L’ANTICO OROLOGIO DI CERCEMAGGIORE (CB)

CINQUE SECOLI DI “ORA LATINA” O “ALL’ ITALIANA”

S. BARTOLOMEO IN GALDO (BN), Quadrante di Orologio meccanico a ORA ITALICA ancora in funzione, il quadrante ha grande similitudini formali con quello in pietra di Cercemaggiore; Foto di Stefano Vannozzi

Riteniamo doveroso questo nostro ulteriore intervento in aggiunta a quanto già pubblicato in passato sullo speciale Extra-Edition (bilingue) di Millemetri nel 2002 sull’antico Orologio Meccanico di Cercemaggiore, l’annesso quadrante  ed il suo sistema di computo, poiché molti ignoranti in materia continuano ancora oggi ostinatamente ad additarlo come Orologio Solare (e quindi Meridiana) .

Desumiamo quindi che non abbiano mai visto in vita loro come è fatta invece una Meridiana!!!

La “Ventun’ora”

A Cercemaggiore abbiamo avuto più volte l’occasione di sentire questo modo di dire che è rimasto ancora legato ad una vaga idea di collocazione temporale dell’azione. Alcuni ancora intendono il battito della campana della ventun’ora che in inverno cade verso le 16 del pomeriggio; mentre d’estate corrisponde incirca alle 17 .

Si è invece perduta la cognizione completa che lega quest’antica misura temporale al vecchio sistema italico a 24 ore.

Oggi quasi nessuno ricorda cosa sia l’ora Italica (eccetto pochi appassionati che studiano astronomia e gnomonica o che abbiano seri interessi storici), tantomeno l’esistenza dell’orologio all’Italiana, sostituito con l’avvento appunto dei Napoleonidi con l’ora “alla francese”.

Il quadrante era  detto in un primo tempo “alla romana” perché pensato, realizzato e diffuso soprattutto a Roma e nell’ambito religioso del Lazio, dove peraltro fra quadranti e diversi orologi integri ne esistono ancora numerosi esemplari.

La sua funzione era quella di indicare con il suono delle campane le antiche Ore Italiche, adottate soprattutto dalla Chiesa. Il sistema italico si era diffuso in Italia verso la metà del XIV secolo e i primi orologi meccanici da torre che indicavano tale sistema avevano il quadrante con numerazione romana da I a XXIV, poi passata gradualmente  sul finire del XV secolo a sei ore, con numerazione  latina da I a VI (sistema di 6 in6).

A riguardo di quest’ultimo sistema di cui esiste ancora il quadrante nella vecchia torre civica di Cercemaggiore, nei paesi d’influenza iberica si usa  ancora l’espressione di “siesta” (ora sesta) in corrispondenza del nostro “mezzogiorno”.

Con le campagne napoleoniche si convertì gran parte degli orologi italici nel sistema detto appunto “alla francese”, con il quadrante in 12 ore e pari al nostro moderno sistema astronomico che computa il tempo in 24 ore da una mezzanotte alla successiva. Ma solo con Pio IX si ebbe il vero cambiamento che e’ rimasto definitivo.

S. Vannozzi, L'OROLOGIO DELL' UNIVERSITA' DI CERCEMAGGIORE, Breve storia del più antico orologio comunale, in "Millemetri la rivista di Cercemaggiore", (vecchia serie) Edizione speciale bilingue, Anno IV, n. 4, Luglio - Agosto 2002, parte I.

S. Vannozzi, L'OROLOGIO DELL' UNIVERSITA' DI CERCEMAGGIORE, Breve storia del più antico orologio comunale, in "Millemetri la rivista di Cercemaggiore", (vecchia serie) Edizione speciale bilingue, Anno IV, n. 4, Luglio - Agosto 2002, parte II.

S. Vannozzi, L'OROLOGIO DELL' UNIVERSITA' DI CERCEMAGGIORE, Breve storia del più antico orologio comunale, in "Millemetri la rivista di Cercemaggiore", (vecchia serie) Edizione speciale bilingue, Anno IV, n. 4, Luglio - Agosto 2002, parte III.

CERCEMAGGIORE Antico Orologio comunale, Nuovo oggi Molise di giovedì 15 agosto 2002, scoperta e studio di Stefano Vannozzi

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5 risposte a L’ANTICO OROLOGIO DI CERCEMAGGIORE (CB)

  1. Giovannk ha detto:

    Bel lavoro Stefano. Sono contento che abbia ripubblicato un articxolo che non conoscevo e ho letto con piacere e interesse.

