S. MARIA DELLA LIBERA DI CERCEMAGGIORE lavori di ristrutturazione edile su beni culturali in nome di un Evento

“Solo quando l’ultimo fiume sarà prosciugato, quando l’ultimo albero sarà abbattuto,quando l’ultimo animale sarà ucciso, solo allora capirete che il denaro non si mangia.”
(Capo Toro Seduto dei Sioux Lakota)

CERCEMAGGIORE (CB), Croce Stazionaria posta dal 1744 presso il Pianello del Convento di S. Maria della Libera, all’incrocio con la strada per C.da Torre e Fonte Casale – Galardi. Proposta grafica di restauro ricostruttivo con gli elementi ancora conservati (in giallo), di Stefano Vannozzi del 2008.

Anni fa preparai un articolo per la rivista Millemetri rimasto poi nel cassetto in cui intendevo proporre con minima spesa, il recupero e restauro dell’antica croce stazionaria posta nei pressi del Convento di S. Maria della Libera di Cercemaggiore.

Intendevo in questo modo farmi portavoce per un recupero conservativo di un’antica memoria cercese, da anni tronca ed abbandonata (ed invisibile, quindi sconosciuta a molti) sotto un cumolo di terriccio e rifiuti vari, che, come dicevo, con modesto dispendio, sarebbe stato un fiore all’occhiello in occasione del VI Centenario dalla riscoperta della statua mariana c.d. della Libera.

Ahimé, previdi anche con grande anticipazione e con viva preoccupazione (conoscendo l’umore e le logiche locali), a quali danni talvolta irreparabili sarebbe potuto andare incontro tutto il complesso storico-architettonico conventuale in caso di lavori o di ristrutturazioni, visto che ivi il concetto in tutte le sue accezioni, di restauro conservativo è ancora del tutto sconosciuto. Al massimo nel volgo locale si parla o si accetta il termine di restaurazione, che sembra un brutto ibrido fra restauro e ristrutturazione …

Poco meno di quattro anni fa i primi danni, con la scomparsa delle più antiche memorie epigrafiche presenti nella chiesa (iscrizioni sepolcrali, cenotafi, memorie della medesima chiesa) per far posto ai bei trafori che tagliano direttamente le antiche cappelle laterali.

L’assurda motivazione, fu poi quella di aver reso più grande e luminosa la chiesa !! Mentre si gettava via l’epigrafe del Carafa fondatore del convento, in compenso sopra gli stucchi settecenteschi di una cappella gli veniva apposto con una vernice nera a smalto, la riproduzione dello stemma! Allora nessuno si sconcertò minimamente, né ancor oggi nessuno ha voluto vederci chiaro sulla vicenda, mentre in Soprintendenza resta a futura memoria la documentazione fotografica di quanto recentemente disperso.

Ora sono partiti i nuovi lavori edili che hanno già ammantato di un unico colore industriale (quasi si trattasse di un comune capannone), buona parte delle falde del santuario. Nel piazzale (un tempo chiuso) prospiciente la facciata della chiesa, immediatamente sotto la copertura di asfalto è emerso inoltre, come era prevedibile, non un lacerto, ma un ampio settore dell’antico lastricato sette-ottocentesco ancora visibile in tutta la sua interezza fino agli anni ’60.

Il lastrico a disegno geometrico (misura circa mq. 70) presenta una buona conservazione salvo i punti di taglio effettuati per il passaggio e la posa di un cavo elettrico effettuato circa un decennio fa. Potrebbe o meglio dovrebbe essere salvato, ma diverse ragioni che sembrano molto campate in aria, propongono per una sua distruzione o meglio come si dice in loco, per uno smontaggio e ricostruzione sul brutto esempio di quanto fatto con il selciato antico riscoperto quasi integro 5 anni fa davanti alla chiesa madre fatto passare per opera degli anni ’30 del secolo scorso!

Non ci si rende conto che ciò è impossibile trattandosi di un’opera unica , irripetibile e non modulare e che pertanto ogni tentativo di rimontaggio è solo una falsificazione storica .

Anche l’antica Croce Stazionaria di cui ha trattato recentemente l’Architetto Franco Valente nella sua pregevolissima opera Croci Stazionarie, nei luoghi antichi del Molise, non vive ore liete: la si vorrebbe spostare insieme alla vicina Fontana del Pianello nel piazzale antistante la chiesa adducendo senza alcuna prova che fosse originariamente posta nel convento!

