestione in ricambi e altro. Ritengo che il taglio finale che porterà prima o poi alla chiusura totale della tratta residua sia proprio l’affiancamento forzato alla nuova linea metropolitana C (un tempo doveva chiamarsi anche linea G, traendo l’iniziale dall’antica cittadina laziale di Gabii) sulla cui paternità, ideazione, progetti, varianti, costi, e punti di criticità non basterebbe certamente un volume. Si pensi solo che la realizzazione dell’uscita della stazione Colosseo in luogo della rampa ideata dal Muňoz e costruita in epoca fascista per la via dell’Impero ha comportato la distruzione autorizzata dopo lo scavo e l’indagine archeologica di parte del banco della collina della Velia e d’importanti strutture emerse dove i progettisti pensavano di trovare il vuoto e di cui nessuno, sulla stampa ufficiale, ha certo fatto notizia. Al riguardo del taglio della tratta ferroviaria mi è pervenuto un contributo dell’amico Stefano Panella, attento studioso della storia dei trasporti di Roma e romano di qualche generazione, cui lascio subito lo spazio e la parola:

“La metropolitana deve servire a migliorare il trasporto fra il centro storico e la periferia, ma tali miglioramenti non possono misurarsi su paralleli tagli dei servizi del trasporto di superficie locale o sulla diversione di bacini di utenza consolidatisi da decenni. Quest’ultimo è il caso di coloro che frequentano l’asse di via Casilina da Pantano Borghese e da Grotte Celoni verso la stazione Termini, i quali usufruivano di un servizio diretto su ferro, pur da migliorare, “il trenino” dell’ex Ferrovia Roma-Fiuggi. La stessa utenza è oggi portata forzatamente sulla metropolitana fino a Piazza Lodi, da dove prosegue con bus fino alla stazione Termini per un tempo di percorrenza che rispetto al passato non offre vantaggi significativi o non ne offre affatto. E domani la stessa utenza dovrà commisurarsi con il trasbordo dalla metropolitana C alla linea A a San Giovanni o alla B al Colosseo, entrambe al collasso alle ore di punta in direzione Termini. Frattanto la cronaca agostana vede anche la “disattivazione” di un ulteriore tratto della vecchia ferrovia da Giardinetti a Centocelle, finalizzato ad accrescere l’afflusso sulla metropolitana C”.

Ferrovia Roma Giardinetti metro C Stefano Panella sonetto atac

Segue altro commento  a caldo espresso nella forma del sonetto romanesco:

La metropolitana C

Quanno er Governo mise un certo visto

pe’ fa’ una metropolitana d’oro,

a Roma tanti hanno cantato in coro:

So’ tre mijardi, sia lodato Cristo”.

Va sottotera questa ferovia,

a le stazioni nun ce sta un parcheggio,

ma l’Atacche te manna a fa’ er passeggio

pe’ la Casilina, senza tranvia.

E è vero che ‘sta metro pare un razzo,

però so’ mesi, da matina a sera,

ch’è sempre vôta e nun ce famo un cazzo.

Ma presto questa metro avrà maniera

de ariva’ a San Giovanni pe’ lo spiazzo

e de porta’ quarcuno a la galera.

Stefano Panella

Roma, giugno 2015

ROMA Metro C sonetto di Stefano Panella

Ferrovia Roma Giardinetti soppressione comunicato foto Vannozzi

ROMA Sabato 01.08.2015. Avviso pubblico affisso sulla parete esterna di una cabina di guida di una motrice nella tratta ferroviaria ora soppressa fra Centocelle e Giardinetti.

Per maggiore informazione:

http://www.cesmot.it/

http://www.metrocspa.it/

http://www.tramroma.com/

http://tramromagiardinetti.blogspot.it/

http://www.atac.roma.it/files/doc.asp?r=4108

http://issuu.com/andreaspinosa/docs/il_trenino_giallo

https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrovia_Roma-Giardinetti

http://www.tramroma.com/tramroma/rete_ext/sfv/sfv_ind.htm

https://it.wikipedia.org/wiki/Linea_C_(metropolitana_di_Roma)

https://www.flickr.com/photos/imperial_fora_of_rome/18143240951/

https://www.pianomobilitalazio.it/blog/roma-giardinetti-da-vecchia-ferrovia-a-futura-metro-g/

http://davidnicodemi.blogspot.it/2015/08/esposito-asfalta-e-atac-taglia-giardinetti-polemiche.html

http://www.ilmondodeitreni.it/blog/2015/08/04/roma-chiusura-ferrovia-centocelle-giardinetti-tutti-contro-atac/

http://www.cityrailways.net/studi-e-tecnica/2014/12/2/e-se-la-ex-roma-pantano-diventasse-la-metro-g.html

http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2015/01/25/trenino-roma-giardinetti-la-corsa-e-finita-1.1371736

http://www.metroxroma.it/2015/03/il-futuro-della-roma-giardinetti-un-tram-moderno-e-una-deviazione-verso-tor-vergata/

http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/07/15/news/_appalto_metro_c_progetto_carente_e_poca_trasparenza_-119091927/

http://www.iltempo.it/roma-capitale/2015/07/03/l-anticorruzione-apre-un-indagine-su-tempi-e-costi-della-metro-c-1.1433207

http://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Attivita/Pubblicazioni/RelazioniAnnuali/2015/ANAC.Relazione.2014.02.07.15.pdf

https://rometheimperialfora19952010.wordpress.com/2015/05/26/roma-archeologica-restauro-architettura-roma-metro-c-i-danni-collateralli-degli-scavi-di-via-dei-fori-imperiali-eliminazione-del-colle-velia-roma-dott-ssa-arch-paola-giannone-faceb/

