MONTELEONE DI SPOLETO 2 OTTOBRE 1860

MONTELEONE di Spoleto torre civica iscrizione Angelo Tortoreto orologio risorgimento foto Vannozzi

MONTELEONE DI SPOLETO (PG). Torre civica sopra le “cordonate”. Foto di Stefano Vannozzi, marzo 2011.

Il Prof. Angelo Tortoreto, il “dimenticato” autore  della lapide commemorativa della torre dell’orologio di Monteleone di Spoleto (PG)

Ogni documento della storia umana, sia esso vocale, cartaceo, o inciso su pietra è espressione di un preciso contesto storico e diretto prodotto di una mentalità o di una preciso indirizzo politico; in questa ottica, per avere una visione (pur parziale), ma vicina a una realtà, bisogna sempre attenersi a queste brevi indicazioni per non prendere un abbaglio e dare per verità storica, ogni cosa che in tal modo ci appare o vuole essere. Si prenda ora il caso singolare della Lapide che da quasi 101 anni svetta in bella vista sulla facciata della Torre dell’Orologio di Monteleone di Spoleto (PG), da tutti osservabile e conosciuta. Ebbene, pur trattandosi di una grossa lapide provvista di  un testo addirittura firmato per esteso dal suo autore, nessuno fino a oggi si era mai posto di sapere di più sul motivo della sua erezione e sull’ideatore del testo che recita:

VIGILE SCOLTA DELL’ APPENNINO/ NELLE LOTTE DEL PATRIO RISCATTO/
MONTELEONE TENNE POSTO D’ AVANGUARDIA/
CITTA’ SORELLE  COMPAGNE DI SCHIAVITU’ /
VIDERO ACCORRERE ANIMOSI I SUOI FIGLI /
GLORIFICATORI DELLE VITTORIE GARIBALDINE /
INCITATORI ALLA RIVOLTA /
QUANDO DA TERRA UMBRA /
I COLORI D’ITALIA ERAN BANDITI /
SU QUESTA  TORRE IL VESSILLO REDENTORE /
SFIDO’ IL TIRANNO MINACCIANTE /
CARCERI ESILI SACCHEGGI INCENDI /
— /
NEL CINQUANTENARIO DELLA LIBERAZIONE /
MUNICIPIO E POPOLO / PROF. TORTORETO ANGELO   –  II OTTOBRE MCMX /

Come già scrissi nel mio articolo di studio (che qui ripropongo), pubblicato sulla rivista Leonessa e il suo Santo, il testo della lapide risente fortemente del suo tempo e dell’orientamento del suo compositore e della committenza, ponendosi al passante con uno spirito apertamente anticlericale, di parte e storicamente non completamente accettabile. Quelle parole incise nel marmo hanno infatti indotto in alcuni l’idea che veramente a Monteleone Pio IX abbia operato o fatto chissà quale crimine e pertanto giustamente tacciato di Tirannia. Sull’argomento esiste un documento coevo che all’opposto attesta  la fedeltà dei sudditi monteleonesi verso il loro sovrano e che a breve pubblicherò su queste colonne. Lascio ai lettori l’ulteriore approfondimento attraverso la lettura dell’articolo integralmente scansionato e alla portata di tutti.

MONTELEONE DI SPOLETO foto Stefano Vannozzi risorgimento

MONTELEONE DI SPOLETO (PG). Torre civica sopra le “cordonate”. Particolare con il testo della lapide del Prof. Tortoreto. Foto di Stefano Vannozzi, marzo 2011.

IL PERSONAGGIO

Angelo Tortoreto nasce a Catignano (PE) nel 1875.

Nulla sappiamo per ora intorno alla prima età giovanile ed all’anno della morte che avvenne comunque in tarda età poiché la sua ultima pubblicazione si data al 1963. Fu maestro elementare e poi scrittore, narratore, commediografo e studioso commentatore di autori classici e moderni. Della sua giovanile esperienza didattica rimane traccia  come maestro nel 1901 a Fiano Romano. Nel 1908  l’editore siciliano Biondo lo chiama insieme ad altri famosi autori come Edmondo De Amicis e Luigi Capuana per scrivere novelle e romanzi per la sua “Biblioteca Aurea Illustrata”. Successivamente è impegnato in opere pubblicistiche ed a Roma dal 1907 al 1908  quale direttore della rivista “La Riscossa Scolastica” che tratta di Pedagogia, Morale, Storia , Letteratura, Cronache Scolastiche. Dopo questa breve parentesi editoriale lo troviamo nel 1910 come pubblicista per il quotidiano romano il Messaggero mentre nel contempo continua a pubblicare testi e programmi per la scuola, novelle e racconti storici di sapore nazionale. Nel 1924 pubblica “Il Volontario di Gorizia” toccante racconto su un soldato che diede la sua vita per la Patria, dopo aver combattuto con tutto l’amore e l’orgoglio di italiano nelle terre irredente. Ma la sua opera più nota e che lo lega indissolubilmente al Regime è la nota rivista da lui fondata “La Piccola Italiana” che fonda a Milano nel 1927. Le sue ultime opere riguardano il tasso e gli studi Tassiani. L’ultimo lavoro sembra essere i “Versi Prose ispirati al Tasso”, edito a Bergamo nel 1966.