Intanto nei giorni precedenti l’ultima S. Pasqua, si è pensato con non so quale potere o autorità, di farla ripulire, ma non a mano… con un mini escavatore.

Risultato:  il basamento è stato parzialmente danneggiato, l’elemento superiore distaccato e ruotato dalla posizione originaria e il lastricato ai piedi del manufatto completamente divelto e scavato su tutti i quattro lati! Lascio ad una piccola selezione di  foto scattate Domenica 8 aprile 2012 ogni ulteriore commento o documentazione dei fatti.

CERCEMAGGIORE (CB), Particolare del distacco e ruotamento del piedistallo della croce stazionaria a seguito di “pulitura” e bonifica dell’area con mini ruspa. Foto di Stefano Vannozzi.

L’ISCRIZIONE INEDITA DELLA CROCE STAZIONARIA DEL PIANELLO

Con la drastica ripulitura dai materiali d’ingombro posti sulla base della croce, sono riemersi i due gradini che insieme alla croce, sono noti nella  loro interezza grazie a diverse foto d’epoca.

Inedita invece, e qui pubblicata per la prima volta l’iscrizione posta alla base del secondo gradino (superiore) e guardante a S-E, a fianco dell’antico tracciato che saliva all’abitato di Cercemaggiore.

L’alzata di ogni singolo gradino è di cm. 23, mentre la base del primo inferiore forma un quadrato avente un lato lungo m. 1,46 (il superiore è lungo cm. 81). La base della colonna presenta una forma tronco conica a pianta ottagonale alta cm. 26 sopra cui è la colonna propriamente detta, che parte con un primo corpo cubico. Nella sua interezza dalla base del gradino superiore fino al punto di frattura misura in altezza cm. 69.

Integra fino ad un quarantennio fa, presenta tracce di stuccature moderne in cemento che provano una certa ingenua cura e volontà di conservazione del manufatto sino ancora nell’epoca moderna.

CERCEMAGGIORE(CB), interno del Convento di S. Maria della Libera. La croce sommitale un tempo posta sulla colonna del 1744. Foto di Stefano Vannozzi.

Riguardo agli elementi che individuai anni orsono conservati nel convento,vi è la Croce sommitale ancora murata nel vano d’accesso al vecchio e nuovo refettorio ed il capitello tenuto fino a tre anni fa nel chiostro ad uso di porta vasi e di cui più volte verbalmente espressi ai responsabili la pericolosità di tenerlo così in vista ed a portata di mano, con pericolo di furto.

Quest’ultimo elemento ritengo sia più antico e di reimpiego , utilizzato nella croce al momento della sua realizzazione (differisce inoltre per tipo di materiale dal resto dell’opera).

Si vorrebbe portare questa croce (o quel che ne resta) nel convento insieme alla bella fontana voluta dal Pierro adducendo motivi privi di una corretta base logica e storica. Entrambi i manufatti sono nati in tempi diversi, ma sempre e solo in funzione del crocevia del Pianello e non certo per abbellimento e decorazione di un piazzale conventuale ormai brullo… e abbrutito come  tutto il complesso da decenni di graduali interventi di “ammodernamento”.

Riguardo poi alla nuova iscrizione, le lettere sono alte cm. 4 e disposte su tre righe riportano il nome del mastro lapicida appartenente ad una nota famiglia di scalpellini originari di S. Croce di Morcone (oggi del Sannio), presenti ed attivi a Cercemaggiore già dalla fine del XVII secolo.

CERCEMAGGIORE (CB), Croce stazionaria del pianello, particolare dell’iscrizione inedita posta alla base del secondo gradino e riemersa il 5 aprile 2012 a seguito di lavori effettuati con mezzo meccanico. Foto di Stefano Vannozzi

Il testo, in latino è il seguente:

DOMINICVS ANTONIVS / DE MARIA   FECIT / A. D. 1744 /

ovvero: “Domenico Antonio De Maria (questa croce) fece nell’Anno del Signore 1744

CORTILE DI S. MARIA DELLA LIBERA DI CERCEMAGGIORE (CB) IL LASTRICATO A DISEGNO GEOMETRICO 08.04.2012

(alcune settimane dopo è stato completamente demolito e ricostruito ex novo, col medesimo pietrame ad imitazione di questo antico documentato dalle foto)

CERCEMAGGIORE (CB), Piazzale antistante la chiesa di S. Maria della Libera. Particolare del selciato e traccia del muro antico di recinzione del cortile. Foto di Stefano Vannozzi.