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QUANDO TOPONIMI E … nomina sunt consequentia rerum

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Nel nome, la storia: toponomastica del suburbio di Roma antica

Presentazione del volume di Enrico Giovannini

mercoledì 15.04.2015, ore 18.00

Biblioteca Angelica, Piazza di S. Agostino, 8, Roma

Introduce:

Antonio Iodice (Presidente dell’Istituto di Studi Politici S. Pio V)

Interventi:

Anna Maria Cerioni (Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali)

Costantino D’Orazio (Storico dell’Arte)

Modera:

Antonio Scoppettuolo (TGR Lazio)

I capitoli di questo volume sono un prezioso filo di Arianna attraverso i meandri della toponomastica romana, che tiene conto di una cultura popolare millenaria, evolutasi in modo spontaneo e spesso incomprensibile nel corso dei secoli. La ricerca di Giovannini non esclude alcuna possibilità e, quando serve, si lascia guidare dalla stessa fantasia che ha sedotto i romani. Per spiegare la ragione di un toponimo, se non viene in soccorso un documento o un monumento, l’autore ricorre ad una leggenda o ad una diceria, intrecciando le informazioni tratte dai testi medioevali, dalle delibere comunali e a volte semplicemente dalle voci del volgo. Uno studio affascinante, che mescola senza timidezza la fonte più scientifica con quella più popolare, il “sentito dire” antico e consolidato con ciò che è scolpito nel marmo. L’unico modo, forse, per orientarsi nell’intreccio delle vie di Roma, attraente e rischioso come un labirinto”.

Il volume:

Giovannini E., Nel nome, la storia: toponomastica del suburbio di Roma antica. Nomina sunt consequentia rerum, Coccia B. (a cura di), Editrice Apes, Roma, 2014, ISBN: 9788872331163

Prezzo €: 15,00  edizioni.apes@istitutospiov.it

Per maggiore informazione:

Segreteria Organizzativa – Dott.ssa Marta Leoni – Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, Corso Rinascimento, 19, 00186, Roma. Tel. 06.6879580 e-mail: segreteria.ricerca.spiov@gmail.com

Per saperne di più:

https://about.me/elred

http://enricogiovannini.blogspot.it/

http://www.editriceapes.it/apes/index.php

https://www.facebook.com/events/1560547017549140/ https://www.facebook.com/enrico.giovannini.elred?fref=photo

http://www.amazon.it/nome-storia-Toponomastica-suburbio-antica/dp/8872331161

http://www.libreriauniversitaria.it/nome-storia-toponomastica-roma-antica/libro/9788872330814

http://www.istitutospiov.it/pubblicazioni/nel-nome-la-storia-toponomastica-del-suburbio-di-roma-antica

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Il “Palazzo” di Cercemaggiore. Storia e recupero dell’antico castrum cercese

L’Italia è forse uno dei paesi con la maggiore concentrazione di castelli e centri fortificati disseminati su tutto il territorio, castelli a volte maestosi cinti da alte mura o da torri merlate come a Campobasso, massicce roccaforti come quella di Ferrazzano, o inusuali abitazioni come a Gildone o Mirabello dove un noto locale e ritrovo giovanile, sotto le “cantine del Palazzo” cela quel che resta dell’antico maniero. Anche Cerce, pur con i dovuti rimaneggiamenti dell’epoca, ha ancora il suo “Palazzo Baronale” che, non dissimile da una grande casa residenziale, nasconde nelle sue mura le origini militari e difensive addolcite dagli interventi attuati dapprima da Don Diomede Carafa all’epoca del breve passaggio della Terra di Cerciamaggiore a Ducato nel XVI secolo, dei Doria infine, fra il XVIII e i primi anni del XIX secolo. (…)”

S. Vannozzi, Il “Palazzo” di Cercemaggiore. Storia e recupero dell’antico castrum cercese, in «Millemetri», la rivista di Cercemaggiore, (vecchia serie), Anno VI, n. 3, maggio-giugno 2004.

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Vannozzi S., Il “Palazzo” di Cercemaggiore. Storia e recupero dell’antico castrum cercese, in «Millemetri», la rivista di Cercemaggiore, (vecchia serie), Anno VI, n. 3, maggio-giugno 2004. Parte I .

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Vannozzi S., Il “Palazzo” di Cercemaggiore. Storia e recupero dell’antico castrum cercese, in «Millemetri», la rivista di Cercemaggiore, (vecchia serie), Anno VI, n. 3, maggio-giugno 2004. Parte II .

S.Vannozzi, Il “Palazzo” di Cercemaggiore. Storia e recupero dell’antico castrum cercese, in «Millemetri», la rivista di Cercemaggiore, (vecchia serie), Anno VI, n. 3, maggio-giugno 2004. Parte III.

Vannozzi S., Il “Palazzo” di Cercemaggiore. Storia e recupero dell’antico castrum cercese, in «Millemetri», la rivista di Cercemaggiore, (vecchia serie), Anno VI, n. 3, maggio-giugno 2004. Parte III.

