TERREMOTI, MEMORIA STORICA E PREVENZIONE: La stazione geodetica di Cercemaggiore (CB)

CERCEMAGGIORE (CB), stazione geodetica dell’ INGV, Sezione “Osservatorio Vesuviano”di Napoli, ottobre 2012. Foto di Miki Zeoli.

Pochi lo sanno ma dal 2002 anche Cercemaggiore è inclusa fra le località monitorate da una stazione geodetica dell’Istituto Nazionale di geofisica e Vulcanologia. La stazione è pubblicata con apposita scheda sul Quaderni di Geofisica del 2009. L’analisi della serie delle posizioni giornaliere permette di stimare come ogni stazione della rete si sposta rispetto a un riferimento comune e quindi di definire il campo di deformazione presente nell’area coperta dalla rete geodetica. La parte superficiale della terra è in continuo movimento, a causa dei processi tettonici che si sviluppano nelle zone di contatto tra le varie placche litosferiche. La catena appenninica è una di tali zone. Gli spostamenti causati dai processi tettonici portano al lento accumulo di deformazioni, che una volta raggiunti valori critici per le rocce presenti causano i terremoti. Le informazioni fornite dalla rete geodetica possono quindi aiutare a capire l’evoluzione temporale dei processi in atto e le loro possibili conseguenze sismiche. Resta purtroppo alla “politica” attuare tutti quegli atti che possano prevenire o almeno attenuare localmente i danni di un eventuale sisma. Nel nostro caso è noto come dopo i drammatici eventi del Molise del 2002 in molti casi non si è mai apportato alcun accorgimento tecnico per i centri storici lontani dall’area del cratere, che comunque hanno usufruito di finanziamenti di denaro pubblico. In alcuni casi sono stati dati contributi senza eccessivi controlli a privati non danneggiati realmente dal terremoto, e l’occasione è stato un motivo tutto “all’italiana” per ritinteggiare la casa. E’ doloroso costatare che in Italia non esiste ancora una mentalità politica attuativa di prevenzione… e dopo piangiamo tutti…

Dall’ introduzione (sotto) tratta da: S.A.G.NET: rete GPS dell’Appennino Meridionale, in Quaderni di Geofisica, Anno 2009, n.76, ISSN 1590-2595.

“Negli ultimi anni, nello studio delle deformazioni della crosta terreste, grazie all’avvento delle tecniche satellitari ed in particolare all’utilizzo del GPS, la modellazione geofisica ha fruito di un approccio integrato basato sulla sismologia e sulla geodesia. In passato, l’uso esclusivo dei dati sismologici presentava un ovvio problema di scala nei tempi caratterizzanti i processi geodinamici che generano le deformazioni crostali. Perciò, l’introduzione del GPS ha permesso di ridurre fortemente questa lacuna e ha dato la possibilità di studiare i processi deformativi su scale di tempi non risolte dalla sismologia. Quanto detto vale particolarmente per l’area oggetto del nostro studio, il Sannio-Matese, dove fino a pochi anni fa le informazioni circa il campo di stress potevano essere dedotte solo dall’impiego di meccanismi focali calcolati dalla sismicità di background e dalle sequenze sismiche occorse nell’area [Milano et al., 2006]. La conoscenza dei processi deformativi del ciclo sismico, ed in particolare delle fasi intersismiche, non è ancora soddisfacente per le strutture a faglie normali, che sono tipiche dell’area appenninica e, quindi, anche dell’area Sannio-Matese. Perciò, al fine di contribuire a determinare le caratteristiche sismotettoniche di questa area, lo studio delle deformazioni statiche nei periodi intersismici è di notevole interesse. In questo lavoro, dopo un inquadramento dell’area oggetto di studio, verrà descritta la nuova rete GPS S.A.G.NET, che copre l’area del Sannio-Matese estendendosi fino all’Abruzzo meridionale. Saranno quindi mostrati i risultati ottenuti dalle misure effettuate dal 2002 al 2006 ed una soluzione preliminare del campo cinematico. I Monti del Sannio sono localizzati ad est del massiccio e rappresentano il settore della catena appenninica che degrada ad est verso l’Avanfossa Bradanica. Essi sono costituiti principalmente da depositi terrigeni attraversati da faglie normali di estensione minore rispetto a quelle del Matese. Il segmento dell’Appennino Meridionale che include il Sannio-Matese è considerato tra i più pericolosi dell’Italia in quanto in tempi storici è stato interessato da eventi fortemente distruttivi con intensità I ≥ IX MCS, separati da lunghi periodi di relativa quiescenza, e da sequenze e sciami sismici di bassa magnitudo. Fra gli eventi distruttivi, quelli del 5 Giugno 1688 e del 26 Luglio 1805 sono considerati i terremoti più distruttivi nell’area . Il primo (Imax = XI MCS) ha interessato principalmente le città e i villaggi lungo il lato sud ovest del massiccio del Matese ed è stato causa di seri danni anche nella città di Napoli [Postpischl, 1985a,b; Boschi et al., 1997]. Il secondo (Imax = XI MCS) ha interessato principalmente il lato settentrionale del massiccio del Matese tra Isernia e Campobasso causando circa 6000 morti nell’area del bacino di Bojano. (…)”

DTM dell’area Sannio-Matese con le stazioni GPS della rete SAGNET (in blu) e della rete RING (in rosso). Immagine tratta da: S.A.G.NET: rete GPS dell’Appennino meridionale Vincenzo Sepe et al., Quaderni di Geosifica, n. 76, Roma Ottobre 2009.

Eventi sismici nella storia di Cercemaggiore

Nel 2003 pubblicammo un articolo sui numerosi eventi sismici che hanno sempre interessato anche l’area di Cercemaggiore. Il breve intervento, supportato da diverse testimonianze storiche, tendeva a riproporre e ricordare l’argomento (spesso dimenticato dalle nuove generazioni) con cui dovremmo comunque sempre convivere cercando di essere più preparati del passato.

Vannozzi Stefano, QUANDO LA TERRA TREMA, Terremoti a Cerce e nel Sannio attraverso i secoli, in “Millemetri, la rivista di Cercemaggiore” (vecchia serie),Anno V, n.1, Gennaio-Febbraio 2003, parte I.

Vannozzi Stefano, QUANDO LA TERRA TREMA, Terremoti a Cerce e nel Sannio attraverso i secoli, in “Millemetri, la rivista di Cercemaggiore” (vecchia serie),Anno V, n.1, Gennaio-Febbraio 2003, parte II.

Per saperne di più:

http://www.ingv.it                 redazionecen@ingv.it http://it.wikipedia.org/wiki/Terremoto_del_Molise

http://www3.regione.molise.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4310

http://www.tuttitalia.it/molise/76-cercemaggiore/classificazione-sismica-climatica/

S.A.G.NET: rete GPS dell’Appennino meridionale Vincenzo Sepe et al., Quaderni di Geosifica, n. 76, Roma Ottobre 2009.

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