La bussola lignea della chiesa di S. Maria della Libera di Cercemaggiore (CB)

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CERCEMAGGIORE (CB), chiesa di S. Maria della Libera. Interno del portone antico (particolare) risalente al 1787. Nei primi anni ’70 del XX secolo venne salvato da un gruppo di cercesi che si mobilitarono contro la proposta di una sua sostituzione con un elemento moderno.

I beni culturali costituiscono l’identità di un popolo. Minare il patrimonio archeologico, storico e artistico di una Nazione significa infliggere a quest’ultima una ferita permanente, producendo danni di assoluto rilievo, ben al di là della materiale perdita delle opere sottratte alla fruibilità delle genti, indispensabili alle generazioni future per meglio comprendere il filone storico, culturale e sociale da cui provengono. Il patrimonio culturale, quindi, quale espressione più alta del popolo che lo ha creato, va tutelato da tutti i cittadini (dall’introduzione a La tutela dei Beni Culturali, Origini, funzioni e articolazioni – Legislazione di Tutela, Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, 2008, p.5).

La difesa e tutela del patrimonio storico-culturale, di cui anche chiese, parrocchiali, cappelle, eremi, monasteri e conventi sono parte integrante, è sempre stata oggetto di interventi legislativi appropriati a cui, purtroppo, non sempre ha fatto seguito un regolare controllo e una reale applicazione. Già nel Regno delle Due Sicilie, come era avvenuto precedentemente in altri Stati preunitari, Ferdinando II con reale decreto del 15 maggio 1822 dispose: “ARTICOLO PRIMO. Resta espressamente vietato di togliere dal loro sito attuale i quadri, le statue, e tutti gli oggetti e monumenti storici e di arte, che esistono tanto nelle chiese e negli edilizii pubblici, quanto nelle cappelle di padronato particolare”. Lo stesso sovrano, ritornando sull’argomento in modo più specifico con il successivo regio decreto del 16 settembre 1839, legiferò: “ART. 2. Le autorità suddette cureranno che tali monumenti siano ben conservati a cura de’ proprietarii, e non soffrano degradazione in verun modo. Vigileranno perché non si alteri né si deturpi l’antico con lavori moderni, e  non faranno eseguire restaurazioni senza il superiore permesso da ottenersi per mezzo dello stesso Ministro Segretario di Stato degli affari interni, ed in seguito dello esame o parere della real Accademia di belle arti, e colle norme che la medesima dovrà indicare. Ogni contravvenzione sarà considerata come violazione de’ monumenti pubblici, e come tale punita a tenore di leggi”.

Come dicevamo ancora oggi in materia esistono una serie di leggi che regolano e prescrivono quanto in materia, circa l’eventuale restauro e conservazione degli elementi originari ma che a vedere da taluni risultati, lasciano un poco perplessi.

Purtroppo può accadere che, seppure mossi da sentimenti benevoli e positivi, il risultato finale possa essere invece nettamente negativo quando si agisce in mancanza di competenze specifiche oppure non si possiede una particolare attitudine o sensibilità che permettano la comprensione dell’importanza dei beni destinati alla manipolazione. Questo è forse il caso della scomparsa della bussola antica della chiesa di S. Maria della Libera a Cercemaggiore (CB), sostituita di recente con una simile struttura completamente moderna, e della rimozione degli elementi antichi dal soprastante organo a canne.

La bussola (talvolta detta anche bussolo o tamburo) è un elemento architettonico di accesso agli edifici costituito da un ambiente chiuso separato da due porte, una che dà l’accesso all’esterno e una che lo dà all’interno dell’edificio ove è posta. È un elemento generalmente in legno molto diffuso nelle chiese, dove crea un piccolo vano che precede l’interno delle stesse. Non a caso il Pierro[1] nella sua “Storia del Santuario e del Convento di S. Maria della Libera in Cercemaggiore”, lo antepone d’ingresso alla descrizione interna della chiesa “appena si entra in Chiesa v’è il tamburo, in legno di cerro, costruito nel 1860: al di sopra v’è la tribuna dell’organo, di discrete dimensioni”. Il Miele[2], sulla falsariga, aggiunge solo che all’organo antico “sono state apportate varie aggiunte, provenienti dall’organo del santuario di Madonna dell’Arco (Napoli)”. La bussola, a differenza di quanto brevemente accennata dai due autori, doveva essere più antica (fine del XVIII- inizi del XIX secolo) e semplicemente rinnovata e restaurata fra il 1858-1860, durante i lavori di costruzione delle volte della chiesa in sostituzione dell’antico soffitto ligneo. Come accennavamo sopra, all’organo antico di  S. Maria della Libera nei primi anni ’70 del XX secolo erano state aggiunte parti di elementi spuri, ma pur sempre antichi, provenienti dal santuario domenicano della Madonna dell’Arco[3], frazione di S. Anastasia (NA).