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IL MARCHESE DORIA E LA RIVOLTA DI CERCEMAGGIORE DEL 1719

CERCEMAGGIORE (CB), Palazzo Baronale. Arma in marmo della famiglia Doria. Foto di Valentina Marino.

CERCEMAGGIORE (CB), Castello o Palazzo Baronale. Arma in marmo della famiglia Doria un tempo apposta sul portone balconato. Foto di Valentina Marino, 2013.

IL MARCHESE E LA RIVOLTA DEL 1719. Storia di una sommossa popolare

The Marquis and the revolt of 1719: account of a popular upheaval

Articolo completo pubblicato su Millemetri, la rivista di Cercemaggiore, Anno IV, n. 2, marzo-aprile 2002 con traduzione in inglese.

S. Vannozzi, Il Marchese e la rivolta del 1719. Storia di una sommossa popolare, in "Millemetri", la rivista di Cercemaggiore, Anno IV, n. 2 , marzo - aprile 2002, parte I.

S. Vannozzi, Il Marchese e la rivolta del 1719. Storia di una sommossa popolare, in “Millemetri”, la rivista di Cercemaggiore, Anno IV, n. 2 , marzo – aprile 2002, parte I.

S. Vannozzi, Il Marchese e la rivolta del 1719. Storia di una sommossa popolare, in "Millemetri", la rivista di Cercemaggiore, Anno IV, n. 2 , marzo - aprile 2002, parte II.

S. Vannozzi, Il Marchese e la rivolta del 1719. Storia di una sommossa popolare, in “Millemetri”, la rivista di Cercemaggiore, Anno IV, n. 2 , marzo – aprile 2002, parte II.

S. Vannozzi, Il Marchese e la rivolta del 1719. Storia di una sommossa popolare, in "Millemetri", la rivista di Cercemaggiore, Anno IV, n. 2 , marzo - aprile 2002, parte III e ultima.

S. Vannozzi, Il Marchese e la rivolta del 1719. Storia di una sommossa popolare, in “Millemetri”, la rivista di Cercemaggiore, Anno IV, n. 2 , marzo – aprile 2002, parte III e ultima.

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LA MEDAGLIA DI ISABELLA CARAFA DUCHESSA DI CERCEMAGGIORE

Medaglia celebrativa di Isabella Carafa Duchessa di Cercemaggiore

Medaglia celebrativa di Isabella Carafa Duchessa di Cercemaggiore

Ho avuto notizia una prima volta, negli anni ‘90 dell’esistenza di una rara medaglia della Duchessa di Cercemaggiore da un noto perito numismatico di Campobasso, che ne aveva avuto fra le mani un esemplare venduto tempo prima a un collezionista. Da allora ho cercato di saperne qualcosa in più e di rintracciarne almeno un’immagine. Senza perdermi d’animo e insistendo nella ricerca, dopo aver lasciato ogni speranza sulla promessa di vedere prima o poi l’esemplare “molisano”, o almeno una sua foto, qualche anno fa sono finalmente riuscito in quello che sembrava ormai un’impresa perduta.

L’oggetto del mio lungo peregrinare e che mi accingo ora brevemente a illustrare è una medaglia coniata nel 1626, in occasione della donazione fatta da Isabella Carafa per l’ampliamento del Convento dei SS. Apostoli in Napoli.

Donna Isabella Carafa, figlia unica di Ottavio e Maria Tuttavilla, fu Signora di Baselice dal 1590 al 1613. Ottenne suo malgrado le terre paterne alla morte del genitore, a poco più di un anno di età.  Il 18 febbraio 1602, appena tredicenne, era andata in sposa al cugino Don Girolamo Carafa, patrizio napoletano e secondo Duca di Cercemaggiore, subentrato nel titolo e dominio di questa Terra a seguito della morte del padre Diomede, avvenuta nel 1601. Era molto ricca, avvenente e non poteva certo che sperare in un avvenire ancora più felice e, invece, tutto cambiò con la scomparsa prematura del giovane consorte. Rimasta vedova a soli ventidue anni, nel pieno fiorire della giovinezza (era nata nel 1589) e senza figli, dopo un breve periodo di meditazione sul cammino da intraprendere, decise per una vita dedicata al prossimo e alla preghiera. Nel 1616 prese i voti religiosi, entrando nel monastero della Sapienza a Napoli con il nome di Maria Maddalena, e nel 1617 fondò il monastero di Betlemme, dove passò più tardi gli ultimi anni della sua esistenza terrena. La religiosa dotò ampiamente la Chiesa dei SS. Apostoli dei Padri Teatini “i quali nel 1626 la rifabbricarono dai fondamenti a spese d’Isabella Carafa, Duchessa di Quercia Maggiore”. La posa ufficiale della prima pietra avvenne il 4 novembre del medesimo anno alla presenza dell’arcivescovo Francesco Boncompagni. Nella fossa di fondazione, all’interno di una cassetta, venne posta una lunga iscrizione con le informazioni sulla munifica donatrice: “in ampliorem augustiorem formam instaurandam curarunt, ad id opus piè, et liberalitèr legata pecunia ab Isabella Carafa Ducissa Cerciæ Majoris, quæ terreno sponso viduata sua omnia Ecclesiis, et pauperibus, se verò ipsam Mariæ Magdalena assunto nomine, Christo Cælesti Sponso in Sacro Monasterio S. Maria de Sapientia aeterno Connubio dedicavit”. La Duchessa si spense santamente nel convento delle suore domenicane riformate da lei fondato, il 17 dicembre del 1655, all’età di circa 66 anni.