LA LASTRA CON L’ ARME DEI FONDATORI DEL CONVENTO

CERCEMAGGIORE (CB), Convento di S. Maria della Libera. In alto a sinistra, fra frammenti architettonici, la lastra già panchina con lo stemma a bassorilievo Carafa- Molisio. Dopo il 2002 subì una prima “pulitura” con un flex… Foto di Stefano Vannozzi.

CERCEMAGGIORE(CB), Convento di S. Maria della Libera, particolare della lastra con stemma dei Fondatori del Convento, una delle ultime memorie storiche più antiche del complesso dopo anni di danni e “dismissioni” di opere d’arte varie.

Dei pochi elementi lapidei scampati a vecchie ristrutturazioni attuate a più riprese nel secondo dopoguerra figurano elementi architettonici riutilizzati dopo l’ultima “sistemazione” del 1970 ad uso di panchine lungo i lati del piazzale prospiciente la chiesa. Per esigenze di cantiere sono stati  “diciamo” spostati, certo senza molto riguardo. Fra essi una pregevole lastra con lo stemma congiunto di Alberico Carafa e Giovannella di Molise di cui più volte espressi il pensiero di vederla murata nel chiostro per una maggiore sicurezza di tutela e conservazione…

Per precisazione aggiungo che successivamente, la lastra è stata rimossa e spostata in concomitanza della visita pastorale del Vescovo Bregantini a Cercemaggiore a cui è stata fatta vedere, riposta al sicuro nel chiostro interno di S. Domenico.

CONCLUSIONI

L’aspetto religioso e civile delle celebrazioni potevano tranquillamente effettuarsi, con lavori di manutenzione strettamente necessari senza ledere la conservazione di beni storici collettivi.

Vista l’attuale situazione di crisi economica in cui versa tutta la Nazione si poteva essere più parchi ed attendere tempi migliori: di sicuro la Madonna non si sarebbe offesa, perché interessata solo alle anime.

Inoltre il forte ribasso presentato dalla Ditta affidataria degli interventi potrebbe avere riflessi negativi sulla conservazione storica del bene, visti anche i tempi ridotti. Un lavoro di serio restauro conservativo, andava semmai programmato ed attuato anni prima della manifestazione e non all’ultimo momento!

Di questa opinione sono diversi cercesi che purtroppo non hanno il coraggio di esporsi e preferiscono sacrificare le loro radici, la loro memoria per paura che in altro modo tale celebrazione non possa poi avere corso o restare quantomeno menomata.

Cosa dire poi della libera stampa?

Tranne le solite veline ed i comunicati autocelebrativi, non una sola voce, neanche un flebile sussulto, si è levato dalle colonne della stampa molisana o locale intorno alla necessità di eseguire qualsiasi lavoro nel rispetto delle emergenze storiche, culturali e di fede che necessitano in questo caso … non trattandosi a quanto sembra di una fabbricato popolare !

E’ altresì  fortemente ambiguo il richiamo dei conservatori di questi beni alla popolazione ed ai fedeli, ai quali si avanzano le continue richieste di materiale fotografico e cartaceo per allestire una mostra fotografica sulla storia del convento di Cercemaggiore, facendo leva proprio sulla documentazione e l’identità storica che si va continuamente a distruggere o manomettere.

Come disse il Maestro, non si possono servire due padroni…

Per maggiore informazione sulle croci stazionarie di Cercemaggiore si veda anche:

http://www.francovalente.it/2009/11/04/le-croci-stazionarie-di-cercemaggiore/

CERCEMAGGIORE (CB). La “fontana monumentale sul Pianello” voluta ed eretta dal P. Giordano Pierro nella sua posizione originaria accanto alla Croce stazionaria; a sinistra il selciato (anch’esso distrutto) della vecchia strada per Fonte Casale-Galardi. Cartolina del 1952 edita dal Santuario di Santa Maria della Libera, stampa La Grafica (BA), collezione privata di Stefano Vannozzi.

