RIPABOTTONI, quanta Storia in una lettera

Recentemente è comparsa in un’asta pubblica una lettera prefilatelica, apparentemente comune e insignificante, spedita da Ripa (oggi Ripabottoni, CB) e indirizzata “a Sua Eccellenza La Sig. a Principessa di Ripa Pontenuovo n°.27 Napoli”. Il dorso della lettera presenta un segno di tassazione di tre grana, corrispondente alla spesa occorsa per il percorso postale non superiore alle 50 miglia (Km 92 c.a.) fra Campobasso e Napoli. Il luogo di partenza è attestato da un annullo dell’Officina di posta di Campobasso con un annullo recante la dicitura dell’officina a caratteri a stampatello diritto con iniziale più grande. L’arrivo nella Capitale è confermato invece da un bollo ovoide recante le lettere maiuscole intrecciate, in carattere corsivo “AGDP”, abbreviazione di “Amministrazione Generale Delle Poste”. Il testo della missiva svela un contenuto molto interessante per la storia di Ripabottoni e del suo territorio, citando passaggi e vendite del feudo avvenute fra il XVII e il XVIII secolo fra i Carafa e i Francone (che lasciarono segno del loro passaggio nella toponomastica del tempo) e si compone di due parti: la prima, a carattere storico legale, verte su una causa allora in corso seguita dal mittente per conto dei Principi di Ripa e accenna anche all’antico feudo già castrum di Torre di Zeppa (talvolta indicato anche come Torre di Cippa); mentre la seconda ha un carattere prettamente personale. La destinataria della lettera può forse riconoscersi in Donna Costanza Saluzzo dei Principi di Santo Mauro (Napoli 01.02.1781 + Napoli 28.06.1858), moglie di Don Luigi Carracciolo, 6° Principe di Ripa Francone.

Eccone quindi il testo integrale:

Ripabottoni li 10 nov(embr)e 1839

Mia Sig.a Comare Ec(c)e(llentissi)ma

Di riscontro all’ultima pregevolissima le fo conoscere, che non può venirsi a giorno dell’istromento di vendita fatta da  (…) al Duca di Jelsi D. Giovanni Carafa, se non mi si indica se tale istrumento fu rogato in Provincia. Tale compra siccome fu anteriore al passaggio del feudo di Ripa nella famiglia Carafa, non esistono perciò memorie presso di noi. Dico anteriore, perché  D. Geronima de Capua unica erede di questo feudo si maritò con Carafa già Duca di Jelsi, e quindi D. Mario Carafa lo vendè a D. Paolo Francone seniore Marchese di Salcito. Mi dia dunque tale notizia, e vedrò di servirla. Si lagna che non riceve mie lettere, nel mentre che ultimamente le scrissi, che per la nota causa il Giudice si è dichiarato competente, e che dobbiamo far la pruova testimoniale del possesso di esigere. La spedizione della sentenza si avrà fra giorni; ma non sarà notificata prima che V. E. non farà rispondere ad un quesito, che le sarà fatto da Bucci, come ieri mi assicurò per lettera, ed io la prego a farlo subito risolvere per non perder tempo. Tutti i trapassi che abbiamo per questa causa ci vengono da questo briccone di Barbieri, a cui sto rendendo la pariglia, avendogli fatto un verbale di dissodamento e sboscamento di tre moggia e mezzo commesso nel bosco di Torre di Zeppa, che deve rilasciare. Dopo che aveva tanto abusato della roba altrui, è stato il caporione alla lite. Mi disse assai bene il Sig. Comme(n)d(ator)e Montone, che lo avessi battuto e represso negli abusi, perché la di lui faccia non gli piace;  ed io per prudenza ne ho fatto a meno; ma ora che s’è spiegato contrario all’Ec(cellentissi)ma famiglia, lo batterò di petto, e non sentirò a chicchessia: le sia di precauzione, pregandola a passarne l’avviso anche al Commend(ator)e per di lui norma. Caterina si è finalmente indotta a prendere la medicina, e di già è senza febbre. Giovannino poi cresce in grazia, bellezza e salute, e dice sempre voler venire in Napoli per avere le belle cose da V. E. Si ricorda benissimo di molte cose. La esazione de’ generi in quest’anno nel mentre che è stata pochissima, per effetto dello scarso ricolto, mi ha tenuto assai in pena. Quella in danaro poi è in bianco, perché hanno opposto tutto. Ieri finì il trasporto del grano, che ho rimesso a Bucci. Sarà compiacente far gradire all’Ec(c)e(llentissi)ma famiglia i nostri più sinceri ossequi, come facciamo anche all’E.V., e unitam(ent)e Clementina e figli le baciano la mano.

