IL CONVEGNO “STORICO” PER IL 150° DELL’UNITA’ A CERCEMAGGIORE

LA RELAZIONE SUPER PARTES DI UN PARTECIPANTE ALL’ EVENTO TENUTO IN S. MARIA DELLA LIBERA DI CERCEMAGGIORE (CB)

Cercemaggiore, l'urlo ... della Storia

Per chi non avesse potuto partecipare al Convegno Storico pubblichiamo la relazione dei fatti e degli argomenti esposti, registrati con dovizia di particolari ed attenzione da un nostro collaboratore.Registrati anche nel senso vero del termine e faticosamente riascoltati e trascritti fedelmente dal nostro amico, il quale purtroppo, per non restare vittima di certe ristrettezze mentali ancora esistenti, si è visto costretto a non firmare il suo lavoro, che rimarrà ai posteri come “documento storico” raro da queste parti …Purtroppo, come potrete leggere, al Convegno Storico è difficile assegnare la qualifica di evento CULTURALE.Tra l’altro, come era già stato pronosticato, è stato anche l’occasione per ascoltare gravi inesattezze storiche e cronologiche presentate a braccio da un relatore.Unica eccezione l’intervento del Prof. Tiberio, al quale però non è stato riservato grande spazio né l’attenzione del pubblico (specie quello adulto), oramai impaziente di tornare a casa!

Ultima nota…  sia la locandina dell’evento che ora pubblichiamo, sia le altre notizie e la delibera comunale attinente al cambio della toponomastica storica di questi giorni a Cercepiccola (CB), tratte liberamente dal sito http://www.valledeltammaro.it, sono state poi rimosse senza neanche archiviarle a futura memoria! Mah… Per fortuna noi le avevamo salvate prima!!!

Cercemaggiore, Convento di S. Maria della Libera, Convegno 18-03-2011, bandiera a mezz'asta... anche lei protesta!

Buona lettura:

RELAZIONE:

“(Ore 9:25) Entro nella chiesa del convento Santa Maria della Libera di Cercemaggiore. All’ingresso ci sono due ragazzine con cestini ricolmi di coccarde tricolori, che i presenti prendono e appongono al petto “qual fulgido simbolo dell’orgoglio di essere italiani”… Ne prendo una anch’io prima di varcare la soglia della porta più interna.

Cominciamo bene! La chiesa trasformata in una baraonda!! Chi entra, chi esce, chi grida… oltre alla coccarda tricolore, all’ingresso avrebbero dovuto distribuire anche tappi per le orecchie!! “Va bene, sono bambini; magari staranno zitti quando inizierà il convegno…” (penso con speranzoso ottimismo in cui non credo neanche un po’). Mi guardo intorno e vedo bambini, insegnanti, sindaci, carabinieri, Polizia Municipale, personaggi politici, i due frati del convento, parenti dei bambini, e chi più ne ha più ne metta… Mi chiedo: “Ma sono l’unico “estraneo” all’evento?! L’unico che non ha parentele, interessi politici, impegni lavorativi o scolastici?!” A quanto pare…

L’organizzazione è del sindaco di Cercepiccola e dei suoi collaboratori. “Hanno pensato proprio a tutto!! Si sono portati perfino le sedie, dietro al cui schienale figura la scritta a pennarello verde: “Comune di Cercepiccola”!!!!!!”.

(Ore 10:05) {Finalmente inizia! Il moderatore è il sindaco di Cercepiccola (riconoscibile perché è l’unico senza coccarda!), che introduce brevemente l’Istituto scolastico di Mirabello Sannitico. Gli scolari cantano e suono l’Inno d’Italia, mentre il professore di musica batte sulla cassa a fingere i tamburi (credo…); poi è la volta dell’Inno dei Savoia, suonato da flauti e chitarre.