La medaglia è in bronzo e misura un diametro di 70 mm. Presenta al dritto lo stemma della famiglia Carafa, entro uno scudo accartocciato e sovrastato da una corona ducale cimata da otto fioroni d’oro (cinque visibili) bottonati da una perla e sostenuti da punte, intorno al quale corre la dicitura ISABELLÆ . CARAFÆ . DUCISSÆ . CERCIÆ MAIORIS MUNIF(icentia), traducibile per “Munificenza di Isabella Carafa Duchessa di Cercemaggiore”; al verso, la figura di Maria Maddalena, in piedi e a capo scoperto, reggente con la mano sinistra un unguentario, mentre in basso a sinistra è il modello della erigenda chiesa dei SS. Apostoli. Intorno corre la legenda: «OPTIMAM . PARTEM . ELEGIT. SIBI . MARIA. = 1626», con chiaro riferimento al passo evangelico “Optimam partem elegit sibi Maria Quae non auferetur ab ea in Aeternum”, ovvero “Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta in eterno”. L’iconografia femminile qui rappresentata, documenta il persistere di un’ultrasecolare confusione e identificazione fra le diverse figure di Maria Maddalena, Maria sorella di Lazzaro e un’anonima peccatrice che asciuga con i propri capelli i piedi di Cristo (Lc 7, 36-50). Riportiamo il passo evangelico a cui si riferisce l’iscrizione presente nella medaglia (Lc 10: 38-42):

Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».

Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

CERCEMAGGIORE Isabella Carafa medaglia numismatica aldimari

Di questa medaglia “cercese” si conoscono due esemplari, conservati in raccolte pubbliche nei rispettivi medaglieri del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, collezione Santangelo, e nel Museo Stefano Bardini di Firenze.

Bibliografia essenziale:

Silos G., Historiarum Clericorum Regularium (…), Vitale Mascardi, Roma, 1650, p.523.

Aldimari B., Historia genealogica della famiglia Carafa, parte 2, Stamperia di Giacomo Raillard, Napoli, 1691, pp. 440-442.

Salmon T., Lo stato presente di tutti i paesi, e popoli del mondo (…), vol. XXIII, Stamperia di Giambattista Albrizzi, Venezia, 1761, p. 48.

Sarnelli P., Nuova guida de’ forestieri. Curiosi di vedere ed intendere le cose più notabili della Real Città di Napoli (…), Erede di Saverio Rossi Librajo, Napoli, 1782, p. 96.

Pierro G., Storia di Cercemaggiore (Benevento), Francesco Sicignano & F., Valle di Pompei, 1924, p. 116.

«Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano», nuova serie, Anno XXXVI, Istituto della Stampa, Napoli, Gennaio – Dicembre, 1951, pp. 26-27 e seg.

Siciliano T., Memorie metalliche delle Due Sicilie (1600-1735), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1957, p. 27, n. 26.

Morrone F., Storia di Baselice e dell’alta Valfortore, Arte Tipografica, Napoli, luglio 1992, pp. 226-232.

Cassani S., Civiltà del Seicento a Napoli, volume 2, Azienda autonoma di soggiorno e turismo a Napoli, Electa Napoli, Napoli, 1998, p. 350.

Toderi G., Vannel F., Medaglie e placchette del Museo Bardini di Firenze, Polistampa, 1998, p. 89.

Sulla figura iconografica della Maddalena:

http://it.cathopedia.org/wiki/Santa_Maria_Maddalena

http://ontanomagico.altervista.org/catari-approfondimento.htm

http://www.uccronline.it/2010/11/13/il-rapporto-tra-gesu-e-maria-maddalena/

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PIRZIO BIROLI UN ALTRO ILLUSTRE CAMPOBASSANO…NO ANZI, DUE!!!

ALESSANDRO PIRZIO BIROLI generale regio esercito fascismo campobasso

“Il Generale Pirzio Biroli”, cartolina fotografica edita dalla Casa Editrice Ballerini & Fratini di Firenze nel 1936 da un foto servizio del L.U.C.E in Africa Orientale (Etiopia).

Campobasso, forse perché ancora ritenuta il capoluogo di una regione “non luogo”, viene spesso volutamente o meno, defalcata e cancellata anche dalle bibliografie di quei personaggi noti o illustri nella storiografia nazionale e che pur (volenti o nolenti) vi sono nati.

Uno di questi casi riguarda i campobassani Alessandro e Francesco Pirzio Biroli, generali, cugini del sottosegretario alle Colonie Alessandro Lessona (Roma 09.09.1891 – Firenze 10.11.1991), che intrapresero una lunga e prestigiosa carriera militare come il padre e lo zio paterno, Luigi Nelson, ricoprendo le più alte cariche nel Regio Esercito Italiano. Il primo dei due fratelli è stato generale d’armata per meriti di guerra nella Campagna d’Etiopia, Governatore dell’Amhara, Governatore del Montenegro fra il 1941 e il 1943, Commendatore dell’Ordine Militare d’Italia con Decreto del 26.03.1945, e  ancora oggi è una delle figure più controverse della nostra guerra coloniale in Africa Orientale e  successivamente nei Balcani. Il luogo natale di tale personaggio è sostituito spesso (ne ignoriamo il motivo) con la più nota città di Bologna. In molti siti web si confondono addirittura le sue notizie biografiche con altri membri meno noti della medesima famiglia. Abbiamo sollevato il caso e segnalato l’omissione sui maggiori motori di ricerca con la speranza di ottenere (e presto) una rettifica. Non mancano inoltre errori anche in siti ufficiali di alcuni parenti, dove in luogo della nascita trovo ancora Bologna e la data 19 giugno 1877.