Umil(issi)mo ser(vitor)e e comp(ar)o ubb

Cipriano

Un po’ di storia…

Secondo diversi studiosi, l’etimologia e il toponimo “Ripabottoni” dovrebbero risalire ai tempi della dominazione gotica. Si vuole, infatti, che, su un’antica lapide ormai distrutta, fosse riportato il nome dell’abitato sotto forma di “Ripa Ghotorum”. Ciò non è, in ogni modo, confortato da alcun documento scritto e rimane quindi solo una mera congettura. Il più antico nome di questo comune è di provenienza longobarda: “Ripabrunaldo” ed è attestato in una bolla di Lucio III nel 1181. Bisogna comunque dire che nel 1175 in una sentenza del cardinale lombardo compare il nome “Ripam”, ma non si è certi che si riferisca proprio all’odierna Ripabottoni o ad altra omonima località. Il toponimo attuale deriva dall’evoluzione (attestata nei secoli) di una miriade di storpiature e cambiamenti: “Ripa Butinorum” o “Ripa Brutinorum”, in alcuni documenti scoperti nella zona di Larino “Ripa Grimisaldo”. Oltre a questi in alcuni documenti angioini si parla di “Ripambudinam”, nella carta di concessione feudale del 1450 “Ripebudonis”; seguono poi “Ripa li Buttuni”, “Ripa Prettoni” (1650), “Ripafrancona” (nel periodo di possesso della famiglia Francone), “Ripa Brittonis” (1820) fino a giungere all’attuale dizione Ripabottoni. Il documento più remoto riguardante gli antichi signori di Ripabottoni si trova nel Catalogo Borrelliano e cita Giuliano di Castropignano come feudatario del paese. In epoca normanna, invece, il centro passò in mano a Roberto Avalerio. Al tempo di Carlo II d’Angiò, l’agro di Ripabottoni era diviso in quattro parti, una di queste era in possesso di Guidone Primerano, le altre di Matteo Acquaviva. Il figlio di quest’ultimo, Francesco Acquaviva, raccolse sotto il suo dominio anche la quota di Guidone Primerano divenendo unico feudatario del paese. Nel 1495 Re Ferrante II d’Aragona trasferì la proprietà ad Andrea de Capua, Duca di Termoli e Conte di Campobasso e Montagano. Ripa rimase sotto il dominio della Contea di Montagano fino alla morte di questi, avvenuta nel 1512. Il paese passò poi al figlio Ferrante, ma nel giro di tre generazioni il borgo cambiò presto intestatario passando alla casa dei Carafa della stadera di Jelsi. Nel 1648, infatti, il feudo di Ripa Francone è intestato a donna Geronima di Capua, Duchessa di Jelsi, perché convolata a nozze nel 1601 con Don Eligio Carafa, Signore di Cercepiccola che aveva acquistato il feudo di Jelsi da Cesare Pavesi con Regio assenso dato da El Escorial in data 5.06.1607. Il figlio Don Giovanni Battista alienò i possedimenti della famiglia vendendoli nel 1687 a Paolo Francone Marchese di Salcito e Principe di Pietracupa che aveva sposato Vittoria San Felice dei duchi di Bagnoli. Suo figlio Francesco nel 1692 ereditò quindi il paese allora ancora detto di Ripa mantenendolo fino alla fine avvenuta nel 1730. Successe poi Paolo, figlio di Francesco, il quale, dopo essersi sposato con Donna Ippolita Ruffo dei Principi di Castelcicala, ebbe Caterina andata in sposa nel 1757 a Don Nicola Mormile 2° Duca di Castelpagano lasciò e Michele, al quale passò poi il feudo di Ripa Francona. Gli ultimi feudatari di casa Francone furono i germani Paolo e Giovanni; il primo morì nel 1791, seguito da lì a poco nel 1806 dal fratello Giovanni. Quest’ultimo, non avendo figli, trasferì il titolo feudale al nipote Don Ambrogio II (alias Ambrogio Caracciolo) 3° Principe di Torchiarolo giacché figlio di Don Luigi Carracciolo e Donna Maria Imara Francone dei Principi di Ripa Francone. Don Ambrogio ed il figlio di questi D. Luigi continuarono a  interessarsi del feudo dal quale mantennero il titolo per i diversi interessi che ancora avevano in loco anche dopo l’abolizione della feudalità. Ne sono prova diverse cause legali prodotte contro l’Università locale fra cui anche le note informative espresse nella presente lettera, in origine, parte di un più ricco carteggio epistolare.

Per saperne di più:

http://www.renatosala.it/torella.html http://www.oocities.org/ripabottonesi/ripa-ripabottoni.html http://it.wikisource.org/wiki/Memorie_storiche_civili,_ed_ecclesiastiche_della_citt%C3%A0,_e_diocesi_di_Larino/Libro_IV/Di_Ripabottoni http://ripabottonesi.com/Tratturo.html http://www.comuneripabottoni.it/  http://www.ripamici.it/storia/storia.html http://www2.provincia.campobasso.it/biblioteca/link/Studi_di_storia.pdf

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Una risposta a RIPABOTTONI, quanta Storia in una lettera

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