(Ore 10:12) Il sindaco di Cercepiccola prende la parola ed esalta le manifestazioni avvenute nella giornata di ieri (17 marzo 2011) in tutta Italia. Dice: «Forse dovremmo dire a D’Azeglio: “Fatta l’Italia, abbiamo fatto anche gli italiani (anche se ancora molto c’è da fare…)”» e poi ringrazia P. Gaetano in qualità di «padrone di casa dell’IMMOBILE che ci ospita». Complimenti per la definizione, signor sindaco!

(Ore 10:16) Parla il sindaco di Cercemaggiore: «L’Italia è unica e deve rimanere una!» è la frase che sintetizza il suo breve saluto…

(Ore 10:20) P. Gaetano, che rinuncia con altruismo al lungo discorso da lui preparato “perché i protagonisti sono i ragazzi”, prosegue affermando il ruolo centrale della Chiesa nella nascita dell’Italia (Davveroo???!!), attribuendo ad essa la paternità del processo di unificazione che risale al Medioevo… e non lo dice lui, P. Gaetano, ma il papa… (e se lo dice il papa, allora deve essere vero!). E continua: “la Chiesa era talmente preveggente e lungimirante che, nel 1612, faceva apporre nella chiesa conventuale di Cercemaggiore (l’IMMOBILE che ospita l’evento) un quadro con la Madonna tra San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena” (ma nooo, i patroni d’Italia!! Ma come hanno fatto a prevederlo 249 anni prima?! Oooh, ma allora… allora il nome di battesimo del committente della tela, Francesco Marcucci, non centra niente!!! E la presenza di Santa Caterina non è dovuta in nessun modo ad una derivazione similmente onomastica!!!).

(Ore 10:27) Il sindaco di Cercepiccola riprende il ruolo di moderatore dell’evento e introduce l’Istituto scolastico di Cercemaggiore (decurtato della prima classe della scuola media, che ha deciso di dare forfait perché… booo… sembrerebbe per l’offesa arrecata ad alcuni ragazzi della classe, non scelti dai professori per partecipare attivamente all’evento…). Lo «spartiacque epocale del 1861» (come dice una delle lettrici) ispira agli scolari cercesi: 1) lettura di un brano sull’Unità, con musica in sottofondo e quadretti dipinti proiettati sullo schermo (a dire la verità della storia si capisce poco: un po’ l’amplificazione, un po’ i lettori… e non si sente nulla); 2) canzone “Tre colori” di Tricarico, con coro e solista; 3) recita… non si sente niente, si capisce solo l’invocazione alla Madonna della Libera in richiesta di aiuto e il motto finale: “Viva l’Italia!” con tanto di brindisi; 4) canzone “Va pensiero” (dal “Nabucco” di Giuseppe Verdi) suonato da strumenti vari. E con questo è tutto! Loro hanno finito…

(Ore 10:43) Il sindaco di Cercepiccola dice che ieri, in seduta straordinaria, la Regione Molise ha voluto ricordare il momento molisano del 1861. La parola, quindi, va al consigliere regionale De Matteis! (Nooo, pure lui senza coccarda!!!) «Viva l’Italia! Viva il Molise!», conclude.

(Ore 10:47) Il “presentatore” introduce il primo ospite lì presente in qualità di storico, il prof. Manlio Ciullo, presidente del Circolo Filatelico di Campobasso, che inoltre «omaggerà i sindaci dell’Unione dei Comuni della Valle del Tammaro e i dirigenti scolastici di un bellissimo folder filatelico che il Circolo Filatelico di Campobasso ha appositamente redatto per l’avvenimento del centocinquantenario». Trascrivo qui il discorso, perché merita (per un motivo o per l’altro…).