Nel 1927 Angelo Tortoreto, un insegnante di mezz’età che è al tempo stesso pubblicista e autore di libri per ragazzi, fonda a Milano “La piccola italiana”, un settimanale di «guida e di coltura» per fanciulle che si propone di formare ed educare le ragazzine ai valori di «Dio, Patria, Famiglia e Lavoro» attraverso la pubblicazione di articoli di contenuto storico-politico, racconti di fantasia dai toni edificanti, rubriche di cucito o di cucina. Il giornale esce regolarmente per molti anni, fino alla caduta del fascismo nel luglio 1943, e nel corso della sua vita subisce almeno un mutamento importante: nel marzo 1941 diventa settimanale ufficiale della Gioventù Italiana del Littorio, cambia direzione – i nuovi direttori sono Eros Belloni e Orfeo Sellani – e trasferisce i suoi uffici da Milano a Roma. Ma i contenuti e i caratteri della pubblicazione, in realtà, non sono particolarmente influenzati da tali novità: fin dall’inizio il settimanale, nato col plauso delle più alte sfere del Partito nazionale fascista, persegue a pieno ritmo il suo obiettivo di formazione politico-patriottica delle bambine, di educazione religiosa e morale, oltre che di preparazione scolastica e  prima linea in tutti i passaggi più rilevanti della vita del regime, in particolare nella campagna di Etiopia e nell’entrata in guerra nel giugno 1940. La continuità è confermata anche dal fatto che con il passaggio di consegne alla GIL la numerazione della rivista continua in progressione.(…) due anni. Ha al suo attivo numerosi libri patriottici, soprattutto negli anni a cavallo della Prima guerra mondiale, e alcuni libri per ragazzi, sia letture di svago che testi scolastici. La dimensione didattico – educativa e quella patriottica, d’altra parte, sembrano due costanti che accompagnano per anni la sua produzione e si riflettono ampiamente sulle pagine del settimanale e sui libri che è possibile acquistare insieme all’abbonamento. Tortoreto è autore di numerose opere teatrali, ma sulle pagine de “La piccola italiana” lavora soprattutto per la formazione scolastica e per quella politico-patriottica delle sue lettrici. Ogni anno l’uscita de “La piccola italiana” è accompagnata da un’antologia tematica: nel 1937, come supplemento al primo numero, appare La marcia di un popolo eroico. L’epopea italiana dagli albori del Risorgimento alla conquista dell’Impero, un lavoro di una sessantina di pagine, scritto dallo stesso Tortoreto e pubblicato dalla sua casa editrice. Lo scritto ripercorre la storia d’Italia dalla fine del Settecento (il primo capitolo è dedicato a Gli anni della dura vigilia 1794-1847) fino alla conquista dell’Impero del 1936. Le vicende risorgimentali, che occupano una buona metà del lavoro, sono presentate come preludio alla gloriosa ascesa del fascismo e alle sue conquiste d’oltremare: queste tuttavia occupano nel testo uno spazio limitato, perché la pubblicazione rimanda a una successiva antologia dell’Impero, presumibilmente dello stesso Tortoreto e stampata sempre dalla sua casa editrice, in una politica di annunci e anteprime che evidenzia gli stretti legami tra il giornale e l’azienda del suo direttore. Con il passaggio del settimanale alla GIL, Tortoreto lascia la direzione; tuttavia, sia pure con un ruolo molto ridimensionato, l’ex direttore ormai quasi settantenne scrive ancora per il giornale, in genere brani di accompagnamento alla pubblicità della Cassa di risparmio delle Province Lombarde, spesso firmati semplicemente A.T. I nuovi direttori, Orfeo Sellani ed Eros Belloni (direttore  responsabile) non firmano invece nessun pezzo del settimanale e sembrano avere una funzione puramente istituzionale. Sellani, d’altra parte, ha un ruolo politico ben definito: è «segretario federale, consigliere nazionale alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni», e non sembra affatto impegnato nella scrittura per ragazzi. Eros Belloni, al contrario, coniuga impegno politico e attività letteraria: è giornalista addetto all’ufficio stampa della GIL (oltre che già direttore de “Il Balilla”) e scrive romanzi per l’infanzia a sfondo politico.

