IL CASTELLO DI CERCEMAGGIORE

Brevi note storiche sul “Palazzo”

Cercemaggiore (CB), il castello o Palazzo baronale. Foto successiva ai restauri del 1952, Coll. Privata di Stefano Vannozzi.

Costruito in epoca normanna, i suoi feudatari erano i Da Ponte o Ponte de genere Francorum. Infatti il primo feudatario di Cercemaggiore sembra essere un tale Nebulose o Nevulone – Nebulone da Ponte 1) già presente in zona nella prima metà del XI secolo. Agli inizi del XIII secolo alla famiglia Da Ponte, dopo la fellonia di Ruggero da Ponte (o da Busso), ultimo discendente di questo ramo, seguirono dapprima un passaggio alla Corona imperiale e poi altre famiglie feudali tra le quali i Molise.

Alcuni radicali restauri sembrano essere stati effettuati nel 1332 in base ad una data letta ed iscritta su un lastrone di pietra rinvenuto durante lavori effettuati nel castello in epoca moderna ed attualmente disperso.

Nel 1427 era signore di Cercemaggiore Antonio Molise, cui successe il figlio Paolo e, nel 1478, la sua unica figlia, Giovannella, sposò Alberico Carafa, conte di Marigliano e duca di Ariano. I Carafa di Ariano furono molto legati al feudo di Cercemaggiore, alla chiesa e al convento di S. Maria della Libera, di cui furono grandi benefattori. Difatti posero  riparo ai gravi danni che il paese, castello compreso, avevano subito nel disastroso terremoto del 1456, in cui trovarono la morte 40 persone.

I Carafa ampliarono il castello. A loro successero i Doria che comprarono feudo e castello nel 1652 e rimasero a Cercemaggiore fino al 1813. In tale anno il castello venne acquistato dal Marchese Don Nicola Vulcano di Napoli ed attraverso gli eredi, poi confluiti nella famiglia Mastellone, pervenne infine con atto di vendita nel 1905 alla famiglia Felice di Cercemaggiore. Durante la signoria dei Doria il castello fu ulteriormente sistemato ed abbellito, dopodiché  la struttura cominciò lentamente ad andare in rovina. Nel 1952 fu comprato da padre Antonio Rocco, e nel giro di due anni restaurato ed adibito ad Istituto per gli orfani della Mater Orphanorum 2).

Il castello conserva la sua imponenza, si eleva sulla roccia solido e massiccio; sono visibili la torre circolare nel punto di chiusura dell’antica cinta muraria del paese con il castrum (la scomparsa Porta a Monte), i resti di una torre quadrata a nord-ovest (parzialmente demolita nei riattamenti moderni), l’antica cantina con volta a botte, il portale sopra cui il P.Rocco fece porre  lo stemma gentilizio dei Doria, da alcuni anni trasferito in una sala interna, le scuderie, anch’esse con volta a botte provviste di finestrelle a bocca di lupo. Da struttura militare dopo il XVI secolo il castello si andò trasformando in residenza estiva per i feudatari. Dell’epoca dei Doria si conserva ancora intatto il baldacchino del letto, con il soffitto dipinto nel 1752 dal pittore Nicola Falocco di Oratino, una bella mensola o consolle in pietra su colonnina ed una porta in legno dorata 3) (recentemente scomparsa).

Negli ampi spazi del cortile si eleva su un arco un imponente scalone, che porta alla terrazza superiore, e su questa affaccia la serie di belle porte e finestre con stipiti in pietra per l’accesso ai vari ambienti residenziali. Elementi di piani superiori obliterati nella metà degli anni ’50 erano attestati (fino a qualche decennio fa) da tracce di pitture  esistenti nel sottotetto moderno del corpo centrale, così come alcuni ambienti ipogei mai esplorati nell’area nord del complesso attualmente murati furono intravisti e prontamente richiusi negli anni ’90 durante alcuni lavori per la posa di una moderna caldaia.

Negli ultimi decenni, sembra non essere  stato oggetto di particolare  tutela, altrimenti non si spiegherebbero lavori edili di “ristrutturazione” decisamente inutili e lesivi dell’immagine stessa del complesso che nulla hanno a vedere con i restauri conservativi.

Nel 2010 la parte basamentale della facciata che guarda la piazza della chiesa matrice è stata stonacata senza un reale motivazione nè di tipo estetico, nè tantomeno di “recupero”.

Stessa sorte è accaduta  nel 2011 per una delle facciate interne al cortile superiore in occasione del rifacimento del tetto dell’ala Nord (appartamenti “marchesali”), mentre aggiunte posticce sono state effettuate lungo i cordoli d’accesso al predetto cortile.

Recentemente poi è apparsa anche una nuova pubblicazione a carattere tematico regionale che purtroppo nulla di nuovo  apporta a quanto già scritto su questo castello (ed alla vicina  torre di Caselvatica) e che, semmai, aggiunge inesattezze e storpiature alla storia nota…


1 Per uno studio più approfondito delle vicende legate ai Da Ponte si veda : S. Vannozzi, I Da Ponte, nuovi elementi storici intorno ai primi Signori di Cercemaggiore. Riccia, Vipera e Ponte in epoca normanna, in Millimetri, la rivista di Cercemaggiore, a. VII, n. 3, mag-giu.2005.

2 Per la ricostruzione dei passaggi di proprietà e le vicende moderne su questo complesso: S. Vannozzi, Il “Palazzo” di Cercemaggiore, storia e recupero dell’antico castrum cercese, in Millimetri, la rivista di Cercemaggiore, a. VI , n.3, mag-giu. 2004.

3 Una bella immagine in b/n di questa porta probabilmente settecentesca è nell’unica monografia esistente dedicata a questa struttura, a cui speriamo faccia seguito in futuro un nuovo ampliamento documentario delle fonti. Si tratta del pregevole libretto del P. Michele Miele, Il Castello di Cercemaggiore, Napoli s.d., ma probabilmente del 1961.

Per saperne di più:

http://www3.regione.molise.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4148

http://www.francovalente.it/2011/08/27/finalmente-latlante-castellano-del-molise-il-29-agosto-si-presenta-a-campobasso/

http://www.futuromolise.net/notizie-brevi/6592-presentazione-dellatlante-castellano-del-molise.html

http://bachecatermolese.org/2011/09/01/istituto-italiano-dei-castelli-atlante-castellano-del-molise/

CERCEMAGGIORE il Castello:

Pubblicato dal 2005 anche sulla pagina:

http://www.mondimedievali.net/Castelli/Molise/campobasso/cercemaggiore.htm

http://www.google.it/imgres?q=castello+di+cercemaggiore&hl=it&rlz=1G1GGLQ_ITIT346&biw=1024&bih=653&tbm=isch&tbnid=uXzxXrptNqPF7

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