(ORE 10:49-11:05, Manlio Ciullo) «Io, prima di tutto, vorrei rivolgermi ai giovani, che saranno il nostro futuro, anzi sono il nostro futuro! Quello che è stato fatto dal 1848, e confermato nel 1860, è stato fatto per voi, giovani, per tutti gli italiani ma soprattutto per voi giovani; voi avete un carico terribile sulle vostre spalle… Noi vi consegniamo un’Italia Unita, un’Italia rispettata nel Mondo; ed è compito vostro continuare su questa strada, migliorandola se possibile» (Ma quale enfasi!! Qui avrebbe dovuto arrivare uno scroscio di applausi! Invece lui, dopo aver sottolineato la difficoltà dell’impresa cui si accinge, ossia “parlare di quasi due secoli in 10 minuti”, continua senza “inopportune” interruzioni…) «Già nel 1848, quando nel Nord (e parlo della Lombardia), si sentiva il carico, il peso dello straniero che ci calcava le spalle, sono iniziati i primi moti. A Milano ci fu una grande sollevazione di popolo in cui ci si rivolse al Re di Sardegna, che era allora Carlo Alberto, che fu chiamato ad accettare il loro invito di “difesa” e ad andare in loro aiuto. La guerra ovviamente non poteva essere vinta dal piccolo Piemonte contro l’Impero d’Austria, che oltre l’Austria di adesso comprendeva l’Ungheria, la Romania e… (PAUSA) tanti altri Stati dell’Est; era una cosa enorme, era un gigante, altro che il gigante Golia e Davide! Era un gigante grandissimo! (ABBIAMO CAPITO, VADA AVANTI PER PIACERE…). Il Piemonte chiese l’aiuto degli altri Stati italiani per avere soldati non per controbilanciare, ma almeno per sostenere questa guerra; si confidava sulla sorpresa, perché l’Austria non  pensava che qualcuno si sarebbe messo contro la sua potenza! Però Carlo Alberto, sia per la sua impreparazione sia perché gli aiuti arrivarono tardi ed erano pochi, condusse una guerra al principio vittoriosa ma poi la guerra finì… ci fu la Battaglia di Custoza, la Battaglia di Novara, quindi la guerra fu persa. Ora io perché ho citato una guerra perduta?! Perché per noi italiani non è stata una guerra perduta: noi italiani abbiamo allora scoperto che c’erano gli italiani in Italia, c’erano gli abitanti degli Stati italiani che non erano abitanti di ogni singolo Stato ma erano abitanti dell’Italia. Pensate che (e questo è un vanto del mio Circolo Filatelico averlo divulgato!) i napoletani diedero, contribuirono in maniera enorme in quella guerra. Difatti nella Battaglia di Curtatone, la massa era napoletana; erano soldati napoletani contro un generale “con i fiocchi” qual era il generale austriaco, e riuscirono a tenere testa agli austriaci che erano più del doppio, tre volte loro addirittura, ed armati con armi molto più moderne. Noi avevamo ancora il fucile all’avancarica, mentre loro avevano già il fucile a retrocarica, quindi se il fucile ad avancarica sparava un colpo quello a retrocarica ne sparava cinque… Eppure riuscirono a sostenere l’attacco. In questa battaglia c’erano anche tanti molisani che persero la vita, tra cui per esempio Francesco De Feo, molisano che era stato quasi dimenticato. Questo è merito nostro, del Circolo Filatelico (altro merito… ne abbiamo tanti!), di averlo riportato alla luce. Lui era di Mirabello, ma anche di Cercemaggiore ce n’erano tanti che facevano parte di quel gruppo di eroi, di quel manipolo di eroi (OVVIAMENTE SENZA CITARE ESEMPI, NOMI… RESTA TUTTO NEL VAGO). Pensate che Francesco De Feo, colpito da una fucilata alla spalla durante la mattinata, restò l’intera giornata a combattere contro gli austriaci e fu nominato tenente sul campo per l’eroismo dimostrato. Fu poi mandato a tenere il passo del ** (NON HO CAPITO…); per non cade prigioniero passò poi in Svizzera, dalla Svizzera passò in Piemonte e da qui tornò nel Sud d’Italia; viveva nello Stato delle Due Sicilie. Arrivato a Mirabello, la polizia politica borbonica lo teneva fermo, lo teneva bloccato! Lui ha continuato i suoi studi, si è laureato in Lettere, è diventato avvocato; nel 1860 gli fu chiesto dal sindaco dell’epoca, che si chiamava **, di formare una piccola forza da tenere come deterrente a qualche spedizione punitiva borbonica, perché Campobasso si era dichiarata a favore dell’Unione. Il De Feo fece la Legione Sannita. Che cos’è la Legione Sannita?! Erano circa 400 uomini votati alla morte (perché se li prendevano li impiccavano…), e i soldati non erano pagati per combattere ma lo facevano per amore di patria. Il Molise però era diviso in tre parti: il Basso Molise, Il Centro Molise e l’Alto Molise. Il Basso e il Centro erano a favore dell’Unione: avevano capito che, se l’Italia non si univa, non poteva avere nessuna “porta” nell’ambito europeo. L’Alto Molise, invece, non per sua cattiveria ma perché c’erano pochi contatti eccetera, parteggiava per i Borboni. D’altronde, anche nelle ultime votazioni per monarchia e repubblica, in Alto Molise ha vinto la monarchia; quindi c’è stato sempre questo culto del re nell’Alto Molise. E allora la Legione Sannita si è spostata nel beneventano e nell’avvenimento ha cercato di far sollevare anche le popolazioni, e ci è riuscita. Quando poi un colonnello garibaldino venne in Molise per cercare di fare un Governo provvisorio pro-unitario (si chiamava ** questo colonnello), lo si voleva mandare a Campobasso per cercare di fare lì questo governo provvisorio. De Luca, Governatore del Molise, gli disse: “Lascia stare, non Venire a Campobasso che è dichiaratamente per l’Unione, cerca di andare nell’Alto Molise. Lì c’è bisogno del tuo aiuto!”