LA VITA DI S. FRANCESCO nelle lunette settecentesche del convento di Monteleone di Spoleto (PG)

Monteleone di Spoleto (PG) è un paese circondato da un incomparabile paesaggio di montagna immerso nel verde cui si unisce la presenza di un vero scrigno di opere d’arte all’aperto e altre in luoghi circoscritti e chiusi, purtroppo non sempre visitabili. Fra questi è il Convento e la chiesa di San Francesco che per la notevole mole si staglia già all’ingresso del borgo rinascimentale e dove all’ingresso del corridoio laterale alla chiesa di S. Francesco che dà accesso ai locali del convento, è presente una serie di nove lunette raffiguranti alcuni episodi o scene della vita di San Francesco. E’ un piccolo repertorio figurato che varrebbe presto la pena di rendere nuovamente fruibile al pubblico, che numeroso affluisce in queste contrade per visitare e vedere non solo le bellezze naturali ma e soprattutto, i luoghi d’arte. I dipinti pur alquanto tardi in rapporto al complesso (probabilmente realizzati dopo il forte sisma del 1703) e di mano non sempre felice sono un’importante testimonianza religiosa e storico-artistica della presenza e rapporto dell’Ordine Francescano a Monteleone, raffigurando in modo semplice e talvolta ingenuo alcuni momenti della vita del Serafico d’Assisi. Partendo dall’ingresso, le scene si aprono con una prima raffigurazione della sacra famiglia di Bethlehem tanto cara al Santo, seguita da una seconda raffigurante il battesimo del piccolo Francesco.

Nella terza lunetta l’episodio datato agli anni 1203 – 1204 quando Francesco allora diciassettenne sognava ancora di diventare cavaliere e di partire per la Crociata. Si unì quindi al “Conte Gentile, che partiva per la Puglia, onde essere da lui creato cavaliere” ma mentre era in viaggio, durante una sosta a Spoleto, nel dormiveglia sentì una voce interrogarlo con queste parole:- “Chi può meglio trattarti: il Signore o il servo?”. Dacché Francesco rispose “il Signore!”. Allora la voce replicò:- “e allora perché abbandoni il Signore per il servo?”. Da questo momento tornò ad Assisi iniziando un radicale cambiamento. Il dipinto è parzialmente conservato a seguito dell’opinabile decisione di (avvenuta in epoca moderna) di stamponare un’antica monofora della chiesa adiacente per dare maggiore luce al luogo di culto.

Nella quarta scena ambientata nella chiesa di S. Damiano, è il noto episodio del crocefisso (avvenuto intorno al 1205), il quale parla al giovane dicendogli per tre volte:-“Francesco va, ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina”.

La quinta raffigurazione presenta il giovane che tornato dal mercato di Gubbio e passando davanti alla chiesa in rovina S. Damiano offre del denaro al curato, attirandosi le ire del padre Bernardone.

Il vecchio mercante alla fine, non riuscendo a far desistere il figlio dalle sue nuove e scellerate imprese ne chiede indietro almeno i soldi. E’ il 1206 e Francesco portato davanti al Vescovo rinuncia all’eredità paterna, anzi di più, compie un atto fortemente simbolico svestendosi della vita vecchia per abbracciare la condizione canonica di penitente volontario, rivestendosi da eremita. Questa scena è presente nella sesta lunetta seguita poi dall’altra in cui Papa Innocenzo III (siamo nel 1209) riceve per la prima volta il primo gruppo di francescani. Segue l’episodio della mortificazione della carne attraverso un roveto spinoso seguita dall’’ultima ambientazione che descrive il ritiro solitario di S. Francesco con frà Leone sul Monte Verna, nel momento in cui riceve le stimmate dopo quaranta giorni di digiuno. La tradizione riferisce il fatto prodigioso come avvenuto il 17 settembre del 1224.

Una didascalia in caratteri capitali accompagna descrivendola la base di ogni scena. Dato l’attuale stato di conservazione e per una maggiore leggibilità generale delle opere descritte, auspichiamo quanto prima la stesura di concerto con le istituzioni competenti di un serio progetto di restauro conservativo che consideri anche il ripristino delle volte a crociera, un tempo parte integrante del loggiato coperto.

Stesso auspicio rivolgiamo per il resto dell’immenso complesso ancora ricco di opere che per le sue diverse e complesse vicende non è ancora fruibile al pubblico. Potrebbe diventare il “contenitore” di molte istituzioni culturali, antiquarium, biblioteca civica, archivio storico, che ancora mancano; quando non già monumento di se stesso.

Novità e integrazione di notizie intorno ai lavori nella chiesa omonima:

MONTELEONE DI SPOLETO Monteleone S. Francesco restauro FEC  Trivio Ruscio

MONTELEONE DI SPOLETO (PG). Articolo s. f.,  ” Chiarezza sulla chiesa del complesso monumentale di S. Francesco”, in « Il Risveglio», periodico di informazione dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia, n. 3, luglio 2013, p. 14.

Bibliografia essenziale:

AA.VV., Monteleone di Spoleto, il Leone degli appennini, Servizio Turistico Associato della Valnerina

Ceccaroni S., Nessi S., Da Spoleto a Monteleone, attraverso il Monte Coscerno, Itinerari spoletini n.1, Centro italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto 1972.

Corona A., Monteleone di Spoleto, guida storico – turistica, Arti Grafiche Panetto & Petrelli, Spoleto 1980.

Corona A., Monteleone e i suoi figli migliori,(s.e.), marzo 2000.

Corona A. (a cura di), Monteleone di Spoleto, visto da vicino, Provincia di Perugia,Ospedalicchio di Bastia Umbra, luglio 2001.

Corona A., Convento e Chiesa di San Francesco in Monteleone di Spoleto, Umbriagraf, Terni (S.d.).

Fabbi A., Pagine di storia di Monteleone di Spoleto, Pro Loco di Monteleone di Spoleto, II edizione, Norcia, maggio 2007.

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