Queste brevi note hanno quindi solo l’intento di rimarcare il luogo della nascita di due figure di spicco del panorama italiano del Novecento, che passarono il resto della loro vita in tutt’altri luoghi. L’attestazione, ci sia permesso, della loro “campobassanità” è data dagli atti di nascita che abbiamo potuto rintracciare e visionare. Riportiamo qui sotto, completamente trascritto, quello relativo ad Alessandro:

l’anno milleottocentosettantasette, addì venticinque di Luglio, a ore pomeridiane una e minuti trenta, nella Casa comunale, Avanti di me Frangipani Duca Francesco Sindaco ed Uffiziale dello Stato Civile del Comune di Campobasso è comparso Pirzio Biroli Carlo Alberto, di anni ventitré, impiegato domiciliato in Campobasso, il quale mi ha dichiarato che alle ore pomeridiane quattro e minuti trenta, del dì ventisei (ndr si tratta di un errore, il giorno di nascita sembra dover essere il ventitré) del corrente mese, nella casa posta in Strada Orefici, al numero – , da Rezzi Marianna quale legittima moglie gentildonna a seco lui convivente è nato un bambino di sesso maschile che egli mi presenta, e a cui da il nome di Alessandro Giuseppe Maria. A quanto sopra e a questo atto sono stti presenti quali testimoni Trotta Domenico, di anni ventotto; impiegato, e Cancellario Tommaso, di anni quarantotto; impiegato, emtrambi residenti in questo Comune. Letto il presente atto a tutti gl’intervenuti lo hanno meco sottoscritto.

Pirzio Biroli Carlo Alberto – Domenico Trotta – Tommaso Cancellario

Duca Frangipani”.

A lato, a margine del foglio, sono state successivamente annotate le seguenti informazioni: “A’ 6-7-1905 Sposato a Roma Marini Angela. C. Basso 19 luglio 1905 Cancelliere Colitto” (Comune di Campobasso, Atti di Nascita, 1879, n. 328 del 25.07.1877).

PIRZIO BIROLI Alessandro Campobasso molise

ALESSANDRO PIRZIO BIROLI (Campobasso 23.07.1877 – Roma 20.05.1962)

Nasce a Campobasso, dove il padre era impiegato nel costituendo distretto militare, in una famiglia piemontese di Nizza Marittima (oggi Nice, in Francia), dalla profonda tradizione militare. Primogenito di Carlo Alberto Pirzio Biroli, ufficiale pluridecorato degli  alpini (deceduto a Roma nel 1929), e di Marianna Rezzi di Giuseppe e Beatrice, che talvolta trovo citata anche come Anna Maria e con il cognome Rizzi (?), ha un fratello Giuseppe e le sorelle Beatrice, Maria e Matilda. Dopo il breve soggiorno nel capoluogo molisano, forse già dal 1882, ancora bambino, si trasferisce con tutta la famiglia a Roma. Intraprende giovanissimo la carriera militare e a soli 18 anni, nel 1895, è già Sottotenente  5 Reggimento Bersaglieri, XIV Battaglione, 2^ compagnia. A Roma, nel 1905 sposa Angela Marini (1899- ?) di Eugenio e Caroline Boakes, da cui ha avuto Eugenia Emilia Anna Maria (Torino, 15.05.1906 – Coyhaique, Aysen 22.02.2003); Carlo (Roma 15.06.1909 – Tirana 13.09.1943, Medaglia D’Oro al V.M.); Vittorio Emanuele (1911) e Alberta (1908-1921).

GIUSEPPE PIRZIO BIROLI (Campobasso 27.05.1879 – ?)

Anche Giuseppe nasce, sempre nel periodo del soggiorno molisano, a Campobasso, ed esattamente in “strada concerie al numero settanta”, il 27 maggio del 1879 (Comune di Campobasso, Atti di Nascita, 1879, n. 214 del 31.05.1879). Ignoriamo il nome attuale della strada, ma non nascondiamo che saremmo interessati a conoscerne il toponimo odierno. Nel registro comunale il nome completo è Giuseppe Alessandro Achille. Come il fratello maggiore, intraprende una brillante carriera militare e, divenuto capitano dei Lancieri di Novara, conosce a Treviso la nobildonna Idanna Savorgnan di Brazzà, che sposa il 27.06.1914. Da questa unione nascono Deltamo (1915 – 2006 famoso studioso e africanista), Giacomo (1920 – ?) e Marina (Roma 06.04.1922 – Losanna, 17.07.2002). Nel 1932 partecipa alle Olimpiadi di Los Angeles come capitano della squadra italiana di tiro al piattello.