. Il colonnello l’ascoltò ed andò nell’Alto Molise, insieme alla Legione Sannita. Andarono lì, e non è che conquistarono Isernia, ma entrarono in Isernia e non ebbero quasi nessun contrasto, tanto è vero che indissero pubbliche elezioni per fare un plebiscito nella città di Isernia ed i padri del Convento di Isernia diedero il loro benestare… Il Comando Generale fu messo proprio nel Convento di Isernia e il plebiscito ha dato esito positivo per l’Unione. Voi dite: “È stato un plebiscito voluto dalla gente?!” La gente non era abituata alle votazioni; è stato voluto dai maggiorenti del luogo, da coloro che erano più istruiti. Comunque Isernia è passata a favore dell’Unione. Fatto questo, Garibaldi manda il colonnello ** e il maggiore De Feo in Abruzzo… Allora in Isernia c’era un vescovo napoletano, il quale era filo-borbonico acceso. Si chiamava Gennaro Saladino, il quale voleva che Isernia ripassasse ai Borboni. Naturalmente approfittarono di questo fatto coloro che avevano dei conti in sospeso e cominciarono vendette, uccisioni, ecc.. Il governatore De Luca pensò di far cessare questi atti vandalici e di riprendere Isernia, che era in una posizione molto importante, perché era sull’unica strada esistente nel Regno, che andava da Sulmona fino a Napoli. Riuscì a prendere Isernia il 4 ottobre; la prende però per poche ore, perché la prese la sera e la mattina verso mezzogiorno arrivarono 1500 soldati borbonici (mentre lui aveva circa 450 uomini), chiamati evidentemente dal vescovo. I borbonici erano partiti da Gaeta e dovevano andare a rinforzare la linea del Volturno, portando con sé numerosi cannoni. Se questi cannoni fossero arrivati sul Volturno, Garibaldi sarebbe stato finito; l’impresa dei Mille non avrebbe avuto la fine che ha avuto e che noi conosciamo! Garibaldi sarebbe stato ucciso e sarebbe stato un volgare malfattore, perché la storia la scrive chi è che vince non chi è che perde! Per cui egli sarebbe stato un volgare malfattore; invece noi sappiamo chi è Garibaldi, che cosa ha fatto Garibaldi! I borbonici arrivano ad Isernia, mentre Garibaldi nel frattempo vince sul Volturno e continua avanti, trovando pochi oppositori (1500 borbonici infatti non arrivano al Volturno perché erano stati dirottati su Isernia). I borbonici che stavano ad Isernia, per non far cadere i cannoni a lunga gittata nelle mani dei garibaldini, che non avevano armi pesanti ma potevano con quei cannoni abbattere anche Gaeta, dove era Francesco II, si spostarono verso l’Abruzzo, spostandosi su l’unica strada esistente. Arrivarono all’altezza del passo del Macerone, in una giornata di neve fittissima, e, per caso, si trovarono di fronte la Legione Sannita del De Feo. La Legione Sannita andava ad incontrare i piemontesi che andavano verso il Volturno (loro non sapevano che Garibaldi aveva già vinto), e poi continuare verso Napoli. Sul Macerone ci fu uno scontro, l’unico che i piemontesi hanno avuto nell’Italia del Sud, e fu vinto dai Sanniti, ovviamente con l’aiuto dei piemontesi. Fu occupata Isernia e poi anche Venafro. In realtà, se noi siamo stati liberati dai Borboni lo dobbiamo ad un uomo, lo dobbiamo alla Legione Sannita comandata dal De Feo!! Il De Feo è di Mirabello, ma all’epoca Mirabello era una frazione di Campobasso; allora i campobassani hanno dato la “mazzata” finale al re di Napoli, i campobassani hanno messo fine al Regno borbonico di Napoli! Infatti il re di Napoli poco dopo, visto che la partita era persa, si imbarcò su una nave francese (la Mouette, si chiamava) e si rifugiò a Roma. […] Vittorio Emanuele II, sceso per fermare Garibaldi, da Napoli il 17 dicembre 1860 fece un proclama ufficiale, dichiarando che “da oggi (17 dicembre 1860), l’Italia del Sud fa parte del Regno d’Italia”. Da allora noi siamo ufficialmente italiani. Questa è la situazione vera. Ora dico a voi: state attenti, perché noi vi consegniamo quest’Italia unita! Anche se ci sono frange che vorrebbero… ma sono frange che non contano niente! Noi vi consegniamo un’Italia unita, un’Italia ricercata. Mi raccomando: il prossimo bicentenario dell’Unità d’Italia sarete voi dietro a questo microfono a parlarne… Dite quello che vi ho detto io! Ripetetelo (magari in maniera migliore; è logico!), perché voi siete il nostro futuro, voi siete la nostra gloria, voi siete i testimoni […]. Mi raccomando: Viva l’Italia, Viva…». (Tutto questo tra il chiasso, il fracasso, il fastidioso e continuo rumoreggiare, le grida, il casino della platea, evidentemente molto poco interessata e tanto, tanto indisciplinata…).