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16 risposte a S. MARIA DELLA LIBERA DI CERCEMAGGIORE lavori di ristrutturazione edile su beni culturali in nome di un Evento

  1. Miki Zeoli ha detto:

    La madre degli ignoranti é sempre incinta, purtroppo per noi in questo paese (Italia) sono gli ignoranti ad avere il potere, a noi non resta che denunciare pubblicamente i soprusi, nella speranza che qualcuno da qualche parte del mondo raccolga la nostra denuncia, ed il nostro grido di AIUTO. Continua cosi patino… MIKI ZEOLI.

  2. michael santhers ha detto:

    Ma si liberiamoci di queste vecchie pietre e ferraglie varie e diamo spazio al moderno,opterei per una nuova croce realizzata in fibre di carbonio e di una pavimentazione con ceramiche modenese
    e una pittura fosforescente al quarzo per le pareti della chiesa-una discoteca annessa sarebbe la ciliegina sulla torta-Cerce va liberato dalla storia obsoleta -…così ragiona chi dovrebbe aver cura
    delle opere d’arte, nella più totale ignoranza- …si mettono capre a guardia degli ortaggi,volpi a guardia di pollai e lupi a vegliare ovili..amen

  3. Giovanni Mascia ha detto:

    Grazie, Stefano, e complimenti per l’ottimo reportage sui lavori al Convento.
    Un intervento che ti onora e che onora la tua passione per la memoria storica e le cose belle, alle quali purtroppo non si presta molta attenzione. O, viceversa, quando se ne presta, lo si fa in termini molto discutibili.
    Spero che la tua denuncia trovi eco tra i committenti e i responsabili dei lavori in corso, con ripercussioni positive nel prosieguo per salvare il salvabile. Auspico uno scatto di orgoglio e la presa di coscienza della cittadinanza cercese tutta, e molisana in genere.
    Un caro saluto
    Giovanni Mascia

  4. Carla Salvatore ha detto:

    Cerce non merita di un simile trattamento. Ormai della Cerce della mia infanzia non c’è rimasto più nulla. Troppe opere d’arte sono sparite: il muraglione, la scalita che da S.Rocco portava alla chiesa Madre, la scalinata di Porta dei Rocchi, il basolato davanti casa mia, tanto per citarne qualcuna. Non parliamo poi dei magnifici portali in pietra lavorata, con tanto di stemma. Il paese della pietra si è trasformato negli anni nel paese del cemento. Ora si che è bello! Mi auguro che ogni qualvolta ci saranno lavori di ristrutturazione non venga alla luce più nulla di antico, perchè vedere certi scempi, fa davvero troppo male al cuore. Carla Salvatore.

  5. Valeria Miele ha detto:

    Gli errori vengono commessi continuamente, in passato se ne sono verificati tanti e noi cercesi abbiamo subito le conseguenze.
    Tuttora vengono sottovalutati i beni di cui disponiamo con conseguente cancellazione degli stessi, a causa del susseguirsi di inadeguati interventi negli anni.
    Da cercese mi sento fortunata nel sapere che qualcuno si preoccupa di denunciare e portare a conoscenza questi avvenimenti, tuttavia devo dire che tali denuncie occorre farle nel momento in cui si è certi di ciò che si dice e si scrive.
    Parlo in qualità di tecnico operativo (attivo nel cantiere) e di certo non mi nascondo dietro un dito.
    Posso dire che diverse affermazioni riportate nell’articolo sono del tutto prive di fondamento, ma certo non sono qui per accusare alcuna persona.
    Sono certa che l’autore abbia riportato solo ciò di cui è venuto a conoscenza per altre voci, e che non si tratti di una sua invenzione.
    Esiste un’etica professionale, che nel mio caso non è un “optional”, alla quale si aggiunge un forte legame affettivo.
    Mi scuso per l’invasione, tenevo a precisare e a difendere il mio operato come sono certa che lei faccia per il suo.
    Per qualsiasi delucidazione resto a disposizione.
    Arch. Valeria Miele

    • stefanovannozzi ha detto:

      Premesso che il mio è un semplice appello al buon senso che, ripreso dalla stampa (e solo sulla stampa) è stato utilizzato usando il termine “denuncia”, che altrove assume anche altro valore, non ho mai scritto di cose riferite da altri. Prima di scrivere qualcosa o di fare affermazioni mi documento sempre bene cercando se possibile, di andare direttamente sui luoghi, anche a costo di fare sacrifici e lunghi viaggi. Per toglierLe ogni dubbio, sono stato personalmente sul posto a prendere misure, fare foto ed eseguire schizzi (al freddo mentre altri stavano tranquilli a casa a festeggiare la Pasqua),come si evince anche dalle foto che purtroppo non rendono tutta la gravità della realtà. Mi indichi chiaramente, punto per punto, tutte le affermazioni che ritiene “prive di fondamento” o che avrei riportato per voce di altri, in modo da poter confutare pienamente queste sue insinuazioni. Nel mio blog, se legge attentamente, ho solo esternato quello che è accaduto al Patrimonio storico culturale, senza entrare in altri campi che non sono di mia pertinenza o attaccare professionalità altrui. Pertanto non capisco perchè questa c.d. “coda di paglia”!

    • michael santhers ha detto:

      LA STORIA ( Di Francesco De Gregori )
      La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
      siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
      La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
      La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
      questo rumore che rompe il silenzio,
      questo silenzio così duro da masticare.
      E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
      tutti rubano alla stessa maniera”.
      Ma è solo un modo per convincerti
      a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
      Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
      la storia entra dentro le stanze, le brucia,
      la storia dà torto e dà ragione.
      La storia siamo noi, siamo
      noi che scriviamo le lettere,
      siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
      E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
      quando si tratta di scegliere e di andare,
      te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
      che sanno benissimo cosa fare.
      Quelli che hanno letto milioni di libri
      e quelli che non sanno nemmeno parlare,
      ed è per questLa storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
      siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
      La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
      La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
      questo rumore che rompe il silenzio,
      questo silenzio così duro da masticare.
      E poi ti dicono “Tutti sono uguali,
      tutti rubano alla stessa maniera”.
      Ma è solo un modo per convincerti
      a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
      Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
      la storia entra dentro le stanze, le brucia,
      la storia dà torto e dà ragione.
      La storia siamo noi, siamo
      noi che scriviamo le lettere,
      siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
      E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
      quando si tratta di scegliere e di andare,
      te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
      che sanno benissimo cosa fare.
      Quelli che hanno letto milioni di libri
      e quelli che non sanno nemmeno parlare,
      ed è per questo che la storia dà i brividi,
      perchè nessuno la può fermare.
      La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
      siamo noi, bella ciao, che partiamo.
      La storia non ha nascondigli,
      la storia non passa la mano.
      La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
      o che la storia dà i brividi,
      perchè nessuno la può fermare.
      La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
      siamo noi, bella ciao, che partiamo.
      La storia non ha nascondigli,
      la storia non passa la mano.
      La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

      • michael santhers ha detto:

        Questo capolavoro del maestro De Gregori,ci spiega molto più del dovuto. Bene, ora qualcuno
        si è dimenticato che …la storia siamo noi e ci tratta come riempitivi inutili e se ci va bene, l’elogio è : “riempitivi deficienti” ..come pietre in mezzo al muro ignare d’essere lo scheletro portante d’intonaco e di quadri appesi!

    • michael santhers ha detto:

      Nessuno vuole condannare la buona fede della sigora Valeria,di sicuro più competente di noi negli studi teorici specifici in materia ma deve convenire che al solo pensiero che un escavatore sia mezzo primario per uno scavo fa accapponare la pelle…con rispetto e sempre pronto a un ragguaglio e perchè no a porgere umili scuse se i nostri sono abbagli e, privi di fondamenta, nati magari su scie amorevoli eccessive verso le nostre radici che difendiamo…michael

  6. Amalia Sanzò ha detto:

    Cercemaggiore poteva essere considerato uno scrigno di tesori in quanto,oltre a quelli naturalistici, vi erano presenti elementi storici, culturali ed architettonici altrove del tutto assenti o ormai in degrado. Man mano, purtroppo, a partire dal secondo dopoguerra, è iniziato un processo di colpevole distruzione di molti dei suddetti aspetti e, in particolare, mi riferisco a tutta una serie di opere architettoniche (quali,ad esempio,le varie scalinate che conducono al centro storico,il muraglione,i ponticelli,la caratteristica fontana con lavatoio …………..) abbattute, coperte o sostituite dal cemento in nome di una ottusa e pretestuosa ricerca di ammodernamento che ha annullato del tutto, o quasi, ciò che a Cercemaggiore era di caratteristico, unico ed inestimabile dal punto di vista storico-culturale.
    Sarebbe auspicabile che si impiegasse qualsiasi sforzo al fine di valorizzare e preservare quel po’ che è rimasto nel paese.
    Amalia Sanzò