(…) Al momento del cambio della guardia alla direzione del giornalino Angelo Tortoreto – che ne è stato il direttore per quattordici anni – saluta le lettrici illustrando le tappe principali che hanno segnato la vita del settimanale e le modalità con cui è nato. Tortoreto spiega come il primo lungo periodo di vita de “La piccola italiana” sia caratterizzato dall’incontro tra «l’opera di un privato cittadino» e le esigenze del regime. Il giornalino, infatti «nacque nell’ottobre 1927-V, presi gli ordini dal Segretario del Partito, con il consenso delle più alte Gerarchie del Regime», e tra gli apprezzamenti ricevuti Tortoreto ricorda con particolare orgoglio quello del quadrumviro Michele Bianchi . Il direttore uscente trova anche modo di far sapere a lettrici e collaboratori che all’inizio del 1941 il Partito gli ha offerto di trasferirsi a Roma e di mantenere la direzione del giornale, ma che non gli è stato possibile «accettare il lusinghiero invito»

(…)le urgenze propagandistiche del momento fanno sì che sia dato maggiore spazio ai personaggi e alle vicende che forniscono i tratti più efficaci all’autorappresentazione del fascismo. Nel ritratto che si intende offrire dell’Italia di Mussolini è tratteggiato un volto nuovo e rivoluzionario e tuttavia profondamente radicato nella storia italiana, ‘anticipato’ per così dire da alcuni uomini illustri del passato presentati come precursori del fascismo e di Mussolini secondo «una linea retta, che parte dai primi martiri del Risorgimento» e arriva alla nascita del fascismo.

All’interno di questo ‘uso pubblico’ o ‘uso politico’ della memoria collettiva e della storia spiccano due momenti forti, che occupano uno spazio significativo sulle pagine de “La piccola italiana” e che sono enfatizzati soprattutto in occasione di ricorrenze e anniversari: il Risorgimento e la Prima guerra mondiale. Tra i personaggi chiave collegati a questi eventi spiccano la figura di Giuseppe Garibaldi e la famiglia Savoia. Il Risorgimento e Garibaldi Il presunto legame genetico tra Risorgimento e fascismo è costantemente ribadito: solo per fare un esempio significativo, nella primavera del 1938 le rievocazioni del 1848 occupano per un paio di mesi le pagine del settimanale e sono occasione per sottolineare la continuità tra il tricolore di allora e la bandiera fascista, che è sempre quella della «Reale Imperial Casa Savoia». La celebrazione del momento presente, tuttavia, è visibile soprattutto nella costruzione di un legame di continuità tra movimento garibaldino e fascismo: se le Camicie rosse sono dipinte come le anticipatrici delle Camicie nere, è soprattutto nei ritratti dei due capi carismatici che si intende sottolineare con più forza i punti di contatto tra i due momenti storici. Garibaldi è chiamato il «Duce delle Camicie Rosse», utilizzando in chiave politica un’espressione già in uso nel linguaggio poetico ottocentesco; si immagina così di veder vagare il suo fantasma per la Roma del 1928 fino alla finestra dietro la quale Mussolini lavora: «Guarda. È silenzio nella Città Eterna. Ma dalle finestre di un grande palagio si sprigiona un fascio di luce attraverso la quale l’Eroe scorge un Uomo insonne che guida con ferrea mano la nave delle fortune della Patria». La visita immaginaria del fantasma di Garibaldi a Mussolini rappresenta una sorta di investitura del secondo da parte del primo, e la pretesa continuità tra l’una e l’altra figura ha lo scopo di esaltare attraverso Garibaldi «un altro Duce che con le falangi delle Camicie Nere rinnova e ingigantisce le ardenti audacie delle Camicie Rosse». L’uso politico della figura di Garibaldi, completamente deprivata dell’ideale democratico del personaggio reale e presentata come precorritrice di Mussolini, ricorre in momenti diversi della storia del regime. Per limitarci alle ‘visite’ del fantasma di Garibaldi basti dire che racconti costruiti attorno a questa favola sono pubblicati sia nel 1928 che nel 1941. Al tempo stesso, però, si sottolinea la gratitudine di Mussolini e dei fascisti verso Garibaldi e i garibaldini: una gratitudine che si risolverebbe, secondo il messaggio propagandistico che si intende trasmettere, nel condurre «la Nazione italiana sulla via del dovere e della gloria, come già fece il Duce delle Camicie Rosse». Indottrinamento politico e uso pubblico della storia sono dunque strumenti importanti, ma vanno filtrati e ‘tradotti’ secondo temi e linguaggi pensati in primo luogo per le bambine”.

Il testo virgolettato è tratto da : Anna Balzarro, La storia bambina. «La piccola italiana» e la lettura di genere nel fascismo.

MONTELEONE DI SPOLETO storia umbria  Angelo Tortoreto risorgimento epigrafe I

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011. I

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011. II

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011. II

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011. III

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011. III

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011. IV

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011. IV

MONTELEONE DI SPOLETO storia umbria  Angelo Tortoreto risorgimento epigrafe V

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011. V

Bibliografia minimissima:

Balzarro A., La storia bambina. «La piccola italiana» e la lettura di genere nel fascismo, Biblioteca di storia moderna e contemporanea, Biblink Editori, Roma, 2007. ISBN 9788888071848.  ISBN 9788888071855.

Vannozzi S., Monteleone di Spoleto 2 ottobre 1860. Il Prof. Angelo Tortoreto (…), in «Leonessa e il suo Santo», Anno XLVII, n. 276, maggio-giugno 2011, pp. 10-14.

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