(Ore 11:05) La parola va al sindaco di Mirabello Sannitico, che ricorda i «160 anni dell’Unità d’Italia» (AH, AH, AH!!!). Annuncia l’attribuzione di una piazza del paese «a questo De Feo», cui sarà dedicata una giornata celebrativa, e attribuisce alla manifestazione in corso il significato di perfetto esempio di “riconciliazione” tra Chiesa e Stato, dato che l’evento celebrativo della nascita dello Stato italiano è contestualizzato in una chiesa! D’altronde «la Chiesa si è ammodernata, e così pure noi…», dice.

(Ore 11:08) È la volta della Scuola di San Giuliano del Sannio, introdotta dal sindaco del paese, che esalta “gli eroi morti del 1861, morti per l’Unità e per la propria patria, che oggi trovano eco negli eroi che in Giappone, pur sapendo di morire, lottano per cercare di salvare gli altri” (questi, pressappoco, erano i pensieri del sindaco di San Giuliano…). Dopo aver scomodato il pericolo nucleare in Giappone, istituendo una similitudine “di spessore”, conclude: «Cercate di essere integri, di avere ideali sani…». Parla quindi una insegnante della Scuola di San Giuliano, introducendo l’argomento “le donne nel Risorgimento, le donne nella Storia, cui si cerca di restituire dignità attraverso la diffusione degli atti eroici da loro compiuti”. Quindi è la volta dei bambini di Sepino e San Giuliano (mi pare di aver capito…), che si susseguono nel recitare piccoli interventi dedicati alle eroine del Risorgimento. Nomi poco conosciuti si alternano ad altri più noti, quali quello della Contessa di Castiglione. Segue un cartellone su cui è riportato un acrostico di medesimo argomento, quindi il resoconto di un’intervista sulla vita e sulla scuola delle generazioni passate. Seguono alcuni commenti di argomento unitario e culturale (“Le mie prigioni” di Silvio Pellico, ad esempio). (Ore 11:40) Interviene la presidente della Commissione regionale per la Parità e le Pari Opportunità, Rita Colaci, che dopo aver sottolineato l’importanza del loro operato sul territorio, cui va ricondotto anche la ricerca della Scuola di San Giuliano da loro finanziata, ringrazia «il nostro parroco che ci ha accolto!» (AH, AH, AH!!! Evidentemente non ha capito di trovarsi nella chiesa di un Convento di Domenicani… il parroco di Cercemaggiore, invece, era assente… chissà perché…).