Il contributo di un lettore:

Ringrazio e riporto quanto il Sig. Mario Gravina mi scrive da Campobasso il 30.03.2015: “Riguardo all’articolo sui due fratelli Pirzio Biroli posso, quasi con assoluta certezza, affermare che “Strada Concerie” a Campobasso è l’attuale Via Marconi, un tempo sede di numerose concerie e via centralissima del nostro capoluogo che, tra l’altro, termina innestandosi proprio su via Orefici, l’altra strada citata in uno degli atti di nascita lì descritti. Detta strada, prima di essere intitolata al famoso scienziato e, successivamente al toponimo “Concerie”, era stata chiamata via XX settembre, in omaggio alla risorgimentale presa di Roma del 1870. Complimenti per le notizie, molto interessanti”.

Video: Le nozze di Umberto Pirzio Biroli con Luisa Sambo di Cinecittà Luce

https://www.youtube.com/watch?v=2DXv4DA6UIM

Bibliografia minimissima:

AA.VV., Annuario Militare del Regno d’Italia, Ufficiali in servizio attivo permanente ed impiegati civili aggiornato al 31 dicembre 1909, vol. I, Enrico Voghera Tipografo Editore del Giornale Militare, Roma, 1910.

Spreti V., Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. Governo d’Italia compresi: città, comunità, mense vescovili, abazie, parrocchie ed enti nobili e titolati riconosciuti, Volume 2, Forni, Bologna, 1935, p. 180.

Savino E., La nazione operante. Albo d’oro del fascismo, profili e figure, 3000 illustrazioni, Istituto geografico De Agostini, Novara, 1937, p.156.

Formiggini A. F., Chi è? Dizionario degli Italiani d’oggi, Casa Editrice Cenacolo, Roma, 1940, p.755.

Araldi V., Generali dell’Impero. I condottieri della guerra in A. O., Editrice Rispoli Anonima, Napoli, 1940, pp. 57-63.

Pirzio Biroli A., ….perchè i combattenti del montenegro sappiano!, Governatorato del Montenegro, Ufficio Militare, Cettigne, gennaio, 1942 – XX.

Del Boca A., Gli Italiani in africa Orientale. La caduta dell’Impero, Laterza, 1982, p. 116.

Scotti G., Viazzi L., Le aquile delle Montagne nere: storia dell’occupazione e della guerra italiana in Montenegro (1941-1943), Milano, Mursia, 1987, p. 75.

Conti C., L’occupazione italiana dei Balcani. Crimini di guerra e mito della “brava gente” (1940-1943), Odradek, Roma, 2008.  ISBN 978-88-96487-92-6.

Von Hassell F., I figli strappati: 1932-1945 : dall’Ambasciata di Roma ai lager nazisti, Edizioni dell’Altana, 2001.

Per saperne di più:

http://archives.eui.eu/en/isaar/359

http://www.criminidiguerra.it/ElenCrimDett.shtml

http://netlibrary.net/articles/alessandro_pirzio_biroli

http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Pirzio_Biroli

http://www.anpi.it/donne-e-uomini/carlo-pirzio-biroli/ http://www.ippocampoviserba.it/sottopagine/nelson.htm http://www.laziowiki.org/wiki/Pirzio_Biroli_Luigi_Nelson

http://www.castellodibrazza.com/casa-delle-rose/il-progetto-habitat-brazza http://www.quirinale.it/elementi/Onorificenze.aspx?pag=0&qIdOnorificenza=8 http://italianmonarchist.blogspot.it/2013/11/general-alessandro-pirzio-biroli.html

http://www.sports-reference.com/olympics/athletes/pi/alessandro-pirzio-biroli-1.html http://www.rivistadirittosportivo.coni.it/it/atleti/scheda-atleta/scheda_atleta/682.html

http://wikipedia.sapere.virgilio.it/wikipedia/wiki/Discussione:Alessandro_Pirzio_Biroli  http://ricerca.gelocal.it/messaggeroveneto/archivio/messaggeroveneto/2006/04/01/UD_05_UDE1.html

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I PARADISO, UNA FAMIGLIA DI “FUOCHISTI” PER MESTIERE E PER PASSIONE, DA CAMPOBASSO A CAMPOLIETO

CAMPOLIETO (CB),Marino i AL CENTRO E Mostra con i Suoi operai le bombe per i fuochi d'artificio 1923  Emilio Marino con i suoi Collaboratori seduto sulla bomba "Tripoli"  su Ancestry Fusto artigianale di cannone

CAMPOLIETO (CB), 1923. Emilio Marino (genero di Francesco Paolo Paradiso) al centro con il fusto artigianale del cannone per lo sparo della bomba “Tripoli” e i suoi operai con le bombe per i fuochi d’artificio Sulla targa centrale è la dicitura “TRIPOLI /  F(rancesco)P(aolo)P(aradiso)/. Foto pubblica tratta dal sito web di Ancestry.it

Tempo fa ho casualmente rinvenuto sulla rete alcune notizie sulla vita artistica del campobassano Francescopaolo Paradiso trapiantato in età giovanile, nella vicina Campolieto dove su richiesta del Barone Avv. Francesco Iannucci (1875 – 1942), impiantò la sua già avviata attività di esperto fuochista pirotecnico. Ne ho tratto spunto per una prima sommaria ricostruzione della sua famiglia e dell’origine di quest’arte, tramandata per alcune generazioni da padre in figlio con la speranza che possa essere, di stimolo per ulteriori e ben più approfondite ricerche.