  2. Giovanni ha detto:

    Ovviamente sono Giovanni. Ma per mia sfortuna il commento è partito con il nome sbagliato.
    Un caro saluto.

    • Giovanni ha detto:

      Ciao Stefano.
      Un bel lavoro che non conoscevo.
      Sono contento che hai pensato di ripubblicarlo, così da poterlo leggere con piacere e interese.
      A presto
      Giovanni

  3. nicolaseverino ha detto:

    Caro Stefano Vannozzi,
    mi piacerebbe sapere dove hai fatto tutte queste scoperte sull’orologio a sei ore…(in generale e non su questo specifico di Cercemaggiore). Penso che tu conosca bene la “tua fonte” che però non citi.
    Per quanto concerne questo orologio di Cercemaggiore c’è qualcosa che non quadra perché il più antico orologio a sei ore fu concepito nel Seicento barocco a Roma, dal Borromini, per il Palazzo dei Filippini, come ho scritto, per la prima volta nella letteratura, nel mio libro specifico e non credo che questo possa essere stato a sei ore prima di quello.
    Per quanto riguarda i “poveri ignoranti” contadini e vecchi dei paesi che “scambiano” questo orologio con una meridiana solare, beh, è un problema che mi sono posto nel 1990 quando studiavo per la prima volta in Italia questi tipi di orologi meccanici e del perché fossero denominati “meridiane” dagli anziani nei paesi. Il problema non è che loro sono ignoranti, è che lo siamo noi. O meglio lo sono quelli che non conoscono il rapporto tra questi orologi a sei ore, della loro specifica funzione sociale in rapporto alla misura del tempo per mezzo di una meridiana a sole la quale, ovviamente, indicava l’ora Italica e che serviva a rimettere giusto questo meccanico tramite l’opera di un “temperatore”. I vecchi volevano dire che questo è un orologio che indica una tipologia di ora che ai loro tempi era prerogativa della meridiana solare ad ore italiche, spesso o quasi sempre abbinata a questo quadrante.
    Cordiali saluti
    Nicola Severino

    • stefanovannozzi ha detto:

      Gent.mo Nicola Severino,
      ho fatto un veloce controllo al probabile mix di fonti utilizzate per l’introduzione al mio post che non ho citato all’epoca (forse, mea culpa, con un po’ di leggerezza…) in quanto si trattava solo di un’introduzione “spicciola”, e nulla più, al mio intervento sull’orologio di Cercemaggiore (o meglio a quello che ne resta) e certamente non scoperte. Se pensa e reputa, a sua ragione, che qualcosa la possa ledere, non ho problema a cancellare la frase imputata e a riformularla con altri comuni termini. Ben diversa e grave sarebbe la situazione (e la capirei) se avessi utilizzato un passo intero e, peggio ancora, lo avessi fatto in una pubblicazione cartacea… Mi creda se le dico che non ho avuto mai un interesse specifico nell’addentrarmi nel campo in cui lei si è impegnato e che apprendo solo adesso, a seguito del suo preciso commento, dei suoi studi (forse riportati a tratti in qualche altro sito nella quale mi sono imbattuto). Non sono convinto delle sue asserzioni sulla sua datazione del primo orologio a sei ore, ma ciò non ha alcuna importanza, ne voglio aprire qui dibattiti.
      Riguardo agli “ignoranti” mi riferivo a persone giovani o di mezza età che localmente gironzolano tra i bar del paese e affermano l’inaffermabile, indicando il quadrante cercese come orologio solare. Certo non mi riferivo agli anziani del paese, poiché ho invece sempre avuto il massimo rispetto e ascolto per i loro racconti, da cui spesso, anzi, ho ricavato importanti informazioni.
      Certamente, ora che ho visitato il suo sito, acquisterò la pubblicazione “La misteriosa storia degli orologi a sei ore”, perché sono sempre curioso di conoscenza e non mi permetto mai di fare un passo prima di aver approfondito il campo. Con questo, la ringrazio per il suo intervento e invito i lettori interessati a visitare il suo sito all’indirizzo: http://www.nicolaseverino.it/ .
      Cordialmente
      Stefano Vannozzi

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