(Ore 11:45) La scolaresca di Cercepiccola presenta la “Storia del nostro tricolore”, gli eroi d’Italia come Pisacane e l’«azzurro dei Savoia e della Vergine Maria».

(Ore 11:50) Il sindaco di Cercepiccola introduce il prof. Tiberio (spero di aver capito bene il nome…) della Scuola di San Giuliano del Sannio, secondo (ed ultimo) intervento storico della giornata, che ha però suscitato le rimostranze del suo collega storico del Circolo Filatelico di Campobasso, il quale infine gesticolava visibilmente irritato… Si trattava di una rimostranza dovuta alla disparità temporale tra i due interventi (16 minuti il suo, 20 minuti quello del prof. Tiberio) o forse non gli aggradava il contenuto??? Booo…) Ecco il discorso, fortemente tagliato e riassunto, ma non per mia volontà… Trascrivo quello che mi è stato permesso di “captare” tra le urla generali; cori che neanche allo stadio, quando segna la propria squadra del cuore… Almeno lì poi finiscono, e di tanto in tanto ci si azzittisce per seguire l’azione… Qui niente: grida continue!! Vorrei che poteste sentire l’audio del video… confermerebbe la mia bontà nel non usare epiteti peggiori nel descrivere l’inverosimile situazione di cui sono stato testimone…

(Ore 11:55-12:15) Il discorso del prof. Tiberio, un discorso niente affatto improvvisato ma redatto in forma scritta e letto al pubblico, inizia con una lunga introduzione che tuttavia, a causa del frastuono dei presenti, non si è intesa perfettamente… E pensare che sono ad una distanza di soli 5-6 metri dall’oratore e di 1-2 metri dalla cassa di amplificazione… Quelli del fondo allora cosa udiranno?! (Domanda retorica: niente, ovviamente!). Ringraziando gli organizzatori ed introducendo largamente l’argomento specifico, ossia la “partecipazione” del Molise al processo di unificazione dell’Italia, il professore prosegue con «un pensiero rivolto a Pasquale Villari e alle sue Lettere del 1878, con le quali ci consegna la lezione più vera della cultura italiana nel popolo risorgimentale. [..] Per lui esisteva un rapporto diretto tra la crisi delle istituzioni scolastiche e la più generale crisi e arretratezza della società italiana all’indomani dell’Unità d’Italia». “Egli pensa con lungimiranza al miglioramento delle scuole, occupandosi dei problemi dell’Italia meridionale, della classe popolare, della libertà sociale…”. «Noi, in un certo senso, abbiamo abolito la nostra storia; questa ha subito una sorta di damnatio memoriae. Però bisogna ricordare che i Borboni, prima dei Savoia, possedevano la dominazione strategica commerciale del Mediterraneo: prima del 1856 avevamo 25 Compagnie di navigazione […]» e molti altri primati in Europa, qui parzialmente elencati. Poi continua: «La CONQUISTA del Regno fu dovuta agli inglesi, perché gli inglesi si impegnarono in una guerra non solo in Italia, ma si impegnarono in una guerra anche negli Stati Uniti, in Paraguay; e per tutti questi Stati aveva deciso di impedire uno sviluppo economico auto-centrato, cercando l’imposizione della supremazia finanziaria e politica dell’Inghilterra. A questo punto è necessario ricostruire il ruolo di Vittorio Emanuele» e dei suoi collaboratori, degli “eroi” riconosciuti come tale dalla storiografia ufficiale… e il ruolo di quelli che vengono definiti “dissidenti”. Segue la distinzione delle diverse Italie, il Mezzogiorno borbonico, il centro clericale e Piemonte-Lombardia… Si elencano alcuni nomi di patrioti locali, più o meno misconosciuti… e poi SI INTERROMPE, tra il chiasso, i gestacci e lo sbuffare di qualcuno seduto in prima fila, evidentemente non d’accordo con lui sull’argomento…