I PARADISO

La famiglia Paradiso di Campobasso ha origine con Antonio Lonardo Paradiso o Lionardo Antonio (San Bartolomeo in Galdo 12.09.1820 – Campobasso, 19.05.1894). Questi si sposa una prima volta con Anna Maria Biondi (Ariano Irpino 09.09.1821 – ?) da cui ha Carmine Antonio e nuovamente con Nunziata Biondi da cui ha invece Francescopaolo. Nell’atto di morte conservato nel capoluogo molisano e registrato al numero 127 con l’errata trascrizione del cognome da Paradiso in  Paradisi troviamo che “ a ore antimeridiane dodici e minuti dieci, nella casa posta in strada Orefici al numero ventidue, è morto Paradisi Leonardo, di anni settantasei, pirotecnico, residente in Campobasso, nato a S. Bartolomeo in Galdo, da fu Francesco, (…) da fu Pepe Angelamaria, vedovo di Biondi Annamaria e marito di Biondi Nunzia ”. Presenziano nell’atto come testimoni i colleghi fuochisti Falcone Domenico e Caporaso Antonio.

Il figlio, Carmine Antonio (Campobasso 15.07.1852 – ?), ne apprende e continua la professione con la quale termina purtroppo tragicamente la vita nel settembre del 1886 o 1887, in una località ancora oggi sconosciuta. Non risulta infatti nel registro dei defunti di Campobasso di questi anni. Dal matrimonio contratto con Rosa Poce (nata a Campobasso 1854), figlia di Francesco Paolo e Raffaela Maria Colucci, ha almeno due figlie; Concetta, la prima, muore a soli 4 mesi di vita il 04.11.1886 e Maria Concetta (1882-1917), convolata a nozze con Michele Arcangelo Berardinelli (1880-1958) di Pietracatella ( CB ) con il quale si trasferisce a New York.

Un altro fratello Francesco Antonio (Campobasso 13.03.1866, Campolieto 18.02.1929)  meglio conosciuto come Francescopaolo Antonio, figlio della seconda moglie, Nunzia, si sposa a Campobasso il 24.03.1888 con Maria Francesca De Renzis (1865-1965), figlia di Giuseppe e Concetta Santoro. Un terzo fratello, Nicola Antonio nasce il 07.06.1875 e muore improvvisamente a soli tre anni. Francescopaolo ha un figlio ha cui dà il nome dell’avo paterno ovvero Leonardo ( Campobasso 25.02.1889, Campolieto, 1958 ?). Alla scomparsa di Francesco Paolo l’attività della fabbrica di fuochi impiantata a Campolieto viene ripresa e continuata fino alla fine del secondo conflitto mondiale dal genero Milj« (z«), Emilio Marino  (1899 – 1973) come era chiamato a Santa Croce di Magliano sua patria natia.

EMILIO MARINO

Marino Emilio, proveniente da S. Croce di Magliano, proseguì la sua arte pirotecnica con il valente artista Francescopaolo Paradiso in Campolieto. Qui affinò l’arte della pirotecnia e con la scomparsa prematura del suo maestro, nonchè suocero, rilevò la fabbrica dei fuochi pirotecnici portando avanti con lo stesso entusiasmo, passione ed abnegazione quanto di buono aveva fatto assieme al suo predecessore. In poco tempo si affermò riscuotendo successi nella Provincia ed in altre Regioni d’Italia con premiazioni e madaglie d’oro propagandando il nome del suo paese adottivo “Campolieto”. Attestati della Federazione dei Fasci di Combattimento del 1941 dimostrano quanto fu apprezzata e riconosciuta superiore la sua arte. (vedi nelle foto documento rilasciato dal P.N.F. di Campobasso). Non c’erano paesi dove, dopo aver eseguito lo spettacolo dei fuochi pirotecnici, che non si complimentavano con il Comune di Campolieto plaudendo la genialità artistica del valente pirotecnico. (vedi nelle foto documento del 1937 rilasciato dal podestà Dott. Celestino Mariani) Tra le tante onorificenze ci furono anche momenti tristi. Nel 1939 del 14 Agosto, in Lucera (FG), mentre preparavano il materiale destinato agli spari avveniva una rapida combustione tanto da far esplodere tutto il contingente che il Marino aveva trasportato a Lucera per le feste in onore della Vergine Assunta di quella città. Nello scoppio trovarono pertanto morte miseranda il fratello Giuseppeantonio di anni 35, De Marco Luigi di anni 47 da Campolieto, Santoro Francesco di anni 33 da Pontelandolfo, nonchè il proprietario del locale adibito a deposito provvisorio. Rimasero feriti gli autisti Pizzuto Vittorio di anni 23 e Josuè Antonio di anni 25 entrambi da Monacilioni. (vedi tra le foto l’articolo di giornale) Non rimase vinto dalle disgrazie che colpirono la sua azienda; ma queste valsero ad aumentare la sua passione con dedizione verso la nobile arte ed al lavoro”.

