VENAFRO è…

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Έτσι, δεν γνωρίζω  (Socrate)

Da quasi trent’anni ci eravano ripromessi di visitare Venafro e il suo centro storico. A parte una breve visita guidata risalente a due decenni fa, Venafro restava sempre come e solo, la tappa obbligata di sosta e passaggio tra Campobasso e Roma (e viceversa). Nelle ultime festività natalizie, con lo spunto d’incontrare fugacemente l’Arch. Franco Valente dopo nostre numerose e reiterate promesse, l’occasione è finalmente balzata, non per una ma per ben due visite di approfondimento che ci hanno portato alla scoperta di una città d’arte probabilmente ancora poco valorizzata e conosciuta. Eppure il centro di Venafro presenta oltre al già noto castello Pandone, recentemente arricchito di una nuova e pregevole pinacoteca, e al Museo Archeologico Nazionale presso il complesso monastico di S. Chiara, un tessuto architettonico e artistico invidiabile, certamente superiore a molti altri centri del Molise. Per la bellezza delle sue cupole, di smaglianti campanili e la scelta di alcune ardite soluzioni architettoniche, è paragonabile a una piccola Napoli, emula dei migliori fasti della vecchia capitale partenopea. Fra strade e viuzze non manca di sorprenderci palazzi nobiliari, stemmi, chiese, oratori ed elementi vari, decorazioni, stele, epigrafi della città romana, che denota l’alto livello economico artistico e culturale raggiunto ai primordi dell’età moderna.

La piccola cittadina offre al visitatore una serie di percorsi e tematiche diverse, da sorseggiare con calma a piccole dosi… Venafro non è solo la città dell’olio, ma la città dell’archeologia, dell’architettura militare, del rinascimento, del barocco, e della nostra storia risorgimentale.

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Venafro… in pillole:

Tralasciando le notizie mitiche sulla sua fondazione che si vuole attribuita al compagno di Odisseo, Diomede, Re di Argo figlio di Tideo e di Deipile, una delle figlie d’Adrasto, il centro di Venafro vanta origini sannitiche attestate almeno dal III secolo a.C..

Ritrovamenti archeologici avvenuti in diversi tempi e in più punti della piana venafrana documentano ampiamente l’esistenza d’insediamenti umani già in epoca preistorica. La sua posizione cruciale fra il Sannio, la Campania e il Lazio ne ha fatto da sempre un punto strategico ed economico di notevole importanza. Durante la Guerra Sociale, il frentano Mario Egnazio la prese a tradimento e fece strage di sei coorti romane. Anche Silla la rase al suolo. Nel gennaio del 49 a.C. Pompeo Magno venendo da Teano, vi fece sosta. Augusto ne dedusse una colonia per i suoi veterani (Colonia Augusta Julia Venafrum), distribuendone le terre con una centuriazione a maglie regolari e con una sistemazione urbanistica dell’abitato ancora oggi parzialmente conservata e perpetuata nella pianta del centro storico. Sempre in epoca augustea molta attenzione fu data alla realizzazione di un acquedotto (Rivus Venafranus) che portava l’acqua alla colonia dal fiume Volturno nei pressi di Rocchetta. Rinomata per fertilità e amenità, è ricordata da numerosi autori latini fra cui Orazio, che la decanta come luogo di villeggiatura, e Plinio il Vecchio il quale parla di una sorgente diuretica lì situata. In epoca romana vanta di una sviluppata economia con il rinomato olio che secondo la leggenda fu portato da Licinio, il quale ne parla in molte sue opere. Il mito dell’olio di Venafro ha la sua culla in Catone (De Agricoltura, VI, 2), allorché il Censore esalta la varietà d’oliva liciniana che sarà poi alla base delle fortune della cittadina. Anche Varrone non è da meno quando scrive “Qual farro puossi paragonare a quello della Campania, quale grano a quello dell’Apulia, quale vino al Falerno, quale Olio a quel di Venafro?” (Varrone De Rustica Lib. I). La cittadina ebbe un ruolo fondamentale anche e soprattutto nell’Alto Medioevo, divenendo sede episcopale già dal V sec. d.C. .

Fra il 774 e il 787 la piana di Venafro fu interessata dal passaggio delle truppe di Carlo Magno che si scontrarono con quelle dei Longobardi del Principato di Benevento. Più volte danneggiata da eventi bellici, fra il XVI e il XVIII secolo, la città visse un’epoca di espansione e di benessere, con la costruzione o ampliamento di numerosi conventi, chiese e palazzi nobiliari che hanno cambiato il volto della città trasformandola in una piccola capitale dell’arte.

Nel 1860 durante le fasi di guerra precedenti l’annessione al Regno di Sardegna (poi Regno d’Italia) fu nuovamente al centro d’importanti eventi storici. Il 24 e il 25 ottobre 1860 Venafro ospitò Vittorio Emanuele II di Savoia in viaggio per recarsi a Teano ad incontrare Giuseppe Garibaldi. L’anno seguente venne (non senza polemiche) distaccata dopo una plurisecolare unione, dalla Terra di Lavoro e aggregata definitivamente alla Provincia di Molise. Venafro è l’unico paese molisano a poter vantare anche un titolo di città del cinema. Fra il novembre del 1957 e il gennaio del 1958 i suoi vicoli e i suoi palazzi sono stati lo scenario principale per l’ambientazione di un film di Co-produzione italo-francese con Totò e Fernandel, in veste di protagonista principale, uscito nelle sale cinematografiche con il titolo “La Legge è Legge”.

