LE “STUFE” di ROMA NEL RINASCIMENTO nel ricordo toponomastico di una vecchia insegna viaria.

ROMA via Stufa toponomastica rione IX toponimo  romanistica

ROMA, Vicolo Doria già Vicolo della Stufa (Rione IX Pigna). La vecchia tabella ottocentesca dipinta sul muro laterale di Palazzo Doria Pamphilj, angolo Via del Plebiscito. Foto di Stefano Vannozzi, Febbraio 2013.

Giorni fa trovandomi a un appuntamento in attesa di un amico sotto Palazzo Bonaparte, all’ angolo con il Vicolo Doria, e di fronte al Palazzo di Venezia, l’attenzione è caduta su alcune labile lettere iscritte sopra un’edicola di giornali. Si tratta di una vecchia indicazione viaria dipinta sul muro fatiscente di palazzo Doria e che, un tempo, denominava il vicolo detto allora “della Stufa”. La vecchia tabella toponomastica risalente alla seconda metà del XIX secolo riporta in alto il rione nono (Rione Pigna) e la dicitura “VICOLO DELLA STUFA”. E’ una fortuna che i restauri della facciata di Palazzo Doria eseguiti alcuni anni addietro abbiano interessato solo il prospetto esterno lungo via del Plebiscito, altrimenti tale indicazione sarebbe andata, forse, irrimediabilmente perduta. Sono infatti diversi i casi già avvenuti di scritte murali di varie epoche perdute in rifacimenti e “restauri” senza lasciare alcuna traccia, come per la grande scritta commerciale della “Ditta fratelli Finocchi” cancellata oltre un decennio fa nel primo tratto di Corso Vittorio Emanuele II (angolo Via Arco de’ Ginnasi) prima di largo di Torre Argentina. In questo caso speriamo che detta insegna venga invece documentata,recuperata e riconsegnata alla città come documento storico e non solo toponomastico di un tempo ormai passato.

Delle tre “via della Stufa” ancora esistenti a Roma sul finire del XIX secolo, nella toponomastica odierna non è rimasta traccia alcuna. Una di queste era vicina a Via Arenula, le altre due sono ora denominate rispettivamente Via dei Gigli d’Oro (dove un tempo era una nota osteria del Cedro) e Vicolo Doria, appunto, sotto l’omonimo palazzo.Umberto Gnoli ricorda un altro vicoletto della Stufa che era a piazza Colonna, di fianco al palazzo degli eredi Veralli, cioè fra detta piazza e S. Maria in Via, da identificare forse proprio con il vicolo di Piazza Rosa e un altro Vicolo della Stufa, in Ghetto, nel rione S. Angelo. Nel XVII secolo era noto un “teatro alla Stufa dei Millini” nei pressi della strada ora denominata Via del Teatro Pace dopo Tor Millina. Il Vicolo della Stufa dei Millini è identificato da alcuni studiosi con l’odierno Vicolo dei Granari. Al rione Ponte era invece un Vicolo della Stufa secca delle Donne chiamato anche piazzetta della Stufa e il vicolo delle Telline anche vicolo della Stufa

La stufa di Parione (rione VI) era probabilmente posta dietro l’abside di S. Maria in Vallicella mentre in una guida anonima del 1846 e in un’altra del 1856 troviamo un vicolo della Stufa e una Via della Stufa alla Regola posti rispettivamente: il primo al rione IX e la seconda nel rione VII nei pressi di Via de’ Sediari. Il toponimo “stufa” un tempo diffuso nel cuore della Roma papale e che nel tempo originò diversi toponimi (come sopra illustrato) deriva dalle stufe secche o bagni termali ampiamente diffuse a Roma, in sostanza in ogni rione della città, prima dei drastici rigori imposti dalla controriforma che li riteneva luoghi di aperto malcostume e promiscuità. Si ritiene comunemente che l’introduzione di Stufe o bagni terapeutici in Roma sia dovuta ai Tedeschi. La prima stufa a Roma si dice la aprisse nel 1422 un barbiere tedesco, naturalizzato con il nome di Angelino Corrado, all’angolo del vicolo di Parione con via della Pace, in uno stabile di proprietà dell’ospedale teutonico annesso alla chiesa di S. Maria della Pace.

Recenti studi e pubblicazioni hanno messo in luce documenti che attestano la locazione e gestione di tali impianti, specie e proprio a cura di Alemanni e Todeschi. E’ il caso di un’Anna de Augsburg balneum publicum in eadem (urbe) decenter exercentes per un esercizio detto appunto“Stufa dei Tedeschi”, o quella di un contratto di locazione di un locale in Parione dato a “Maistro Antrea de Straubin todeschi compagni et me Iacobo de maistro Valerio de Viterbio de una stufa et casa secondo sondo scritti qua di sotto et primo Io Iacobo de maistro Valerio de Viterbo alloco ad maistro Giorgio d’Orrigo detto et maistro Antrea compagno predetto una mia casa posta nel rione di Parione et contrada di Satro ad presso le cose di maistro Stefano dea Venafro medico et le cose di Santa Barbara et altri soi confini per dece anni proximi incominciando a dì primo de febraro 1501

Nella Roma rinascimentale le Stufe erano talmente diffuse e di uso comune che, come scrive il Pecchiai sembra che “Michelangelo stesso si può dire vi andasse a scuola, o meglio a tenersi in esercizio, e si diceva che frequentasse specialmente una stufa esistente sulla piazza Scossacavalli che appartenne anche a Raffaello”.

ROMA Piazza di Venezia tram cartolina illustrata tram collezionismo

Bibliografia essenziale: 

Corografia di Roma ovvero descrizione, e cenni istorici de suoi monumenti, tomo unico, Tipografia delle Scienze, Roma, 1846.

Roma descritta ne’ suoi monumenti, nelle sue attuali istituzioni e nelle opere di arti, Roma, 1856.

Gregorovius F., Storia della città di Roma nel medio evo dal secolo V al XVI, volume I, G. Antonelli, Venezia,1875.

Gnoli D., La Roma di Leon X, quadri e studi originali annotati e pubblicati a cura di Aldo Gnoli, Editore Ulrico Hoepli, Milano, 1938.

Pecchiai P., Roma nel cinquecento, volume 13, Istituto di Studi Romani, Licinio Cappelli Editore, Bologna, 1948.

Gnoli U., Topografia e Toponomastica di Roma medioevale e moderna, (supplemento), Edizioni dell’Arquata, 1984.

Adinolfi P., Roma nell’età di mezzo, Rione Ponte, tomo II, Le Lettere, 1989.

AA.VV., Taverne, locande e stufe a Roma nel Rinascimento, Roma nel rinascimento, 1999.

Annoscia G.M., Fonti e strutture per la conoscenza del sistema idrico a Roma nel Medioevo, Aracne Editrice,Roma, luglio 2007.

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