Testo libero consultabile nel sito web Ancestry.it

CAMPOLIETO  Emilio Marino pirotecnico fuochi artificio pirico attestato fascismo

La mostra sulla storia dell’arte Pirotecnica a Campolieto, “disegnare nel cielo”  

Organizzata dal Circolo Culturale “La Strina” e inaugurata il 25 luglio 2013 nei locali della Biblioteca Comunale di Campolieto, la mostra “Disegnare nel cielo”, ha documentato un’antica e nota fabbrica di fuochi di artificio attiva a Campolieto nella prima metà del XX secolo e conosciuta in molte regioni del centro-sud Italia. Nell’esposizione temporanea sono stati raccolti molti documenti, foto d’epoca e strumenti appartenuti alla premiata Ditta Paradiso (poi Marino) utilizzati per la costruzione e il lancio del materiale pirotecnico in cielo, nonché diversi attestati, premi di benemerenza e medaglie al valore, quaderni con appunti e formule per il confezionamento delle bombe, teli dipinti a mano che venivano sparati a 200 m di altezza e fatti scendere con un paracadute. Tutto il materiale è stato concesso da un erede del titolare della fabbrica, Franco Marino.

Per maggiori informazioni:

Associazione Circolo culturale “La Strina”, Via Ripe 11, Campolieto (CB)

Presidente Sig. Luca Mariano, tel. 3289484822, mail info@lastrina.it

VIDEO della Mostra del 2013:

https://www.youtube.com/watch?v=2kjsN9PqqIg&spfreload=10

https://www.youtube.com/watch?v=qioD1R5J6nE&spfreload=10

Per saperne di più:

http://monacilioni.altervista.org/fattifatterelli.html http://lastrinacampolieto.files.wordpress.com/2014/05/presentazione-modificata.pdf http://www.santacroceonline.com/cultura/Scrittori/capriglione/poesie/nuova_versione/fuochi.pdf

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FLUTTUAZIONE E VARIAZIONE DEI COGNOMI ANTICHI. Il caso del gruppo cercese dei Cipolla, alias Cipullo

CERCEMAGGIORE Domenico Cipolla matrimonio 1815 molise storia genealogia

CERCEMAGGIORE (CB). Documento di Stato civile, che attesta l’avvenuto matrimonio fra Agata di Florio e Domenico Cipolla il 13.10.1815.

I nostri cognomi hanno spesso avuto una lunga genesi formativa; molti nel tempo hanno subito anche sostanziali variazioni prima di fissarsi nella forma attuale da noi conosciuta. Si prenda il caso molto comune relativo ai Cipullo, ma che è applicabile a tanti altri. Si tratta di un cognome pan italiano, quindi diffuso in quasi tutta la penisola, ma con una maggiore concentrazione in Campania e, in particolare, nell’antica circoscrizione della Terra di Lavoro, dove è presente anche la variante Cepullo; Cepolla è invece particolarmente concentrato ad Arnone (od. Comune di Cancello e Arnone CE) e Cipullo a Grazzanise (CE). Quest’ultimo è in realtà presente e attestato in tutta l’odierna provincia di Caserta, con ben 63 presenze a Santa Maria Capua Vetere e 31 ad Aversa. In Molise tale cognome è circoscritto ai soli centri di Cercemaggiore, Ferrazzano, Vinchiaturo e Campobasso. A Cercemaggiore ne ritrovo notizia già dal 1694 in una causa criminale contro Berardino e Domenico Ciccone, rei di un omicidio a colpi di scure contro tal Caterina Cepolla. Nel catasto onciario di Cercemaggiore sono inoltre documentati alcuni gruppi dei Cipolla, con i “bracciali” Giovanni, Giuseppe sposato con Caterina Zappone, un “Domenico di Nicola Cipolla garzone” sposato con Dorotea Cafardo. Agli inizi del XIX secolo il cognome è registrato ancora nella forma più antica di Cipolla, ma si inizia a confondere per poi sparire totalmente dalla seconda metà del medesimo, senza una apparente logica ma solo per un criterio di scelta (probabilmente casuale) del trascrittore comunale del momento trasformandosi nella forma dialettale di Cepullo indi Cipullo e, raramente, anche in Cipulla o Cippolla. Tutti i casi di variante documentano comunque un unico ceppo di origine, oggi attestato dalla sola forma cognominale di Cipullo. Ecco così che una medesima coppia può comparire nei documenti comunali con diverse variabili, dove il padre talvolta è annotato come Cipulla, Cippolla o Cipullo e dove addirittura i figli hanno il cognome diverso gli uni con gli altri nel medesimo gruppo familiare! A tal riguardo si veda una Benedetta Cippola “di Matteo, e Orsola di Elia” morta il 22 settembre 1814 e nell’anno seguente una “Mariantonia Cipullo, figlia di Matteo Cipulla, e Orsola di Elia” morta a tredici giorni dalla nascita il 14 settembre del 1815.

Bibliografia minimissima:

De Felice E., Dizionario dei cognomi italiani, Oscar Studio Mondadori, Cles (TN), marzo 1979.

Francipane M., Dizionario ragionato dei cognomi italiani, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, novembre 2005, pp.388-389. ISBN 88-17-00764-1 .

Vannozzi S., Nomi e Cognomi. Le famiglie di Cercemaggiore nei secoli, Editore Associazione Millemetri onlus, Arti Grafiche La Regione, Ripalimosani, maggio 2008, pp. 42-43.

Sull’argomento in generale:

http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/bartolomeo-cipolla/

http://it.wikipedia.org/wiki/Cipolla_%28famiglia_siciliana%29

http://it.wikipedia.org/wiki/Cipolla_%28famiglia_veronese%29

http://www.dormireinpiemonte.com/clubcognome/cognome-cipollone/

https://it-it.facebook.com/OrigineCognomiItaliani/posts/716140125068555

http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?f=3&t=7820&sid=5b793478f41744c1e47be55ff0c317a8

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