LA MEDAGLIA DI ISABELLA CARAFA DUCHESSA DI CERCEMAGGIORE

Medaglia celebrativa di Isabella Carafa Duchessa di Cercemaggiore

Medaglia celebrativa di Isabella Carafa Duchessa di Cercemaggiore

Ho avuto notizia una prima volta, negli anni ‘90 dell’esistenza di una rara medaglia della Duchessa di Cercemaggiore da un noto perito numismatico di Campobasso, che ne aveva avuto fra le mani un esemplare venduto tempo prima a un collezionista. Da allora ho cercato di saperne qualcosa in più e di rintracciarne almeno un’immagine. Senza perdermi d’animo e insistendo nella ricerca, dopo aver lasciato ogni speranza sulla promessa di vedere prima o poi l’esemplare “molisano”, o almeno una sua foto, qualche anno fa sono finalmente riuscito in quello che sembrava ormai un’impresa perduta.

L’oggetto del mio lungo peregrinare e che mi accingo ora brevemente a illustrare è una medaglia coniata nel 1626, in occasione della donazione fatta da Isabella Carafa per l’ampliamento del Convento dei SS. Apostoli in Napoli.

Donna Isabella Carafa, figlia unica di Ottavio e Maria Tuttavilla, fu Signora di Baselice dal 1590 al 1613. Ottenne suo malgrado le terre paterne alla morte del genitore, a poco più di un anno di età.  Il 18 febbraio 1602, appena tredicenne, era andata in sposa al cugino Don Girolamo Carafa, patrizio napoletano e secondo Duca di Cercemaggiore, subentrato nel titolo e dominio di questa Terra a seguito della morte del padre Diomede, avvenuta nel 1601. Era molto ricca, avvenente e non poteva certo che sperare in un avvenire ancora più felice e, invece, tutto cambiò con la scomparsa prematura del giovane consorte. Rimasta vedova a soli ventidue anni, nel pieno fiorire della giovinezza (era nata nel 1589) e senza figli, dopo un breve periodo di meditazione sul cammino da intraprendere, decise per una vita dedicata al prossimo e alla preghiera. Nel 1616 prese i voti religiosi, entrando nel monastero della Sapienza a Napoli con il nome di Maria Maddalena, e nel 1617 fondò il monastero di Betlemme, dove passò più tardi gli ultimi anni della sua esistenza terrena. La religiosa dotò ampiamente la Chiesa dei SS. Apostoli dei Padri Teatini “i quali nel 1626 la rifabbricarono dai fondamenti a spese d’Isabella Carafa, Duchessa di Quercia Maggiore”. La posa ufficiale della prima pietra avvenne il 4 novembre del medesimo anno alla presenza dell’arcivescovo Francesco Boncompagni. Nella fossa di fondazione, all’interno di una cassetta, venne posta una lunga iscrizione con le informazioni sulla munifica donatrice: “in ampliorem augustiorem formam instaurandam curarunt, ad id opus piè, et liberalitèr legata pecunia ab Isabella Carafa Ducissa Cerciæ Majoris, quæ terreno sponso viduata sua omnia Ecclesiis, et pauperibus, se verò ipsam Mariæ Magdalena assunto nomine, Christo Cælesti Sponso in Sacro Monasterio S. Maria de Sapientia aeterno Connubio dedicavit”. La Duchessa si spense santamente nel convento delle suore domenicane riformate da lei fondato, il 17 dicembre del 1655, all’età di circa 66 anni.

La medaglia è in bronzo e misura un diametro di 70 mm. Presenta al dritto lo stemma della famiglia Carafa, entro uno scudo accartocciato e sovrastato da una corona ducale cimata da otto fioroni d’oro (cinque visibili) bottonati da una perla e sostenuti da punte, intorno al quale corre la dicitura ISABELLÆ . CARAFÆ . DUCISSÆ . CERCIÆ MAIORIS MUNIF(icentia), traducibile per “Munificenza di Isabella Carafa Duchessa di Cercemaggiore”; al verso, la figura di Maria Maddalena, in piedi e a capo scoperto, reggente con la mano sinistra un unguentario, mentre in basso a sinistra è il modello della erigenda chiesa dei SS. Apostoli. Intorno corre la legenda: «OPTIMAM . PARTEM . ELEGIT. SIBI . MARIA. = 1626», con chiaro riferimento al passo evangelico “Optimam partem elegit sibi Maria Quae non auferetur ab ea in Aeternum”, ovvero “Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta in eterno”. L’iconografia femminile qui rappresentata, documenta il persistere di un’ultrasecolare confusione e identificazione fra le diverse figure di Maria Maddalena, Maria sorella di Lazzaro e un’anonima peccatrice che asciuga con i propri capelli i piedi di Cristo (Lc 7, 36-50). Riportiamo il passo evangelico a cui si riferisce l’iscrizione presente nella medaglia (Lc 10: 38-42):

Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».

Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta».

CERCEMAGGIORE Isabella Carafa medaglia numismatica aldimari

Di questa medaglia “cercese” si conoscono due esemplari, conservati in raccolte pubbliche nei rispettivi medaglieri del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, collezione Santangelo, e nel Museo Stefano Bardini di Firenze.

Bibliografia essenziale:

Silos G., Historiarum Clericorum Regularium (…), Vitale Mascardi, Roma, 1650, p.523.

Aldimari B., Historia genealogica della famiglia Carafa, parte 2, Stamperia di Giacomo Raillard, Napoli, 1691, pp. 440-442.

Salmon T., Lo stato presente di tutti i paesi, e popoli del mondo (…), vol. XXIII, Stamperia di Giambattista Albrizzi, Venezia, 1761, p. 48.

Sarnelli P., Nuova guida de’ forestieri. Curiosi di vedere ed intendere le cose più notabili della Real Città di Napoli (…), Erede di Saverio Rossi Librajo, Napoli, 1782, p. 96.

Pierro G., Storia di Cercemaggiore (Benevento), Francesco Sicignano & F., Valle di Pompei, 1924, p. 116.

«Bollettino del Circolo Numismatico Napoletano», nuova serie, Anno XXXVI, Istituto della Stampa, Napoli, Gennaio – Dicembre, 1951, pp. 26-27 e seg.

Siciliano T., Memorie metalliche delle Due Sicilie (1600-1735), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1957, p. 27, n. 26.

Morrone F., Storia di Baselice e dell’alta Valfortore, Arte Tipografica, Napoli, luglio 1992, pp. 226-232.

Cassani S., Civiltà del Seicento a Napoli, volume 2, Azienda autonoma di soggiorno e turismo a Napoli, Electa Napoli, Napoli, 1998, p. 350.

Toderi G., Vannel F., Medaglie e placchette del Museo Bardini di Firenze, Polistampa, 1998, p. 89.

Sulla figura iconografica della Maddalena:

http://it.cathopedia.org/wiki/Santa_Maria_Maddalena

http://ontanomagico.altervista.org/catari-approfondimento.htm

http://www.uccronline.it/2010/11/13/il-rapporto-tra-gesu-e-maria-maddalena/

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Una risposta a LA MEDAGLIA DI ISABELLA CARAFA DUCHESSA DI CERCEMAGGIORE

  1. Nicola Franco ha detto:

    Sempre interessanti le tu ricerche. N..Franco

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