Strutturalmente il portone sembrava essere solido e funzionante anche negli elementi di apertura e di chiusura, che avrebbero richiesto al più una semplice ma accurata revisione. Sulle pareti esterne, rimuovendo lo strato più superficiale della vernice imitante un rivestimento marmoreo, si sarebbero molto probabilmente ritrovate tracce di una precedente e più antica policromia. In altre parole il complesso ligneo necessitava di un serio intervento di restauro conservativo. Tale considerazione resta però attualmente soltanto teorica, perché la bussola è stata dispersa dopo la sua sostituita integrale con un nuovo manufatto. Nella targhetta apposta a lato, a firma autografa dell’allora rettore del santuario, con toni enfatici è testualmente “certificato” che:

Nell’anno del Signore 2010, dal 19 al 30 aprile, i maestri artigiani: Dell’Aguzzo Fabio –Dell’Aguzzo Mauro – Pezzetta Giuseppe – Mastropietro Massimiliano – Mastropietro Mattia – della Ditta “Carnicelli Dario e Figli” di Pizzoli (AQ), hanno montato questo nuovo Tamburo di legno di castagno, da loro realizzato per incarico della Sovrintendenza alle Belle Arti della Regione Molise. I lavori di messa in opera sono stati eseguiti, con competenza e professionalità, alla mia presenza. Cercemaggiore, 30 aprile 2010  (P. Angelo Abbondandolo O.P.)”.

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Pur non esistendo in effetti una “Sovrintendenza alle Belle Arti della Regione Molise”, si comprende probabilmente la volontà di indicare da parte del Padre domenicano una delle Soprintendenze che in Molise (come nel resto d’Italia) sono varie e si dividono secondo proprie specifiche e peculiari competenze. Tale lavoro sarebbe stato dunque ufficialmente autorizzato?

Resta comunque il mistero della scomparsa degli elementi antichi della bussola-tamburo e delle parti spurie dell’organo, che avrebbero comunque dovuto e potuto restare nel complesso di proprietà comunale, affidato alle cure dell’ordine religioso.

Lascio infine al lettore la visione documentaria fotografica della vecchia e della nuova bussola, dal quale ognuno tragga i giusti interrogativi e le proprie conclusioni.

CERCEMAGGIORE Madonna della Libera convento bussola antica organo beni culturali conservazione soprintendenza 2009 Molise

CERCEMAGGIORE Madonna della Libera convento bussola moderna organo beni culturali conservazione soprintendenza 2010 Molise

Per maggiore informazione:

La tutela dei Beni Culturali, Origini, funzioni e articolazioni – Legislazione di Tutela – , Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, 2008.

http://it.wikipedia.org/wiki/Soprintendenze http://www.santuariomadonnadellalibera.org/page.php?IDPagina=41

http://www.carabinieri.it/internet/imagestore/cittadino/informazioni/tutela/culturale/Raccolta_normativa.pdf


[1] Pierro G., Storia del Santuario e del Convento di S. Maria della Libera in Cercemaggiore, Napoli, Tip. R. Battelli, 1924, p. 35.

[2]Miele M., La Chiesa e il convento di S. Maria della Libera di Cercemaggiore (CB), a cura dei PP. Domenicani, Tipografia Laurenziana, Napoli, 1980, pp. 102-103.

[3] Si tratta di canne metalliche e festoni in legno “avanzati” dai  lavori di riassemblaggio del nuovo organo a canne della ditta Tamburini di Crema tipo opus 562, costruito nel 1968 riutilizzando la cassa e parte del materiale fonico del precedente organo settecentesco.

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