  7. Carla Salvatore ha detto:

    Non vi sembra strano però che soltanto una persona che risiede a Cerce, oltre l’architetto Valeria Miele che, a torto secondo me, si è sentita attaccata ed ha esposto il proprio punto di vista, abbia avuto il coraggio di manifestare il proprio disappunto? Possibile che soltanto noi cercesi che viviamo fuori vediamo le mutilazioni inflitte negli anni al nostro amato paese? I residenti dove sono? A loro va bene tutto, o sanno soltanto mormorare in sordina? Se guardiamo ai restauri fatti dopo il terremoto del 2002, viene soltanto da piangere. Io non sono un’esperta in materia e non ho la presunzione di capirne molto. Mi rifaccio però ai ricordi della mia infanzia, ogni pietra di Cerce è scolpita nella mia mente e, attraverso i ricordi, riesco a vedere quello che manca, o che è stato restaurato e rimesso al proprio posto (la croce sulla piazza di S.Rocco per esempio) in modo imperfetto. L’interno del convento poi, è stato trasformato in un ibrido tra passato e presente e menomale che la Madonna è sempre la stessa! Ecco spiegato perchè ad ogni nuovo lavoro, ad ogni nuova ristrutturazione cresce l’ apprensione di poter trovare, al mio ritorno, qualcosa di cambiato o peggio ancora sparito. Le foto che il sig. Vannozzi ha pubblicato però parlano chiaro. Comunque, senza nulla togliere alla professionalità dell’ arch.Miele, spero di dovermi ricredere.
    Carla Salvatore

  8. michael santhers ha detto:

    Come i grandi amori, ci si rende conto che sono tali solo quando subentra un distacco; invece nel quotidiano scontato vanno verso la sciatteria, -è così Signora Carla- ! Farei ora altra considerazione: spesso gli addetti ai lavori non possono operare in piena libertà per tanti motivi, mancanza di fondi, oscurantismi politici ( sconosciuti agli addetti che vanno incontro a muri di gomma). Grande errore si commette a prendersela con Stefano che chiaro documenta inequivocabile il valore di opere sconosciute ai più e occultate con danni da coloro che dovevano preservarle e per l’occasione le riesumano dall’incuria da loro stessi creata riportandole frettolosamente alla luce in modo superficiale.

  9. alfredo caravaggio ha detto:

    spesso sento questa frase: l’ignoranza fa più male della cattiveria.
    nel caso specifico di Cercemaggiore, come in moltissime altre situazioni specie dalle nostre parti,
    si scambiano il recupero, il restauro e la conservazione dei beni culturali, archeologici ecc, per dei lavori di manovalanza edile, movimento terra e quant’altro, senza pensare ai danni, spesso irreparabili, che si provocano.
    eppure non ci vorrebbe tanto a capire che certi lavori bisognerebbe farli fare a maestranze competenti e con mezzi adeguati per non danneggiare o, peggio ancora, distruggere ciò che fa parte del nostro patrimonio storico e culturale, o no?
    alfredo

  10. Michael Santhers ha detto:

    Caravaggio

    si scambiano il recupero, il restauro e la conservazione dei beni culturali, archeologici ecc, per dei lavori di manovalanza edile, movimento terra e quant’altro, senza pensare ai danni, spesso irreparabili, che si provocano.————su questo bisogna meditare