Bibliografia essenziale:

AA.VV., Venafro, Cosmo Iannone Editore, gennaio 1996.

Alterio F., L’olivo di Venafro, viaggio nel cuore agricolo del Mediterraneo, Volturnia Edizioni, 2011.

Cotugno G., Memorie istoriche di Venafro, Stamperia della Società Filomatica, Napoli 1824.

Morra G., Storia di Venafro; dalle origini alla fine del Medioevo, Studi e documenti sul Lazio meridionale, pubblicazioni cassinesi, Montecassino 2000.

Garrucci R., Venafro illustrata coll’uso delle lapidi antiche, Roma 1874.

Sannicola G., Poche parole sulla città di Venafro e sul monumento eretto nella stessa in onore di Licinio, Giuseppe Fattorini, Napoli 1845.

Monachetti G.A., Memorie dell’ antichità di Venafro, Napoli 1683.

Tedeschi C., I Milanesi a Venafro: descrizione, con aggiunta di discorso, ordini del giorno e lettere, Libreria di Francesco Sanvito, Milano 1861.

Valente F., Morra G., Il Castello di Venafro: storia, arte,architettura, Edizioni Enne, Foggia 1993.

Valente F., Venafro, origine e crescita di una città, Edizioni Enne, Napoli 1979.

Valla L., Storia di Venafro, ed. F. Del Prete, Napoli 1905.

Per maggiori informazioni:

http://www.comune.venafro.is.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/Venafro

http://www.sanniti.info/smguer3c.html

http://numis.me/archivio/Venafrum.pdf

http://www.antoniodecurtis.com/legge.htm

http://www.cappuccinifoggia.it/page.php?Id=424

http://www.parcodellolivodivenafro.eu/storia_.html

http://www.academia.edu/1904832/Sculture_antiche_da_Venafrum

http://www.dalvolturnoacassino.it/asp/doc.asp?id=200#.UQlj6R3AdIc

http://www.venafrano.org/castello-pandone-apertura-speciale-per-lepifania/

http://www.francovalente.it/2007/11/29/l%E2%80%99annunziata-di-venafro/

http://www.romansites.com/anfiteatri/venafro_augusta%20iulia%20venafrum.htm

http://archeologicamolise.beniculturali.it/index.php?it/147/vie-di-fiumi-vie-di-monti http://www.originalitaly.it/itinerari/dettaglio/venafro-quattro-passi-tra-arte-e-storia-nel-suo-centro-storico

http://www.francovalente.it/2012/01/22/venerdi-27-gennaio-2012-lolivo-di-venafro-di-ferdinando-alterio/

http://www.regione.molise.it/web/turismo/turismo.nsf/0/992ED6D1DBCB0045C125754600388345?OpenDocument

http://www.francovalente.it/2010/05/16/storia-di-venafro-dal-1848-in-poi-manoscritto-anonimo-attribuito-a-francesco-lucenteforte/

http://molise.beniculturali.it/index.php?option=com_content&view=article&id=207:castello-pandone-venafro-is&catid=87:castelli-e-musei-storico-artistici&Itemid=198

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3 risposte a VENAFRO è…

  1. Pingback: Campobasso – News » Un incontro con Stefano Vannozzi

  2. Valentina Marino ha detto:

    Ho goduto assieme a te dell’intensa visita a questo superbo borgo, ricco di opere d’arte e di testimonianze storiche. Bisogna parcheggiare l’automobile e passeggiare tra le stradine che si inerpicano nella parte alta e meno nota per poterne assaporare la vera bellezza…

  3. Claudio ha detto:

    Due o tre anni fa o forse più decidemmo per un ponte del primo maggio in Molise. La strada, come spiega l’autore del blog, passa necessariamente per Venafro. Non c’ero mai stato, così per studiarla me ne andai su google. E la mia attenzione fu catturata da questo strano coso che si trova qui:
    41.482743 14.046409
    E’ inequivocabilmente un anfiteatro romano con le case costruite sopra, come a Lucca! Ma quello di Lucca lo sanno pure i gatti, questo qui invece… Infatti una volta a Venafro, chiesi in giro: chi non ne sapeva niente, chi mi mandava a vedere l’altro – quello fuori città, chi confondeva teatro e anfiteatro… Un anziano signore, interpellato, mi disse bonariamente: “mah, a noi mica interessa; sì, l’altro giorno pure due olandesi, ma io non so proprio”. Insomma: Venafro come il Molise è ricca di tesori, ma nessuno lo sa.
    Però mi dicono che il sovrintendente alle antichità è persona capace e competente. E difatti alla fine ho scoperto che l’anfiteatro è al centro di un progetto che prevede di recuperarne le case con le antiche botteghe per darle in gestione a giovani artigiani. Detta così sembra davvero una splendida idea.

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