Dunque, il vero patriota non è chi appartiene ad una fazione piuttosto che all’altra, ma chi si impegna per il bene comune, chi opera attivamente per un bene superiore e non individualistico, chi lotta per le idee in cui crede… e questo supera la limitazione di appartenenza al gruppo dei vincitori o dei vinti; supera ogni forma di raggruppamento per guardare con obbiettività ai diversi casi. L’indagine storica più equilibrata è quella che non si configura come Storia dei vincitori, cui pure non deve essere contrapposta la Storia dei vinti… Sta tutta qui la difficoltà della ricerca! Altrimenti chiunque potrebbe improvvisarsi storico (e tanti già lo fanno, purtroppo, con il pessimo risultato di cui i più non si rendono neanche conto…).

(Ore 12:15) A terminare gli interventi della scolaresca è la Scuola di Sepino, presentando due cartelloni con il percorso dei Mille e le tappe dei garibaldini.

(Ore 12:20) Sono consegnate alle autorità presenti le targhe-ricordo dell’evento e, a seguire, si canta nuovamente l’Inno d’Italia. Parte la musica, ma nessuno attacca… la platea si è volatilizzata e restano “quattro gatti” a fare da coro… praticamente si cantano solo le ultime frasi della canzone…

Allora: quanto è sentita la celebrazione di questa “Unità”?! Quanto è vero il “teatrino” che hanno messo in piedi?! Per me un “non-senso” scricchiolante e “disunitario”, dove ognuno pensa per sé…

(Ore 12:30) La chiesa si svuota completamente e velocemente… restano solo le coccarde tricolore lì, abbandonate a terra, calpestate ed insudiciate dalle scarpe dei presenti, bagnate di pioggia e fanghiglia…

Quanto “amor di patria” in questo ultimo non previsto (e quindi più vero) spettacolo finale!”.

Testo scaricabile in word:

Commento al convegno di Cercemaggiore – 18 marzo 2011

Cercemaggiore, Convento di S. Maria della Libera, Convegno del 18-03-2011, coccarde tricolore abbandonate a terra

Cercemaggiore (CB), "Il Molise e l'Unità d'Italia", manifesto del Convegno "storico" senza il nome degli storici invitati (gli altri invece ci sono tutti)

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8 risposte a IL CONVEGNO “STORICO” PER IL 150° DELL’UNITA’ A CERCEMAGGIORE

  1. Giovanni Mascia ha detto:

    Complimenti al redattore dell’articolo: la descrizione del convegno sui generis è molto vivida. A cominciare dalla icastica definizione di IMMOBILE riservata al convento che lo ha ospitato.

    • Stefano ha detto:

      Le mie congratulazioni invece , come sempre, per i tuoi interventi dotti e documentati ed al tempo stesso curiosi che talvolta lasciano un sorriso sulla bocca evocando un tempo, un’Italia o un paese che non c’è più. In particolare mi riferisco al tuo ultimo lavoro su ” San Mercurio 1861 arriva a Toro il tricolore” (su http://www.toro.molise.it) che invito tanti a leggere. Questo è un modo possibile di fare Storia, grazie!!!

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