  11. Giovanni Mascia ha detto:

    Gentile Valeria Miele,
    ho letto con molta attenzione il suo intervento, non solo come oriundo cercese e, chissà, magari anche come suo parente (mia nonna Vincenza D’Aversa era figlia di di Antonio e Annamaria Miele).
    Devo dirle che sono rimasto molto sorpreso a leggere che alle osservazioni di Vannozzi, lei abbia inteso replicare genericamente col dire che “diverse affermazioni riportate nell’articolo sono del tutto prive di fondamento”, ipotizzando che l’autore abbia riportato “solo ciò di cui è venuto a conoscenza per altre voci”, sia pure con la certezza “che non si tratti di una sua invenzione”.
    In altre parole, di aver spacciato informazioni infondate e d’accatto, se non inventate.
    Ecco, Stefano Vannozzi, già le ha risposto da par suo, documentandola sui sopralluoghi effettuati, dei quali posso testimoniare, come posso testimoniare delle ricerca appassionata e puntigliosa che gli permette da anni di scoprire e non inventare alcunché. Ma Vannozzi non ha bisogno di testimoni o avvocati difensori, avendola già invitata a esplicitare le affermazioni che sarebbero prive di fondamento.
    Io, come lettore, oriundo cercese e suo possibile parente, sottoscrivo e rilancio tale invito. Per imparare nel merito cose che non so. Ma anche e soprattutto, perché convinto che è offensivo muovere addebiti personali, per giunta immotivati, all’interlocutore. E questo credo che lo si capisca bene, Ma offensivo, sia chiaro, non tanto nei confronti di Vannozzi che ha ricercato, scritto, documentato e fotografato. No, è offensivo nei confronti suoi, cara Valeria, e nei confronti della sua professione di architetto e del suo incarico di tecnico operativo del cantiere, che certamente non meritano tale offesa.
    Con viva cordialità e la speranza di conoscerla di persona.
    Giovanni Mascia

  12. Vanni ha detto:

    Cercemaggiore, come molte zone del centro-sud, nei vari anni ha subito vere e proprie devastazioni e cancellazioni di opere che restano solo in qualche documentazione fotografica di persone fermamente decise ad evitare l’ecclissamento di una memoria collettiva che riguarda tutti noi, che è nella nostra storia, dei nostri padri. Sappiamo tutti che negli anni già usare intonaci per coprire pietre pregevolmente scolpite da maestri scalpellini la cui arte ahimè è andata perduta ha provocato i disastri che vediamo ora. Cerco di non dilungare troppo il discorso e di non deviare dal senso di quello che vorrei esprimere ma una parentesi è d’obbligo;
    mi rivolgo ai cercesi e di riflesso anche al Sig. Vannozzi, preparatissimo secondo me come pochi sulla storia del nostro paese, Cercemaggiore, un paese che era una perla di arte, storia e cultura negli anni è stato trasformato in un accozzaglia di cose inutili, per citare qualche esempio, vi ricordate le pietre che erano poste lungo l’area denominata “cavapietre”? che fine hanno fatto?
    al loro posto è stata montata una ringhiera ” simil recinto” e ultimamente il marciapiede è stato ulteriormente ristretto e con lui la sede stradale da un Guard Rail in legno creando una sorta di Passerella che assomiglia a quelle che usano nei macelli industriali per portare i maiali all’uccisione, più avanti incontriamo il monumento dedicato algi emigranti lasciato completamente all’abbandono, si evita accuratamente di ripulire le erbaccie, lo steccato in legno è semidivelto ma nessuno se ne prende cura. Da lontano poi il nostro una volta bellissimo paese sembra il paese di arlecchino; case Verdi, Sfumature di arancio, Sembra di essere di fronte al festival dei colori con buona pace dell’armonia architettonica, ma potrei continuare per molto con esempi che il sig, Vannozzi conosce meglio e più approfonditamente di me, quello che forse molti cittadini di cercemaggiore non sanno o sanno parzialmente oppure volutamente ignorano è questo:
    Sono stati affidati i lavori di “restauro”, ma definirlo tale è un eufemismo ad una ditta che ha posto un ribasso troppo ampio per giustificarne l’assegnazione e quindi è prevedibilissimo una mancanza di cura ai dettagli, che poi sono quelli che fanno la differenza, le colpe sono da addossarsi inanzitutto al progetto di restauro, invito il sig. vannozzi a controllare sul fatto che nei detti lavori non è previsto lo smaltimento del materiale asportato nei vari punti del santuario. a cominciare dall’intonaco tolto per riportare alla luce la pietra sottostante, oppure all’asfalto che prima ricopriva il vecchio selciato del piazzale antistante la chiesa, che fine hanno fatto?
    Provate a controllare davanti a qualche pizzeria, se per caso non sono stati utilizzati per allargare qualche piazzale adibito a parcheggio, magari ricoprendo il tutto con del misto di cava, e magari li sotto ci sono anche epigrafi e pezzi di storia del nostro paese che qualche pseudo-restauratore ha ritenuto inutili e quindi da buttare via. Meditiamo su questo, siamo un popolo di caproni, sacrifichiamo la nostra storia per evitare di inimicarci persone che conosciamo, ma le stesse persone che conosciamo non hanno scrupoli a compiere questi scempi alla faccia della nostra storia.

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